11.

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- E-ecco... fa' come se fossi a casa tua.

Harry annuì e si sfilò la giacca nera, facendola scivolare lungo le braccia. Jeanine si perse a guardarlo per un attimo, mentre le sue spalle si contraevano e il tessuto veniva prontamente afferrato dalle sue lunghe dita agili prima che cadesse a terra. Non appena lui accennò a voltarsi, posando la giacca sul divano, si rimproverò mentalmente e si affrettò a schivare il contatto visivo con quelle due iridi verdi, ancora turbate e confuse per l'accaduto.

Senza dire nulla si diresse verso la cucina. Aveva bisogno di bere, aveva la gola in fiamme e sentiva un caldo tremendo.

Ma una mano si avvolse con forza attorno al suo polso e lei trasalì, ma senza osare voltarsi. Harry rimase in silenzio, radunando i pensieri per formare una frase di senso compiuto. Il problema era che finché toccava la pelle morbida della mano della ragazza aveva qualche difficoltà a concentrarsi sui propri pensieri. Avrebbe preferito lasciarli vorticare e abbattere ogni pensiero, ogni volontà, come un uragano. L'uragano Jeanine.

Jeanine non si mosse neppure quando il petto di Harry le sfiorò la spalla. Anzi, si paralizzarò ancora di più, come se ogni goccia di sangue avesse deciso di farsi un giro sulle sue guance abbandonando ogni vena delle sue gambe.

- Sei scappata dal ristorante.

Non un dubbio, né una domanda. Una semplice constatazione. Harry le stava chiedendo spiegazioni, spiegazioni che Jeanine non era minimamente pronta a dare ma che avrebbe dovuto rivelare per non rischiare di perderlo.

- Sì - un lieve sussurro e un tremito fu tutto ciò che Harry ottenne.

Socchiuse le palpebre, mentre le sue lunghe ciglia nere macchiavano di righe scure il verde dei suoi occhi.

Jeanine si voltò lentamente. Non lo guardò. Portò semplicemente la mano sopra quella di lui, sciogliendo delicatamente la sua presa, e si sfilò lentamente il giubbotto. Harry fece un passo indietro, confuso e sospettoso.

Quando Jeanine portò le mani alla manicha del maglione, fece un passo indietro, urtando con il piede una piccola pila di libri, ma non se ne curò.

- Aspet... - cominciò a dire, fraintendendo, ma in quel momento Jeanine alzò timidamente lo sguardo, l'esitazione che contrastava terribilmente con il dolore nelle sue iridi azzurro elettrico.

- Non posso spiegarti. Posso solo farti vedere - sussurrò. Lentamente , si sfilò anche il maglione blu.

Il respiro di Harry si appesantì quando, inevitabilmente, per abitudine, i suoi occhi corsero alla scollatura della maglia nera, a maniche lunghe, che lasciava intravedere le curve morbide e più che abbondanti della ragazza.

Jeanine non se ne accorse nemmeno, intenta ad arrotolare con la massima delicatezza le maniche della maglia su per le braccia dalla pelle chiarissima.

Non appena la stoffa raggiunse metà braccio, Harry gemette. Di sorpresa, dispiacere, preoccupazione, orrore.

Era come se un macellaio distratto avesse preso come cavie le braccia di Jeanine per testare l'affilatura dei coltelli. Cicatrici, chiare, rosate, spesse, sottili, parallele e non, formavano un intreccio su entrambe le sue povere braccia. Harry sentì gli occhi inumidirsi.

Quanto aveva dovuto sopportare Jeanine? Quanto dolore e quanta solitudine?

- Merda - sussurrò, incredulo. Erano tante. Erano troppe. Fece un passo avanti, e Jeanine uno indietro, istintivo, impaurita. Dal suo sguardo scioccato, dalla rabbia che gli scorgeva nelle iridi dalla sua mano tesa verso il suo braccio destro, dalle sue labbra serrate.

Harry si fermò all'istante, mentre il suo cuore saltava dei battiti, alzando lo sguardo in quello azzurro e imperlato di lacrime della ragazza, scorgendo tutto il timore che aveva. Aveva paura di spaventarlo, inorridirlo con i segni del suo dolore. Con le cicatrici che non sarebbero mai più andate via.

Solo un desiderio || Harry Styles ||Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora