Un nuovo bosco comparve e Lucia si ritrovò a pochi centimetri da un albero contro il quale stava per sbattere la fronte. Lo superò in fretta e si trovò su di uno stretto sentiero di terra battuta, davanti a lei il ragazzo. D'impulso lui tese le braccia e strinse Lucia a, non era più solo. Blu aveva il corpo rigido e si staccò velocemente, non si aspettava un gesto del genere e per l'imbarazzo arrossì. < Scusami. > Disse lui, mise le mani nelle tasche della felpa e si allontanò di un passo dalla ragazza. < Non ti preoccupare. > Rispose Lucia nascondendo le sue mani nelle maniche del maglione. < Sono Federico. > Allungò la mano per potersi presentare. < Lucia. > Lei la strinse poi, velocemente, ritirò la sua mano. < Sono la prima persona che incontri? > Chiese lei. < Sì, sono qui da tre fiabe compresa questa. > Lei era la prima persona che incontrava, Lucia si stupì, aveva avuto una reazione del tutto diversa da quella di Clara. < Tu invece per me sei la seconda, ho incontrato una donna durante la mia prima fiaba. Siamo rimaste insieme per un po', ma poi ci siamo separate involontariamente, volevamo collaborare ma ora... > Federico notò subito il buffo accento della ragazza davanti a lui, ma non riusciva a capire di quale regione appartenesse. Invece Lucia aveva riconosciuto subito l'accento toscano di lui, era marcato e fluido ma diverso dal fiorentino. < Allora, com'è andata fino a ora? L'hai trovato l'indizio? > Chiese Federico speranzoso. < No sfortunatamente. > Lucia ripensò all'indizio e si ricordò di segnarsi la sua quarta tacca, incuriosito il ragazzo la osservò prendere la penna dai pantaloni e segnarsi la sua nuova linea, vide anche le parole scritte a mano sulla sua pelle e notò uno strano oggetto spuntarle dalla tasca. < A cosa ti servono le tacche? > Chiese, lei gli diede la penna e lo invitò a trascriversi l'indizio. Mentre Lucia teneva il braccio sinistro teso verso Federico in modo che potesse copiare la frase, gli spiegò tutto. < Beh, molto furbo in effetti. > Anche lui segnò le sue tre tacche, si tirò giù la manica e restituì la penna a Blu. < Comunque puoi chiamarmi Fede, è più corto di Federico, risparmieresti molto fiato e mi garba di più. > Lucia sorrise a quella battuta e lui si calmò nel vedere quel piccolo momento di normalità. < I miei amici mi chiamano Lulu. > Disse lei, Fede fece una buffa espressione fra il confuso e il divertito. < Perché ti chiamano come delle scarpe? > Chiese sedendosi per terra. Lucia preferì rimanere in piedi pronta a scappare, lo guardò dall'alto mentre lui stringeva gli occhi a causa del sole in modo da riuscire a guardarla in faccia. < Quand'ero piccola avevo un ossessione per la canzoncina della pubblicità, la cantavo sempre e pregavo mia madre di comprarmi un paio di quelle scarpe. Inoltre il mio nome ci somiglia quindi sono diventata Lulu. > Anche Fede sorrise come aveva fatto lei prima. Per qualche istante entrambi si scordarono dov'erano e perché. Un urlo rovinò quel momento di calma.
Qualcuno non troppo lontano da loro stava gridando parole sconnesse, la voce si avvicinò sempre di più. Federico scattò in piedi e si mise al fianco di Lucia, lei era pronta a scappare lasciano dietro di lei il ragazzo, nonostante la gentilezza di lui, Blu era pronta a sacrificarlo per la sua sopravvivenza. I loro muscoli erano tesi, avevano paura e stavano tremando. Lei guardò Federico negli occhi e intravide il suo stesso terrore. < Ma vai a farti fottere elfo del cazzo! Sai dove te lo devi infilare quel bastone?! Sul per quel tuo culo minuscolo. > Una ragazza arrivò correndo verso di loro. Stava uscendo da un labirinto di massi grigi coperti di muschio con uno strano essere alle calcagna che continuava a colpirla con ramo secco. < Non osare darmi dell'elfo! Io sono un nano, NANO! > La ragazza si proteggeva la tasta con le braccia, lo scompigliato caschetto blu acceso che le riscopriva la testa spiccava in mezzo a quei massi. Uscì da quel labirinto e cadde a terra davanti ai due ragazzi, ma non li vide subito perché si girò e maledisse il nano che si era fermato all'entrata di quel bizzarro sentiero. La guardò dall'alto di un masso col bastone appoggiato su di una spalla con fare fiero. < Non osare mai più, mai più! > Rientrò correndo nel labirinto saltellando da una roccia a un'altra con estrema agilità. < Stronzetto Impertinente ecco cosa sei. > Disse a mezza voce la ragazzina, Lucia e Federico non si erano mossi, ancora tesi e rigidi pronti per scattare a correre, fissarono la ragazza in silenzio. Lei alzò lo sguardo e finalmente li vide. < Ciao. > Disse a voce bassa, era sorpresa come se non si aspettasse di vedere nessun altro all'infuori di quel nano. Lucia si rilassò lasciando che i muscoli si liberassero dalla tensione poi si avvicinò alla ragazza dai capelli colorati, pensò che doveva avere freddo con solo i pantaloncini da basket e una canottiera nera leggera, poi notò quanto fosse piccola, "non avrà più di quindici anni" pensò. Lucia la aiutò a rialzarsi. < Mi chiamo Lucia e lui è Federico, io sono qui da quattro fiabe e lui da tre, e tu? > La ragazza li guardò un po' spaesata poi scosse la testa e si strinse le braccia al petto. < Sono Monica e sono bloccata in questa situazione del cazzo da quattro fiabe. > Monica non amava trattenere le parole, era sempre molto diretta. < Hai trovato l'indizio? > Chiese di nuovo Fede, ma lei scosse la testa con fare sconsolato. < Diciamo che da quando sono qui sono più che altro impegnata a scappare da alcuni personaggi molesti. > Federico si tolse la felpa blu e la offrì a Monica, lei accettò e velocemente la indossò. Ci navigava dentro e dovette arrotolare le maniche più volte. < Grazie. > Federico rimase con solo la sua maglietta grigia a maniche lunghe. < Quindi tu hai incontrato dei personaggi? Io ne ho solo visti alcuni e uno mi inseguito anche se per poco. > Disse Blu rivolta alla ragazza. < Già, a quanto pare sono una calamita per i personaggi, e pensare che da piccola amavo queste fiabe. > Affermò con un sospiro mentre si passava le mani sugli occhi stanchi. < Anch'io amavo queste storie, avrei fatto di tutto per viverle. Invece adesso vorrei solo uscirne. > Fede rimase sorpreso nello scoprire che entrambe le sue nuove compagne di viaggio erano cresciute con quelle fiabe. < Senti Lucia dalle la penna così anche lei può trascrivere l'indizio. > Lucia mostrò a Monica il suo braccio poi le diede la penna che lei prese con la mano sinistra. La ragazzina si trascrisse tutto sul polpaccio destro e segnò quattro tacche e restituì la penna a Lucia. < Io ho un sospetto, per quanto riguarda l'indizio. > Il tempo sembrò fermarsi, Lucia trattenne il respiro e Federico si avvicinò a Monica. < Ecco ho notato che i personaggi che mi inseguono non sembrano sorpresi di vedermi. Mi spiego meglio, insomma noi siamo decisamente diversi dalle persone che abitano le fiabe sia caratterialmente sia per come siamo vestiti, quel nano non era sorpreso di vedere una ragazza dai capelli blu e vestita in modo starno. Credo che dovremmo parlare con uno di loro. > Lucia rimase sorpresa, forse era vero