Alexandra's Pov
Ormai l'unica cosa che desideravo era di rimanere per sempre così, con lui al mio fianco, l'abbraccio raccoglieva tutto il dolore superato.. almeno in parte. Il dolore è brutto perché nonostante si possa superare non andrà mai completamente via, non si torna come prima. Il dolore porta il cambiamento, porta la fortificazione e l'estrema sensibilità interiore. Noi avevamo sofferto molto, per due cose completamente diverse, ma che ci avevano distrutto, ci avevano portato ad alzare quelle barriere tra noi e tutte le persone sulla terra. In questo momento siamo riusciti a distruggerle quelle barriere, insieme, per poterci aprire e permettendoci di conoscerci. Era stato difficile, ma siamo quì, davanti al chiarore della luna, sotto le stelle nel cielo.
Dopo qualche minuto ci staccammo, ero ancora scossa dalla storia.. forse ero troppo sensibile, ma non riuscii a non farmi coinvolgere da essa. Era così personale e pensare che questa atrocità sia successa davvero, non riesco neanche ad immaginare come si possa essere sentito.
Eravamo persi nei nostri occhi e non riuscivo a toglierglieli di dosso, ci sorridemmo debolmente, per poi tornare alla normalità. Sentii qualche goccia iniziare a cadere dal cielo, era nuvoloso e si stava per mettere a piovere. <Sù, entriamo.> disse alzandosi facendo ricorso a tutta la forza che gli fosse ancora rimasta, mi prese per mano e mi condusse all'interno della casa.
Chiuse la porta alle sue spalle e mi sorrise debolmente, non riuscivamo ancora a distogliere lo sguardo, i nostri occhi sembravano essere incatenati.. così verdi, così blu. Io ricambiai il sorriso, per poi sedermi su una sedia davanti ad un bancone in marmo, lui invece andò sul bordo del divano. La mia pancia brontolò rumorosamente e lui sorrise dicendo <Ti ho fatto venire fame?> io arrossii per l'imbarazzo per poi dire <MAH? NOOO! È il vento cretino.> lui si mise a ridere di gusto per poi andare verso la dispensa e prendere una busta di plastica con all'interno delle piadine. Le prese con una mano e fece una mossa che gli spot pubblicitari potrebbero invidiargli, mostrando con la mano il pacchetto e assumendo un'espressione sorridente ma inquietante.
Con una mano iniziò ad indicarmi con il dito, dicendo <DO YOU WANT A PIADINAH?> io iniziai a ridere, piegandomi in due dalle risate. Lui mi fece l'occhiolino e avvicinandosi ai fornelli iniziò a prepararle, aggiungendo i condimenti. Finì abbastanza in fretta e non si sentiva odore di bruciato, fortunatamente. <Tadaan!> disse lui con i piatti in mano. Mangiammo tranquilli tra qualche battutina e le risate. Una volta finito di mangiare ci alzammo dal tavolo ed io rimasi a guardarlo sulla penisola mentre lavava i piatti, dato che aveva insistito per lavarli dicendo "sono il padrone di casa". Avevo i gomiti appoggiati sulla lastra di marmo fredda, le mani erano sulle guance ed ero persa nel guardarlo, aveva una felpa bianca larga con il cappuccio, i jeans neri ed i capelli mossi scombinati. Era bellissimo, sarei rimasta ore ed ore a guardarlo, senza che lui lo notasse.
Quando finì di lavare i piatti si mise davanti a me, sorridendomi maliziosamente <Ci vediamo un horror?> io sgranati gli occhi, non mi aspettavo quella proposta, ma lui continuò a parlare <Beh la TV è in camera, dobbiamo vederlo sul letto, oh acciderbolina.. che peccato> disse continuando a sorridere maliziosamente e iniziando a camminare lentamente verso il corridoio. Ad un certo punto girò leggermente la testa guardandomi con la coda dell'occhio, iniziò a correre verso di me, mentre io cercai di scappare appena lo vidi avvicinarsi. Lui però mi riuscì a prendere e mi caricò in spalla, sorridendo come un ebete e portandomi nella stanza. <LASCIAMI ANDARE SUBITO O TI TIRO UNA GINOCCHIATA IN FACCIA.> dissi io, mentre mi sentivo un sacco di patate, che avevano tutti con sta fissa di prendere in braccio le persone?
<Mai.> disse lui serio, ma con mezzo sorriso che gli stava nascendo sulle labbra. Io allontanai il ginocchio per prendere la mira e lui per distrarmi iniziò a correre, a quel punto io persi l'equilibrio e iniziai a dondolare. Lui perse la coordinazione ed iniziò a sbandare, finendo direttamente a terra, facendomi fare la sua stessa fine.
A dir la verità non era poi così duro quel pavimento, <PORCA TROIA, MI STAI SOFFOCANDO.> urlò lui, beh.. forse non era così comodo il pavimento, descritto dall'esperienza di Christian.
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The star is you.
Teen FictionAlexandra Parker, ha lasciato tutto quello che ha costruito per seguire i suoi sogni a Miami. Christian Miller, il solito ragazzo strafottente con un passato che lascia i lividi. I loro passati hanno tracciato un segno indelebile nella loro vita, so...
