Capitolo 14

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*****ANGOLO AUTORE*****

Salve a tutti cari/ lettori e lettrici. Desidero ringraziarvi immensamente per dedicare tanto alla lettura di questa storia. Leggere i vostri commenti mi fa sorridere sempre.

Siete più per Manuel o Rafa? Maria sta facendo le scelte giuste? aspetto di leggere le vostre opinioni in merito. Nel frattempo vi auguri una piacevole lettura e vi abbraccio ad uno ad uno.

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Quando apro gli occhi, il tepore del corpo caldo di Rafa non è più presente, da quando sono tornata da Barcellona due giorni fa ci siamo incrociati poco, come se lui sapesse e aspettasse che sia io la prima a parlargli e a raccontargli, ma mi chiedo come la prenderà.

Arrivo in reparto, saluto tutti i presenti, i miei compagni di master sono un po' arrabbiati perché a Barcellona ho dato loro buca per due sere di fila, continuano a chiedermi che fine abbia fatto.

Una sensazione di piacere mi bagna gli slip quando ripenso a Manuel e a quella notte in albergo dopodiché non l'ho più sentito. Il giorno dopo al congresso l'ho intravisto ma tra di noi c'è solo stato un 'ciao'freddo e niente di più, lacerata dal dolore quel giorno ho avuto la febbre e non ho avuto voglia di vedere nessuno dopo essermi rintanata nella mia stanza.

Il mio unico pensiero adesso è quello di vedere Rafa, il resto è secondario, affronto la mattinata con un'incredibile energia e spero di riuscire a liberarmi per andare da lui e parlargli.

I miei pazienti vanno molto bene, i professori sono soddisfatti della mia curva di apprendimento, il lavoro inizia ad ingranare bene, in realtà non potrei desiderare di meglio.

Max mi chiama da parte:

"Hai sentito di Alejandro?", non ho idea di cosa stia parlando.

"È stato nominato responsabile del master".

"Che bello!", non me l'aspettavo ed in fondo sono anche contenta per lui.

Vorrei vederlo per congratularmi con lui, attraverso tutto il corridoio, stamattina il reparto è gremito di gente, arrivo nelle scale antincendio, quelle dove i fumatori si nascondono, guardo rapidamente chi c'è e finalmente lo trovo a chiacchierare con altri ragazzi che non conosco, lo raggiungo.

"Ehi".

"Dottoressa, che ci fai qui?", mi sorride.

I suoi capelli illuminati dal sole sono completamente dorati e i suoi occhi risplendono di una luce propria. Licenzia i due ragazzi e si avvicina a me.

"Vuoi?", mi offre una sigaretta, accetto senza discutere e l'accendo con la sua.

"Allora ho saputo della novità".

L'uomo aspira silenziosamente, come se stesse riflettendo sulle sue prossime parole:

"Sì, beh diciamo che era arrivato il mio momento".

"Ma smettila con quest'aria di umiltà, dovresti essere contento!".

"Hai ragione, sono molto contento solo che adesso penso che ci vedremo meno visto che avrò più responsabilità amministrative che pratiche".

Rimango un attimo in silenzio, mentalmente cerco di immaginare questo posto senza di lui, mi accorgo che, senza volerlo mi sono impossessata dell'idea di legare una persona a un posto.

Non va bene.

Non voglio.

"Ehi", mi accarezza la guancia, "Cosa c'è?". La sua voce si è fatta dolce e il suo sguardo morbido, quella sensazione che ho provato il primo giorno con lui è tornata a chiedermi il conto.

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