magari erano loro la chiave. < Effettivamente tentar non nuoce, dovremmo trovare quel nano. > Disse Federico diretto a entrambe. < Sto' gran cazzo, quel coso è uno psicopatico non voglio il suo aiuto. Proviamo con la prossima fiaba. > Disse Monica appoggiandosi le mani sui fianchi in un gesto così deciso che la manica sinistra della felpa si srotolò. < Onestamente Monica, meno stiamo in questo posto meglio è. Ora proviamo a parlare con il nano se lui non vuole risponderci allora proveremo nella prossima, va bene? > Chiese Lucia. < Se dobbiamo proprio... > Monica si girò ed entrò in quel labirinto di pietre. I due ragazzi la seguirono inoltrandosi fra le rocce, l'odore di muschio riempiva l'aria mentre il trio camminava in silenzio. < Visto che siete cresciute con questa roba, che favola è? > Delle voci in lontananza parlavano calme. < Non saprei, sai quante fiabe sono ambientate in un bosco? Mi servirebbe un punto di riferimento per capire dove siamo finiti. > Monica si fermò di colpo, poco più avanti c'era il nano che parlava con un ragazzo, e all'orizzonte Lucia vide un castello immerso nella nebbia. Si fermarono e si nascosero dietro alle rocce aspettando che il ragazzo se ne andasse. Quando non sentirono più parlare uscirono dal loro nascondiglio. < Hey tu! Nano dobbiamo parlarti. > Il nano che era seduto su di una roccia si alzò in piedi e li guardò minaccioso. < Perché mai dovrei ascoltarti? > Disse rivolto alla più giovane del trio. < Ti prego, abbiamo bisogno del tuo aiuto. > Supplicò Federico disperato. Il nano si sedette nuovamente in modo da avere il suo viso alla stessa altezza di quello dei ragazzi. < Quindi? Cosa volete? > Lucia fece un passo avanti. < Vorremmo chiederti due cose. > Il nano cominciò ad arrotolarsi il pizzetto con il suo indice destro. < In che fiaba siamo? E se puoi dirci se sai qualcosa sull'indizio del Canta Storie.> Il nano rimase per qualche secondo in silenzio, poi con calma rispose. < Siete nella fiaba dell'acqua della vita, è abbastanza calma come fiaba quindi potete rilassarvi. > Scese dal masso e si mise in piedi davanti a loro al centro del sentiero. < Per quanto riguarda l'indizio posso solo dirvi che i personaggi sono fondamentali, ma non tutti sono come me, non tutti riconoscono le vittime. > Si girò e iniziò a correre. < Aspetta! > Urlò invano Federico al nano, ma ormai era scappato da loro. < Merda. Cosa intendeva con le vittime? > Si chiese il ragazzo ad alta voce. < Facile, siamo noi le vittime. > Disse calma Monica guardando distrattamente il punto in cui il nano era corso via. Il gruppetto rimase in silenzio ad ascoltare il vento mentre ognuno di loro rifletteva sulle parole appena ascoltate.
< Forse dovremmo seguire quel personaggio con cui parlava prima il nano. > Propose il ragazzo. < Si direi che come inizio potrebbe andare, visto che i personaggi sono la chiave per uscire da questo incubo. > I tre cominciarono a seguire il percorso intrapreso dal personaggio che avevano intravisto, nel mentre Lucia pensò al piccolo indizio del nano. < Chi va là! > Avevano raggiunto il personaggio ma lui li sentì e sguainò la spada, pronto a combattere. I ragazzi si nascosero subito spaventati e timorosi di ricevere un fendente in pieno petto. Respiravano lentamente e silenziosamente. Erano sudati a causa della paura, il terrore riempiva i loro petti, Lucia era in una brutta posizione e cadde sotto il suo stesso peso, in piena vista. Il personaggio udì la sua caduta e si avviò nella sua direzione, Lucia disperata arrancò all'indietro, ma quando il personaggio le fu davanti la guardò quasi distrattamente. < State bene damigella? > Gli domandò offrendogli una mano, lei l'accetto e quando fu in piedi lui rinfoderò la spada. < Si, grazie signore. > Rispose Lucia facendo un breve inchino. L'uomo le sorrise e le disse di uscire dal bosco poi le indicò la strada, lei lo ringraziò e finse di avviarsi in quella direzione. Lui si guardò intorno poi si girò e si rimise a camminare verso la fine del labirinto. Poco dopo sentirono i passi allontanarsi e udirono il rumore di un cancello che si apriva.
