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Scoppio a ridere ad una battuta di Julian, un compagno di Gabriel, per poi portare alle mie labbra la cannuccia dal bicchiere della mia acqua con ghiaccio. Rachel mi guarda sospettosa e io alzo gli occhi al cielo ignorandola. 
"Perchè abbiamo scelto proprio il White? Di solito preferite lo Star" Abram, il portiere della squadra di football, si passa una mano sulla testa rasata e sistema la giacca marrone, poggiando poi un braccio sulle spalle di Melissa, la sua ragazza. 
"Lo Star è sempre così pieno di gente, puzza di alcool e di fumo" fa una smorfia mia cugina, bevendo il suo drink fruttato. 
No, non è vero.
Lo star è il miglior locale di Atlanta, peccato solo che si trova a nord, nella zona più umida in questo periodo dell'anno, e peccato che è davvero un posto umido, freddo, e puzzolente di fumo. I miei polmoni potrebbero collassare in posti così, potrei avere un cedimento, e i miei amici sono sempre troppo protettivi. Almeno Rachel e Gabriel, perché gli altri non li reputo davvero miei amici, ed è per questo che non sanno nulla. 
La mia malattia non è mai stata un segreto, solo che non mi presento come la ragazza dal countdown sulla testa, e non c'è mai stato modo di dirlo a nessuno per ora.
Ryan, uno dei giocatori, migliore amico di Julian, inizia a parlare della ragazza che sta frequentando attualmente, facendo ridere Abram, perchè sappiamo bene che con lui nulla dura più di una settimana. Afferro una manciata di noccioline dal tavolo, sistemandomi meglio sui divenenti acanti ad esso, soffermandomi sullo sguardo divertito di Julian.
Sobbalzo quando sento un soffio caldo sul collo. Volto il capo leggermente e mi ritrovo succube di un paio di occhi azzurri, come il mare tranquillo delle isole caraibiche che ho visto quest'estate.
Colin ghigna appena, afferra la sedia al mio fianco, facendola girare, e sedendosi appoggiando il busto e le braccia allo schienale davanti, e voltando al contrario il cappello che ha sul capo. 
"Hey ragazzi" Austin ci affianca con un gran sorriso, facendomi poi l'occhiolino. È semper con Colin, ogni volta che vedo il biondo, dietro riconosco sempre la parlantina spiccata e l'umorismo di Austin, decisamente troppo chiacchierone e rumoroso per i gusti della mai migliore amica.
"Ma guarda chi si fa vivo da queste parti" Ryan lascia una pacca affettuosa ad entrambi, e Austin sia ride al suo fianco, tra lui e Julian che lo guarda sospirando. Credo non nutra molta simpatia.
"Cosa bevi?" Colin mi strappa il bicchiere dalle mani, e io lo guardo con un cipiglio. 
Lo sguardo mi ricade sulle braccia sode fasciate dalla felpa beige, e credo che quel colore gli doni davvero.
"Qualcosa di troppo leggero per te" ammetto, e lui tira un sorso dalla mia cannuccia, gesto che mi fa sospirare appena.
"Acqua con ghiaccio? Cos'hai 5 anni?" fa una smorfia lasciando di nuovo il bicchiere tra le mie mani, e io scrollo le spalle tornando a bere.
"Ragazzi, vi va di fare un gioco?" Propone Melissa, passandosi una mano tra i lunghi capelli biondo scuro.
"Ci sto" annuisce Gabriel afferrando la sua birra.
"Il gioco dei mille punti" spiega lei, e Colin e Austin si accigliano confusi. 
"Che diavolo di gioco è?"
"Lei ti chiederà di elencare degli oggetti specifici, ad esempio quelli che sono presenti in una cucina, in base alla tua risposta, se è scontata o meno ti vengono assegnati dei punti, che vanno da quaranta e duecentosessanta. Se alla fine delle sei domande accumuli più di mille punti vinci, e chi ha meno punti paga pegno" spiego semplicemente, e Austin annuisce euforico. 
"Ci sto, adoro i giochi"
"Io vado al bagno" lascio il mio bicchiere vuoto sul tavolo, mi alzo e la gonna di jeans si alza appena sulle cosce quando passo davanti a Colin, così l'abbasso appena per poi attraversare il locale mezzo pieno. Per fortuna non c'è fila, entro subito e lo trovo vuoto. 
