07 • amici

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Megan Mitchell rappresentava tutto ciò da cui volevo tenermi lontana.

Fintamente educata, col sorriso gentile e lo sguardo candido, sembrava costantemente pronta ad esplodere, facendo terra bruciata.

E in quel momento, seduta dall'altra parte della scrivania in legno, continuava a fissarmi come se fosse sul punto di assalirmi e strapparmi gli occhi a forza, tanto per evitare qualsiasi impiccio alla corsa del potere del figlio.

Mi odiava, palesemente.

"So che ti trovi bene nel mio villaggio, Marine: Lily mi ha parlato del desiderio di guarigione del tuo amico vampiro."

"Non so nulla di questo, in realtà," ammisi, sinceramente. "Dovreste parlarne con Lily."

Megan tirò un sorriso gelido, sottolineando gli zigomi affilati come rasoi. "Provvederò, non ti preoccupare. Ma, al momento, vorrei parlare di te e di mio figlio Adam."

Alzai un sopracciglio, confusa: parlare di Adam?

"Non siamo amici," dissi, già mettendo avanti le mani. "Non so nulla di lui."

"Eppure vi vedo sempre gironzolare insieme," commentò, verace. "Sembra che stiate costruendo un bel rapporto."

La fissai, notando che, sotto la superficie candida del suo volto, un leone era pronto a zannarmi al collo.

Sospirai, cercando di mantenere la calma, nonostante tutto. "Che cosa vuole da me?"

Megan sorrise, arida. "Ti conoscono tutti, Marine, in questo mondo in rovina: sei l'emblema del diverso, della rottura, di ciò che crea problemi. In realtà, però, sei solo uno dei tanti anelli della catena che Adam ha iniziato."

Si inumidì le labbra, sfiorandosi appena i capelli ricci, simili a quelli del figlio. "So che la mia gente ha delle aspettative su di te: non perché abbia senso averne, ma perché è il pensiero con cui sono cresciuti. Tu sei Marine la mezzosangue, e per molti hai avuto importanza nel percorso di trasformazione. Alcuni, addirittura, sostengono che tu ed Adam dovreste governare insieme nel nuovo mondo che creeremo dopo la caduta delle fazioni, essendo voi i maggiori esponenti del cambiamento. Voi siete mezzosangue, rappresentate quella perfetta mediazione che molti chiamerebbero giustizia, e, un governo basato su questa fa gola a molti."

"Voi, però, non volete questo, immagino."

La donna tirò le labbra in un ghigno, fiera. "Io voglio il bene di Adam e del mio popolo e, ahimé, anche tu fai parte di questo."

Forse non ti ucciderà, ma ti farà del male.

Adam aveva ragione, e la cosa, ormai, iniziava a farmi venire i brividi: quella donna era capace di tutto.

"Marine, voglio che tu ed Adam vi sposiate."

Sgranai gli occhi, sinceramente allibita da quella proposta. "Credo di non aver capito bene."

"Oh, io penso di sì," commentò lei, semplice. "Voi vi sposerete e, così facendo, vi mostrerete come una salda coppia di monarchi - si sa che le persone si fidano di più quando vedono i propri comandanti provare amore - e, in più, tu accetterai di essere una semplice accompagnatrice, mentre Adam sarà il re."

E quindi era questo il piano di Megan: usarmi come se non fossi altro che una bella presenza, un tramite per aiutare il figlio a raggiungere il comando.

Il fatto che, in realtà, lei stesse facendo tutto questo per un suo personale guadagno, rendeva tutto anche peggio: alla fine, sarebbe stata Megan l'unica regina.

"Non sposerò mai Adam, signora, e non ho intenzione di governare su nessun governo, nemmeno in apparenza."

Megan restò in silenzio per qualche istante, continuando a fissarmi con attenzione.

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