Non appena si accertarono che il cancello si fosse chiuso gli altri uscirono dai loro nascondigli mentre Lucia tornava verso di loro, cominciò a respirare affannosamente a causa dello spavento e con le mani cercava di raggiungere l'inalatore. Agitò il piccolo oggetto poi inspirò profondamente. < Avete visto? > Chiese lei a mezza voce mentre si riempiva i polmoni della sua medicina, con lo sguardo fissava il cancello poco distante da loro, la nebbia si stava diramando rendendo visibile il cancello e la strada dietro esso. < Lui pensava che fossi un personaggio. > Disse Federico con la voce piena di stupore. < A quanto pare i protagonisti pensano che siamo parte della storia. > Affermò Monica mentre si avviava verso il cancello. Federico e Lucia la seguirono, era un grande e riccamente decorato cancello in ferro battuto e un po' arrugginito con ai lati due grandi leoni di pietra che facevano la guardia con oltre un immenso castello. < Pensateci bene, io in particolare, fino a ora solo gli aiutanti ci hanno riconosciuto e sapevano cosa siamo, ma i protagonisti, loro non capiscono la differenza. Non si rendono conto che noi non siamo parte della loro fiaba. > Monica parlò mentre con una mano seguiva il contorno di un ghirigoro di metallo. < I protagonisti sono la chiave, loro sono gli unici che realmente si comportano come se non fossero in una fiaba, loro non ne sono consapevoli. Per loro la fiaba è la loro vita reale. > Lucia capì il suo ragionamento, e pensò che fosse perfettamente logico. < Scusa un attimo, ma chi sono gli aiutanti? > Chiese il ragazzo. < Ma sei scemo, non hai mai studiato narrativa alle medie o alle elementari? > Chiese la più giovane con fare aggressivo. < Sono i personaggi che fanno da spalla ai protagonisti nelle storie, non sono dei veri e propri personaggi principali ma sono necessari per il fine della trama. > Rispose calma Lucia. I tre decisero di non tentare di entrare nel castello visto che ormai doveva mancare poco alla fine di quella fiaba. < Voi! Lo sapete vero?! Voi lo sapete, ditecelo! > I ragazzi si girarono e videro sbucare dal sentiero due persone, una donna anziana e un uomo sui quarant'anni. La donna si precipitò su di loro e cominciò a scuotere Monica. < Tu lo sai! Dimmelo! > La donna urlava disperatamente, intanto Lucia tentò di liberare la ragazza dalla donna, ma quest'ultima aveva una presa salda sui polsi di Monica. < Di che parli?! Cosa dovrei sapere?! > Urlò Monica dimenandosi per liberarsi. Federico trattene l'uomo che a sua volta aveva tentato di bloccare il ragazzo. < Voi lo sapete! Dovete dircelo vi prego è la nostra ultima possibilità! > Disse l'uomo con la voce che gracchiava a causa del pianto. < Per favore. > Disse lui cadendo in ginocchio. < Non sappiamo niente! Anche noi siamo ancora bloccati qui! > Urlò Monica riuscendo finalmente a liberare i polsi dalla presa della donna. Lei tirò su l'uomo da terra. < Voi mentite, vi abbiamo visto parlare col nano prima, quindi voi sapete e adesso ci direte tutto. > I due si stavano preparando e colpirli di nuovo ma vennero distratti dal cancello che si aprì improvvisamente facendo uscire il protagonista a cavallo insieme a un altro personaggio. Tutti si fermarono e li fissarono, il suono che precedeva la stanza nera risuonò intorno a loro e la fiaba si bloccò. I due cominciarono a correre urlando e piangendo, i tre giovani scapparono da loro Lucia afferrò la mano della più giovane, mentre la donna tentò d'inseguirli un'ultima volta. I tre ragazzi correvano più velocemente e riuscirono a mettere abbastanza distanza dai due, Monica si girò e vide la donna stramazzare a terra nello stesso istante dell'uomo, poi la stanza apparve. < O mio dio sono morti. Mi sono morti davanti agli occhi. >
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Un racconto per un'anima
FantasyQuando sei costretto a lottare per sopravvivere le fiabe non sono più magiche. Se i bambini muoiono mentre ascoltano le fiabe arriva una figura che gli propone un accordo, riavranno la loro vita in cambio di un'altra. Così Lucia si ritrova nei luogh...