Lavo le mani e fisso la mia immagine allo specchio sospirando, sistemo la maglia e le maniche, poi do una rapida sistemata ai capelli, lasciati sciolti e mossi come sempre, con due piccole freccine ai lati, sul davanti.
Sento improvvisamente la porta aprirsi e oltre il mio riflesso, vedo la figura alta e slanciata del biondo fare capolinea. 
"Temo tu ti sia perso. Il bagno dei maschi è qui accanto" esclamo divertita, legando con il piccolo elastico colorato il fondo della treccia piccola, così da non avere i capelli davanti gli occhi.
Colin sorride, chiude la porta alle sue spalle con la chiave e sento la serratura scattare, poi si avvicina con un ghigno divertito, avanzando lentamente, e a ogni suo movimento a me manca sempre di più il respiro.
"Non fingiamo che tra noi non ci sia attrazione, cazzo, ho voglia di fotterti da quando ti ho vista questa mattina" avvicina le labbra al mio orecchio, e io stringo involontariamente le gambe quando sento la sua lingua scivolare lungo il mio collo.
Ha un profumo forte, così buono che mi dimentico che siamo in uno squallido bagno di un locale.
"Non credi di essere un po' troppo avventato? Magari ti ho scritto solo come amica e con il solo scopo di offrirti da bere" lo provoco, trattenendo una risata, e lui sta l gioco con fare provocatorio.
"Vorrà dire che quando avrò finito di farti quello che ho in mente, mi offrirai da bere" annuisce, e poggia le mani sui miei fianchi, mentre la sua gamba si fa spazio tra le mie, che si stringono intorno a lui.
Con una spinta poggia le mani sul mio sedere, facendomi sedere sul muretto. Mi tira leggermente indietro i capelli, per poi divorarmi il collo di baci. Socchiudo gli occhi con un sorriso, e lo lascio fare, mentre le mie mani affondano nei suoi capelli.
Divertiti, Kaylee.
Spegni il cervello.
"Non farò sesso con te in un bagno di un locale" scuoto il capo in una risatina, e penso che se non sapessi che sto per morire, non mi sarei mai comportata così.
Ma la consapevolezza è un'altra cosa.
"Ci sono tantissime altre cose che possiamo fare oltre al sesso, e io voglio sperimentare con te ognuna di queste mie fantasie" mormora, e la sua voce è così sensuale e calda che mi eccita da morire.
Fisso i suoi occhi scuri, e non resisto dal premere le mie labbra sulle sue. Ricordo come mi è piaciuto quella notte, a quella festa. E vorrei sentirmi ancora così.
Apro leggermente le gambe, e lui ghigna mordendomi il labbro. La sua lingua invade la mia bocca, mentre la sua mano scivola sotto la gonna, e le sue dita sfiorano l'elastico delle mie mutandine.
Il suo modo di baciare mi manda fuori di testa.
Assaggia la mia bocca, assaporando la lingua e giocandoci. Baciare Colin non è come toccare il cielo e raggiungere il paradiso; no, baciare Colin è come scendere nell'inferno più rovente. Le sue labbra lasciano segni sulle mie ed è una sensazione del tutto travolgente e da togliere il fiato, le sue labbra lo sono, il modo in cui bacia lo è. E io credo di non aver mai provato in tutta la mia vita una sensazione migliore di questa, e avrei tanto voluto che non finisse mai.
Quando le sue dita scivolano sul tessuto delle mutandine, premendo sulla mia intimità, boccheggio sorpresa, avvicinando di più il bacino contro di lui, facendogli capire che non voglio che smetta.
Al diavolo le buone intenzioni, Kaylee.
Voglio sentirmi bene, voglio dimenticare tutto.
Le sue dita oltrepassano il tessuto spostandolo di lato, e le sento sulla mia pelle, mentre con movimenti circolari mi accarezza.
Quando un suo dito mi scivola dentro, non ho neanche il tempo per respirare, che subito ne mette un secondo. Mi manca l'aria, sono stretta e bagnata intorno alle sue dita e lui ci gode da morire, glielo leggo negli occhi lucidi, pieni di desiderio.
"Cazzo, sei così bagnata" spinge dentro di me, e la sua voce è così eccitante che ansimo appena contro la sua bocca "Voglio assaggiarti" mormora, e non è una richiesta, ma un'avvertimento.
Non mi stupisco, infatti, quando si allontana dalle mie labbra, abbassandosi.
Getto indietro la testa, e inarco la schiena reggendomi con le braccia al muro dietro di me, mentre con una mano continuo ad affondare fra i suoi capelli biondi.
Quando le sue labbra sono su di me, ansimo più forte, e lui mi guarda compiaciuto dal basso.
La sua lingua gioca con me, mi assapora, mi lecca tutta, e io sono così bagnata ed eccitata che non ci metterò molto a venire così, nella sua bocca.
"Cazzo, Colin" mormoro senza fiato, sentendomi in paradiso, mentre le mie gambe si stringono intorno alla sua testa, spingendolo sempre di più contro la mia intimità bagnata.
Quando sento la sua lingua dentro di me, mi stringo nelle spalle. I suoi movimenti sono decisi e fluidi, un movimento di lingua e di dita, che mi lasciano senza fiato.
Vorrei essere più lucida, vorrei poter avere il controllo del mio corpo, della mia mente, ma la verità è che non è così. Non ho il controllo.
Esplodo di piacere, venendo nella sua bocca, e mordendomi il labbro per non scoppiare in un'orgasmo troppo rumoroso.
Ghigna e torna davanti a me, si lecca le labbra soddisfatto, mentre i suoi occhi brillano ancora. Ha voglia di me, e io ne ho di lui, fino allo sfinimento. Non fraintendetemi, non sono la classica ragazza che si innamora dopo aver condiviso questo, sono abbastanza sveglia da sapere che è solo sesso. Che tra me e Colin non i sarà mai nulla, perchè non mi affezionerò a lui più di quanto devo. 
E farò in modo che lui non si affezioni a me più del dovuto, anche se credo non sia affatto un problema.
"Hey" qualcuno bussa alla porta insistentemente, e chissà da quanto è lì fuori. Ero così travolta dal piacere, che sicuramente non mi sono accorta di nulla intorno a noi "Qui c'è bisogno del bagno"
Salto giù dal muro sentendo le gambe molli, sospiro e mi sistemo la bocca, pensando che sistemarmi i capelli prima non è servito a nulla.
Lo guardo attraverso lo specchio, è ancora fermo alle mie spalle, con un ghigno divertito, mentre continua a leccarsi le labbra, e struscia la sua erezione contro il mio sedere, facendomi sentire quanto mi desidera.
"Non finisce qui" mormora contro il mio orecchio, per poi andare verso la porta, e uscire per primo.
Rilascio un gran sospiro, e cerco di restare tranquilla, per poter tornare dagli altri senza dare nell'occhio. 
Un gruppo i ragazze irritate entrano subito dopo che lui va via, e il loro disappunto sparisce quando vedono quanto sia dannatamente bello. Quando i loro occhi ricadono su di me, le ignoro ed esco a ruota.
"Hey" Rachel mi fa segno di tornare a sedermi al suo fianco quando torno, e io la raggiungo, sedendomi così lontana da Colin.
La serata passa in modo tranquillo e abbastanza divertente, ad un certo punto alcuni ragazzi della squadra decidono di lasciare il White per poter andare a ballare allo Star, così restiamo in pochi.
"Gab, sono esausta potresti riaccompagnarmi a casa? Voi poi potete andare al locale con gli altri" esclamo tranquillamente, fingendo uno sbadiglio.
Odio essere un peso per i miei amici, e so di esserlo perchè sono io a bloccarli qui.
"Non ci caschiamo mica, signorina" scuote il capo Rachel incrociando le braccia al petto, con una risatina tranquilla.
"Si fottesse lo Star, noi restiamo con te"  
"Ma così mi sento in colpa" sbuffo, giocando con il ghiaccio nel mio bicchiere vuoto. 
"Perché non venite anche voi?" Domanda Austin sedendosi di fronte a Gabriel.
"Come mai siete rientrati? Non andate con gli altri?" Domanda Rachel accigliandosi.
"Colin odia lo Star, e ido evo parlare con Kaylee" sorride euforico, guardandomi con fare subdolo, con un sorriso che non promette nulla di buono.
"Con me?" mi indico confusa.
"Tu frequenti il quarto anno, vero?" Domanda come se già sapesse la risposta.
"Beh, si"
"E sei nella sezione C, vero?" sa già la risposta, il che mi spaventa. Colin ghigna divertito alle sue spalle, tornando a sedersi.
"Vuole chiederti se puoi procurargli un'appuntamento con la tipa dai capelli rossi" spiega Colin, senza giri di parole.
"Lily?" annuiscono, e io torno a guardare Austin con fare curioso.  
"So che è fidanzata" mormora un po' scoraggiato, ma per nulla propenso a mollare. 
"Si è lasciata qualche mese fa a dire il vero" spiego, e vedo gli occhi del ragazzo davanti a me illuminarsi.
"Puoi darmi il suo numero?" 
"Posso chiederle se vuole uscire con te, ma non ti darò il suo numero" preciso seria, so che Lily ha sofferto molto la rottura, dopo aver scoperto che è stata tradita, non so se voglia o meno scontrarsi con l'audacia di Austin.
"Va bene, allora domandaglielo" mi incita, annuendo in modo eccessivo e indicandomi il mio cellulare posto sul tavolo. 
"Adesso?"
"Perchè rimandare"
"Non posso chiamarla a quest'ora, a malapena ci parliamo in classe, figurati a quest'ora della notte" scuoto la testa divertita. È così folle e fuori dal mondo.
"Sappi che non ti darà tregua fino a quando non gli procuri un'appuntamento" mi avvisa divertito il biondo, e io sospiro rammaricata.  
"Non sei mica un bambino Austin, domandaglielo tu" ridacchia Rachel divertita.
"Io non uscire con uno che manda un'estraneo a chiedermelo" annuisco seria, canzonandolo.
"Sono una persona timida" mormora e io, Gabriel e Rachel ci guardiamo per poi scoppiare a ridere increduli.
Non può averlo detto davvero.
"Timido? Quando ero al primo anno stavo camminando per i corridoi della scuola e tu mi sei corso addosso stampandomi un bacio a stampo perché mi reputavi carina, non ci conoscevamo neanche" gli ricordo divertita.
"Guarda che ti vedo negli spogliatoi che ti vanti del tuo cazzo con tutti mentre te ne stai nudo a guardarci, quindi non venire a dire che sei timido" aggiunge Gab, facendo scoppiare a ridere me e Rachel nuovamente.
"A me non sembri una persona timida" concorda mia cugina.
"Credetemi, non lo è" scuote la testa Colin per poi bere la sua birra, e pensare che quelle labbra prima erano su di me. 
No, ricomponiti Kaylee, cazzo. 
"Ok, forse non sono proprio timido, ma Lily mi piace tantissimo e quando me la ritrovo davanti inizio a balbettare come un'idiota, finirei per fare un disastro" sbuffa, per poi guardarmi con fare disperato "Ti scongiuro Kay, giuro che ti restituisco il favore"
"Domani a scuola le parlerò, ma non ti assicuro niente" alla fine cedo e annuisco, tentare non mi costa nulla.
"Cazzo, sapevo che eri fantastica" sorride esultando.
Passiamo l'ora successiva ad ascoltare aneddoti di Austin su Colin o sulla squadra di football, spiegandoci come è stato cacciato dalla palestra perchè voleva assistere agli allenamenti. Austin è così vivace e allegro che sembra essere contagioso, ilc he rende la serata ancora più piacevole. 
"Sei stanca?" Mormora Gabriel in mia direzione, per poi lanciare uno sguardo all'orologio al muro.
"Un po'" ammetto, stringendomi nelle spalle. Per fortuna avevo una felpa con me, e l'ho indossata subito, perchè la temperatura qui si abbassa notevolmente di notte.
"Conosco un posto appena fuori città, ci si diverte da urlo" raccomanda Austin, per nulla propenso a tornare a casa.
"Sono stanca anch'io a dire il vero, noi andiamo a casa" afferma Rachel, scuotendo il capo. Saluto al volo Austin, poi lancio uno sguardo furtivo in direzione di Colin, distratto però a parlare con una ragazza al bar, che ride per qualcosa detta dal biondo. 
Scrollo le spalle e afferro per prima le chiavi dalle mani di Gabriel, per poi rifugiarmi al caldo nel suo pick up. 

La mattina dopo, mio padre mi accompagna a scuola come al solito in perfetto orario, e mi dirigo subito verso gli armadietti, per prendere il libro della prima lezione della giornata.
Un giorno come un altro, pieno di farmaci, pioggia, e voglia di starmene a casa nel letto. 
Mi fermo in mezzo alle scale che portano al secondo piano, dove c'è la mia classe, e fisso le due sagome davanti a me, stringendo i libri contro il petto.
Rachel è appoggiata con le spalle al muro e Gabriel è davanti a lei, che parla tranquillo facendola ridere di cuore. Sono così in sintonia, così innamorati, che mi si stringe il cuore. Sorrido  amaramente, pensando che io non avrei mai potuto provare nulla del genere.
Ho passato metà della mia vita a sognare un'amore come quello che leggo nei miei amati romanzi, o come quello dei film, con un bel lieto fine. La mia lista è piena di desideri romantici, dichiarazioni d'amore, piccoli gesti insieme. Amo follemente i miei due miglior amici, e sono la loro fan numero uno, ma non per questo fa meno male.
Come mi ripeto sempre, la consapevolezza è un'altra storia.
La consapevolezza che sto morendo, e che non potrò mai vivere un simile amore, mi distrugge ogni volta.  
Dio deve odiarmi proprio tanto.
"Kaylee, tutto bene?" Lily mi affianca poggiandomi poi una mano sulla spalla preoccupata, e io la guardo di scatto, risvegliandomi dai miei pensieri.
"Come?" mormorando appena confusa. 
"Stai piangendo..." mi fa presente con voce bassa, stringendosi nel cappotto a quadri scuro.
Mi porto istintivamente la mano sulle guance bagnate e sgrano appena gli occhi. Non me ne ero accorta. 
Guardo di colpo i miei migliori amici, che per fortuna non mi hanno ancora notata, poi torno a guardare la ragazza dai lunghi capelli rossi al mio fianco, supplicandola con lo sguardo.
"Per favore, non dirglielo"
La sorpasso poi velocemente, correndo al piano superiore, senza fermarmi.
Cammino velocemente e con la testa bassa, qualcuno mi viene addosso e io mi stringo nelle spalle dolorante, aggrappandomi ai miei libri che stringo ancora più forte, come se potessero diventare una parte di me.
"Scusa" mormoro senza alzare lo sguardo, poi torno a correre lontano dalla folla, lontano da tutte quelle risate di corridoio.
Per fortuna la campanella è appena suonata e tutti gli studenti sono già andati in classe, così trovo il piano deserto, entro nella sala teatro che è sempre vuota di mattina, e subito l'oscurità della stanza e il silenzio tombale mi invade la mente. 
Va tutto bene, Kaylee.
Respira, piangi se vuoi, sei sola.
Smettila di fingerti forte. Puoi lasciarti andare.
Lascio cadere i libri sul pavimento con un tonfo per poi appoggiarmi con le spalle al muro, fino a scivolare con il sedere a terra. Mi porto le mani sulle labbra, e semplicemente scoppio a piangere con tutte le mie forze.
Mi sento assalire da un senso di panico e tristezza, che mi lascia senza fiato.
Io ci provo ad essere forte per gli altri, per mio padre, per Rachel e per Gabriel. Mi costringo sempre a sorridere, a ridere così forte da avere dolore alla bocca, e a non piangere.
Non mostro mai loro la mia debolezza, perchè la loro è più forte della mia, e io non voglio dargli un altro motivo per soffrire.
Volevo che loro vedessero solo quella parte di me, la più bella, la più felice, perchè consapevole che quello sarebbe stato il loro ultimo ricordo della loro adorata Kaylee.
Ma io sto morendo, e odio questa situazione.
Odio il contro alla rovescia che porto sulla testa.
Odio non poter vivere la mia storia d'amore, odio il fatto che non potrò diplomarmi, o laurearmi. Odio il fatto che non potrò esserci per i miei due migliori amici, odio il fatto che non vedrò più i fuochi di capodanno, o scarterò i regali di natale con mio padre. Odio doverlo lasciare da solo, così come ha fatto la mamma, quando si è ammalata.
Odio tutto quello che so che non potrò avere, ma va bene, mi sono arresa al mio destino. Ho accettato il fatto che Dio ha stabilito la mia morte, ma ciò non toglie il fatto che fa male lo stesso. Fa tremendamente male.
Quella mattina, piango così forte fino a far stringere la gola, fino ad avere il mal di testa. Piango forte e stringo le mani sul petto, all'altezza del cuore, come se avessi paura che avrebbe potuto smettere di battere da un momento all'altro.

Con amore, Johnny.Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora