6.

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- Credo che dovresti andare.

Quelle parole secche lo colpirono come uno schiaffo. Trasalì. Era come se qualcuno avesse gettato del sale su una ferita aperta. Era questa la sensazione bruciante e dolorosa che gli trasmettevano quegli occhi azzurri. Jeanine lo fissava rabbuiata, le sopracciglia nere aggrottate. Piccole, innumerevoli rughe le solcavano la fronte. I suoi occhi erano tempestosi, e le sue labbra si erano piegate in una smorfia di disapprovazione. Prima che potesse evitarlo, le parole gli sfuggirono dalla bocca, trapassando l'aria come pugnali.

- Vorrei aiutarti.

Jeanine lo fissò, la mascella serrata. Harry resse alla perfezione il suo sguardo penetrante.

- Non ho bisogno di essere aiutata. E non mi taglio più, da... quella sera - disse a bassa voce. Le sue mani erano nervose, contratte, le dita serrate tra loro. Harry si sporse sul tavolo e le afferrò una mano, toccandola delicatamente, con una dolcezza che la fece arrossire. I suoi occhi verdi brillavano, ma erano duri. Come due schegge di smeraldo. Bellissime e infrangibili.

- Allora perché sei bendata?

Di fronte a quel tono asciutto Jeanine abbassò gli occhi. Un ricciolo blu le cadde rimbalzando sulla guancia prima pallida, ora rossa. Per l'imbarazzo. Per la frustrazione.

- Come lo sai? - mormorò turbata.

Lui le accarezzò l'intero avambraccio. Quella dolce e leggera pressione sopra alla lana scura e attillata le provocava vampate di bruciore, e non solo a causa del taglio profondo che si era inferta il giorno prima.

- Non sono cieco - sussurrò con dolcezza. Jeanine abbassò la testa.

- Non volevo farlo... sono... andata in panico - mormorò a mo' di scusa. Harry aggrottò le sopracciglia, sporgendosi ancora di più sopra al tavolo. Afferrò con decisione le dita della ragazza, stringendole tra le proprie. Jeanine alzò gli occhi azzurri, puntandoli in quelli verdi di lui.

- Quando?

Lei si morse un labbro, a disagio, distogliendo lo sguardo e puntandolo sulla parete dietro di lui. Harry notò con preoccupante precisione la curva morbida della sua bocca che si increspava in una smorfia di timore. - Ecco... i-ieri - balbettò, persa tutta la sicurezza di poco prima.

Harry schiuse le labbra per dire qualcosa, ma non ne uscì nessun suono. Fissava la ragazza incerto, mentre un pensiero terribile gli attraversava la mente.

- È... è... per il mio... perché volevo incontrarti? - chiese a bassa voce.

Jeanine esitò. Quelle iridi verdi la imploravano di dire di no. Ma prima che potesse decidersi a mentire, Harry le afferrò anche l'altra mano con la sua, grande quasi il doppio e alrettanto calda.

- Voglio la verità - aggiunse.

Lei sospirò, abbassando gli occhi. - Sì - disse infine. Harry ebbe l'impressione che tutta la contentezza che aveva provato nel vederla di nuovo, nonostante fosse stata lievemente scalfita quando aveva capito che non era stata felice di vederlo, si stesse sgretolando nel suo petto.

- Ehi, non è colpa tua, d-davvero - si affrettò a dire Jeanine, alzandosi in piedi. Voleva disperatamente abbracciarlo. E lui sembrò capirlo. Sciolse le loro mani intrecciate e si tirò in piedi, raddrizzando la schiena. Jeanine aggirò lentamente il tavolo, il cuore che batteva a mille. Si fermò insicura di fronte a lui, le guance pallide e punteggiate di qualche spruzzo di lentiggini che arrossivano prepotentemente sotto al suo sguardo dolce. Harry fece un passo avanti e appoggiò le sue grandi mani sulle braccia della ragazza. Con dolcezza la tirò dolcemente a sè, posandole le mani sulla schiena.

Rimasero abbracciati per un po', lei con la guancia affondata nel petto di lui e lui con con il mento appoggiato sulla sua testa.

- Credo di dover invitarti a mangiare qui - disse ad un tratto lei, senza staccarsi da lui. - Ma a cucinare faccio pena, davvero.

La risata di Harry gli rimbombò in petto, vibrando sotto alla sua pelle e agli strati di vestiti.

- Ci arrangeremo.

In certi aspetti, Jeanine si rivelava davvero una quindicenne. Si rifiutò categoricamente di uscire a cenare per timore di venire fotografata assieme a lui -cosa alquanto strana per Harry, dato che le sue ex non si erano mai fatte problemi. Non che adesso stesse con Jeanine.

Si mise anche a ridere a crepapelle quando Harry indossò il grembiule a cuoricini rosa di Karin e le ci vollero cinque minuti buoni per smettere di ridacchiare isterica sotto al suo sopracciglio inarcato.

- Credo che l'impasto vada bene - annunciò Harry. Alzò i suoi brillanti occhi verdi e aggrottò divertito le sopracciglia quando vide Jeanine con uno schizzo di sugo di pomodoro sulla guancia. Lei gli scoccò un'occhiataccia e gli fece la linguaccia, indispettita dalla sua grassa risata.

- Scemo - sbuffò, ma sorrideva. - Puliscimi invece di star lì a guardare la pasta!

Harry rise e le si avvicinò. Era tremendamente rossa sulle guance, e sperava non solo per il calore che si alzava verso di lei dalla padella.

Harry agì senza pensarci. Si chinò e agendo d'impulso appoggiò le labbra sulla macchia di pomodoro. Jeanine trattenne a fatica un rantolo quando sentì la punta della sua lingua umida sfiorarle la pelle.

Cristo non farmi svenire addosso a lui.

Immediatamente sentì le guance andare a fuoco, e il tempo sembrò rallentare mentre il respiro caldo di Harry le si infrangeva sulla pelle e il suo odore, un misto tra menta e odore di nicotina, le faceva girare la testa. Harry si sollevò e le sorrise, un po' confuso e imbarazzato dal suo stesso gesto. Le iridi incantate di Jeanine lo fissavano stupite. Passò qualche secondo prima che parlassero.

- Harry... tu fumi? - chiese con voce leggermente strozzata lei. Lui scosse la testa e i ricci gli rimbalzarono sulla fronte, il viso illuminato dalle iridi sorridenti.

- La maglia è di Zayn, lui fuma - le spiegò.

Lei annuì e si passò una mano tra i capelli blu, mentre abbassava gli occhi sul petto del ragazzo.

Sembra più grande di una quindicenne, pensò assorto Harry. Gli occhi blu della ragazza bruciavano e a disagio scivolò di nuovo dietro al tavolo, a rimirare ancora la pasta che aveva fatto.

- Uhm... comunque... qual'è il tuo piatto preferito? - chiese Harry.

Le spalle di Jeanin si rilassarono.

~ · ~ ♥ ~ · ~

Karin camminava soddisfatta lungo la via alberata, le mani affondate nelle tasche dei jeans blu e attillati.

Finalmente era riuscita a scuotere Jeanine dall'apatia in cui era caduta dal Natale precedente. Era stata una tragedia, ma doveva capire che doveva andare avanti. Vivere. Era quello che Jack avrebbe voluto per lei.

- Ehi! Ehi! - Karin rallentò il passo e si girò a guardare il ragazzo che l'aveva affiancata. Sorrise in risposta al sorriso imbarazzato del ragazzo. Aveva le guance rosse e continuava a spostare lo sguardo.

- Ciao.

- Ciao - disse guardandolo curiosa.

- Ecco... Niall - le tese la mano e la prese volentieri. Aveva un bel sorriso sincero, così come i suoi occhi azzurri.

- Karin.

- Ti andrebbe di bere qualcosa?

- Certo.

Karin sorrise.

Solo un desiderio || Harry Styles ||Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora