Breakaway (Seconda parte)

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38° Capitolo (Seconda parte)
Sono ferma davanti alla porta della stanza di Aiden. Robert era disposto a farmi compagnia, ma ho gentilmente rifiutato. È una cosa che devo fare da sola. Ormai sono passati buoni venti minuti, ma non ho la forza di abbassare la maniglia ed entrare. Ho paura della scena che mi troverò davanti. Le infermiere del reparto mi hanno lanciato sguardi perplessi,forse pensano che sia scappata dal reparto di psichiatria,non le biasimo,devo avere un aspetto stravolto. Faccio un respiro profondo ed entro. Mi si blocca il respiro in gola. Aiden è sdraiato sul lettino,è attaccato a dei tubi e ha la testa fasciata. Mi sembra così piccolo e indifeso. Non ho mai visto il mio amico così...ho sempre visto Aiden come un ragazzo mingherlino,si,ma sempre forte quasi invincibile. È sempre stato il mio Bambi dall’armatura scintillante,pronto a salvarmi da qualsiasi situazione. Complice in tutte le mie scorribande e le mie disavventure. Ho sempre visto Aiden come la mia roccia,invincibile e indistruttibile. Invece adesso,adesso sembra il bambino magrolino con i pantaloni sempre più grandi della sua taglia e,con i lacci delle scarpe sciolti,che ho conosciuto la prima volta che i nostri genitori ci hanno presentati. Sento le lacrime salirmi agli occhi e mi scappa un singhiozzo. Mi precipito accanto a lui e gli stringo la mano.
<< Mi dispiace...mi dispiace tantissimo, Aiden..io non volevo tutto questo...non... >> non riesco a terminare la frase, sto piangendo a dirotto. I singhiozzi mi scuotono tutto il corpo e non posso far altro che aggrapparmi alla sua mano e piangere. Non so quanto tempo è passato, adesso mi trovo a fissare il volto del mio amico e,desidero solo vederlo aprire gli occhi.
<< Non so se puoi sentirmi...Aiden,non mi perdonerò mai per quello che è successo. E’ stata tutta colpa mia..fin dall’inizio. Ho sbagliato tutto..e adesso tu ne stai pagando le conseguenze. E non è giusto, non è giusto che ti trovi in questo maledetto letto di ospedale per colpa mia. Per colpa della mia debolezza e del mio essere egoista. Avrei dovuto farmi da parte, avrei dovuto reprimere i miei sentimenti e lasciarti essere felice con Spencer. Avrei dovuto fare tante cose...e alla fine ho deciso di agire contro il tuo bene..ma ti prego,Aiden...perdonami e credimi,credimi quando ti dico che ti voglio bene..e che adesso, adesso mi farò da parte. Promettimi solo che aprirai gli occhi e tornerai a vivere. Il mondo ha bisogno di persone come te...la tua famiglia ha bisogno di te... >> tiro su con il naso e prendo fiato, << Ti chiedo solo un ultima cosa..so che non dovrei..non ne è ho il diritto...ma devi svegliarti..perchè devi prenderti cura di Spencer,ok? >>. Mi alzo e lascio un leggero bacio sulla fronte del ragazzo.
<< Ti voglio bene, Bambi... >>.
Sono nel parcheggio dell’ospedale, sto aspettando l’arrivo di Peyton. Le ho chiesto di venirmi a prendere...ho bisogno di parlare con lei. Dopo una decina di minuti vedo arrivare la mia amica, entro nell’auto e, in silenzio, guidiamo verso casa. Siamo ferme nel vialetto, ho appena finito di parlare con Pey che,adesso, mi sta stringendo tra le sue braccia. Ci stacchiamo leggermente e noto che la ragazza ha gli occhi rossi.
<< Sei davvero sicura...? >> mi chiede con voce tremante.
<< Si..è la cosa giusta...e ho bisogno dell’appoggio incondizionato della mia migliore amica... >> rispondo in un sussurro. Peyton si morde il labbro e si limita ad annuire. Le do un ultimo abbraccio e mi precipito fuori dall’auto,senza voltarmi indietro. Adesso devo affrontare mia madre. Dopo aver trascorso un ora con lei, un ora piena di pianti,scongiuri e urla, mi trovo seduta sul portico di casa con il cuore in gola mentre cerco di raccogliere tutti i miei pensieri. Mi guardo intorno, cercando di memorizzare ogni piccolo particolare. E’ la cosa giusta. Faccio un lungo respiro e mi alzo,mi avvio alla macchina e metto in moto. Noto dallo specchietto retrovisore,la mia casa rimpicciolire sempre più e,come un mantra,mi ripeto che sto facendo la cosa giusta. Ho guidato per cinque ore,ma non sono stanca,ormai non sento più niente. Sono solo un guscio vuoto. Mi fermo in una stradina desolata,costellata da villette famigliari e vialetti illuminati. Prendo il cellulare e controllo il messaggio, lascio vagare il mio sguardo sulle case e, finalmente,trovo quella che mi interessa. Conto fino a dieci, poi esco dall’auto, afferro il borsone e mi avvio alla porta. Busso tre volte e resto in attesa. Dopo qualche minuto vengo circondata da due braccia forti e da un leggero sentore di fumo.
<< Benvenuta a casa mia, principessa...dammi la borsa,entra..ho preparato dei biscotti >>. La voce roca di mio padre mi riscalda il cuore e non posso far altro che sorridere e seguirlo dentro casa. Mi guardo in giro e cerco di non scoppiare a piangere. Dovrò abituarmi all’idea di chiamare questa casa...la mia casa. Dovrò abituarmi alla mia nuova vita qui,in Virginia, a casa di mio padre. È la cosa giusta. Perdonami, Spencer.

If I could turn back time (Completa)La tua prossima ossessione. Scoprilo ora