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04 • un sogno che si avvera

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Quando mi risvegliai, capii subito di non essere sola.

Il letto di Lily, la mia prima vera compagna di stanza, era ben fatto e lei sembrava completamente scomparsa, mentre Ivar, già dalla sera prima, era stato rilegato in un diverso appartamento insieme al giovanissimo cugino della ragazza, completamente ossessionato per le leggende dell'antichità.

Insolitamente, Ivar si era dimostrato subito ben disposto ad appoggiare l'interesse del bambino, o della nuova comunità che sembrava averci accolti, forte del fatto che sugli esseri umani la maledizione della lussuria non avesse effetto. Non aveva più limiti, non aveva paure, non di quella società da cui da tempo non sentiva più di appartenere e che ora si mostrava a lui piena di tutto il suo potenziale. Ivar aveva sempre avuto bisogno di qualcuno a cui appoggiarsi, qualcuno da amare, e, ora, aveva un intero popolo pronto ad accoglierlo per come era, e lui non era solo felice, ma entusiasta.

I veri problemi, invece, come al solito riguardavano me.

"Che cosa stai facendo?"

Adam Marshall infilò altri pezzi di legno nel caminetto, per poi voltarsi verso di me e fissarmi con i suoi occhi verde menta. Doveva essersi svegliato da poco, dato che aveva il volto ancora assopito e la piega del cuscino intagliata nella guancia.

"Oggi inizia l'inverno," informò, con semplicità. "Qui non siamo in un castello e il freddo si farà sentire presto."

Non risposi, limitandomi a guardarlo spaesata, e così Adam mi dedicò un sorriso educato, rialzandosi e pulendosi le mani sui pantaloni color kaki. "Solitamente non entro nelle stanze di ragazze mentre queste dormono, ma, per ovvi motivi, preferisco che Lily non si occupi del fuoco. È stata lei a farmi entrare, comunque."

Non stentai a crederci, anche se, in realtà, fui quasi sorpresa dalle sue parole. Solitamente, dal posto in cui venivo, nessuno si era mai fatto grandi problemi sul problema della mia privacy. In pratica: tutti mi trattavano come se non ne avessi una, costringendomi a condividere il letto con loro oppure farmi partecipare ad eventi come una bambolina da mostra.

Non ci avevo mai riflettuto davvero, prima.

"Sembri piuttosto spaesata," commentò lui, riacciuffando la mia attenzione. "Non è mia intenzione disturbarti oltre, quindi, nel caso avessi bisogno, Lily ti ha lasciato dei vestiti e la dispensa è piena di cibo."

Adam mi sorrise, gentile, e fece per andarsene, cosa che, finalmente, riuscii a sbloccare la mia lingua.

"Aspetta," richiamai, scendendo da letto e correndo vicino a lui, quasi ad essere certa di non farmelo scappare. Non avevo dimenticato ciò che avevo scoperto, e, comunque, i suoi occhi erano un efficace promemoria. "Devo parlarti."

Adam corrugò la fronte, sorpreso, e infilò le mani coperte di lentiggini nelle tasche della felpa blu. "Parlarmi di cosa?"

Davvero non capiva?

"Di questo posto," ammisi, semplicemente. "E dei tuoi occhi."

Il ragazzo, sentendo le mie richieste, strinse i denti e iniziò a innervosirsi, quasi non fosse così ben disposto ad accontentarmi. Perché sembrava tanto contrario a tutto questo?

"Credo che mia madre sia la scelta migliore quando si tratta di parlare del Popolo. Sicuramente, risponderà ad ogni tua domanda."

Quindi, mi stava scaricando.

"Io non voglio parlare con tua madre," confessai, sinceramente, senza nemmeno vergognarmi della mia perplessità nei confronti della donna. Davanti a questo, Adam si sciolse, iniziando ad interessarsi.

Angeli e DemoniLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora