Capitolo 3

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Il rumore del campanello della porta mi sveglia.

Apro gli occhi ma vengo immediatamente infastidita da quel campanello che non la smette di suonare. Non riesco a credere che Rafa abbia dimenticato le chiavi. Non faccio nemmeno in tempo a realizzare che ore siano, recupero una sua camicia usata abbandonata sul bordo del letto, la indosso rapidamente, il profumo Savage di Rafa mi inebria, abbottono solo i primi due bottoni, scendo rapidamente dalle scale bonfonchiando, dal sonno per poco non cado giù.

Il campanello continua a suonare insistentemente.

"Non posso crederci che tu abbia dimenticato le chiavi!", urlo a pieni polmoni, "Un attimo! Non lo sai che sono...", apro la porta.

"Nuda...", la parola mi muore quasi in bocca quando sull'uscio mi si presenta una signora alta, con uno sguardo potente e presuntuoso, appesantito dal trucco, capelli grigi tenuti corti.

"Buongiorno signorina", mi dice quasi rimproverandomi.

"Ma che...", dico tra me e me in un italiano dialettale.

Ho già visto questa signora ma non riesco a ricordare dove.

"Posso entrare?", si avvicina ancora di più a me.

"Cavolo!", esclamo quasi urlando!

"Lei è...".

"La madre del proprietario di questa casa". Si fa spazio dentro casa, come se fosse tranquillamente a casa sua. Il che in effetti potrebbe anche essere vero. Mi fissa dall'alto verso il basso, arrossisco, coprendomi con il resto della camicia che, solo ora, mi rendo conto di aver messo al contrario e abbottonato malissimo.

"Mi scusi, Rafa non mi ha detto che sarebbe venuta", cerco di nascondere il mio vistoso imbarazzo con scarsissimi risultati.

"Perché non lo sapeva".

La mamma di Rafa si intrufola, slaccinadosi il trench di Barberi e lasciandomelo cadere sulle braccia, è una donna sulla sessantina ma in perfetta forma fisica, magra e decisamente ben vestita.

"E lei invece deve essere Maria, non è così?", continua a squadrarmi.

"Sì", le rispondo poco convinta, appoggio il trench sulla poltrona, seguendo la donna che si ferma rapidamente, quasi le salgo sopra, non che possa ferirla data la grande differenza di altezza.

Lo sguardo della donna si è ora posato sulle foto di me e di Rafa intenti in un orgasmo in bianco e nero e nuovamente il rossore sulle mie guance torna a presentarsi mentre quegli occhi azzurri, che Rafa ha sicuramente ereditato dalla mamma, si posano su quei momenti.

"Interessante", sospira, "Non è certo il posto dove avrei appeso simili foto".

Rimango senza parole e palesemente imbarazzata poi la signora torna a parlare:

"Mi offre un caffè, cara?", mi sorride forzatamente.

Vorrei cambiarmi ma la signora non sembra una che vuol perdere tempo, l'accompagno in cucina e mi scaravento contro la macchinetta del caffè, infilandoci una cialda rapidamente.

"Non vedo mio figlio dall'estate, lo sa?", mi dice poi mentre attende la sua tazza.

Mi sta dando la colpa? Non riesco a capire cosa vuole che le dica.

"Mi spiace, è stato molto impegnato". Finalmente le porgo il suo caffè e ne preparo un altro per me.

"Immagino", gira il cucchiaino dentro la bevanda amara senza distogliermi lo sguardo di dosso, quasi fosse una sfida all'ultimo sguardo, che io ho palesemente perso.

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