Monica, rimasta sola, girovaga fra le strade lastricate della piccola città commerciale in cui si trova, era una calda giornata d'inizio estate e i campi di grano sulle colline poco lontane le mandarono fitte di nostalgia, tutto sembrava come a casa sua. Quasi fosse ironico, si trova nella sua ultima fiaba, la sua ultima possibilità e davanti a lei c'era un luogo che le ricorda casa, almeno se non ce l'avesse fatta sarebbe stato come averla vista per l'ultima volta. Le persone intorno a lei si spostano da una bancarella all'altra del mercato, comprando formaggi, salumi e saponette, con lo sguardo cercava un venditore di coltelli o di qualsiasi cosa che possa essere potenzialmente un'arma. Intravide un arrotino che affila la lama di un lungo coltello. < Scusi per il coltello quanto vorrebbe? > Chiese, pensò che rubare qualche borsello colmo di monete non dovesse essere così difficile e così si sarebbe armata senza rimanere indifesa. < Mi dispiace non è in vendita, io affilo e basta, non vendo lame. > Monica, con un verso di frustrazione in gola se ne andò. L'opzione migliore rimase derubare qualcuno di un oggetto e non di denaro, ma nessuno veniva al mercato la mattina armato o con qualcosa di appuntito che non fossero i corti e sottili aghi per il ricamo. Mentre continuava a camminare guardandosi intorno notò un ragazzo arrivare dalla strada che portava fuori dalle mura cittadine, aveva una borsa di cuoio che probabilmente conteneva qualcosa di pesante visto l'andamento sbilanciato verso sinistra che aveva. Continuò a osservarlo anche quando entrò in città, aveva lo sguardo perso ma con un radioso sorriso sul volto, come se avesse la testa fra le nuvole o fosse fatto. Sorrideva in modo cordiale a tutti e ogni commerciante che lo chiamava con false occasioni sulla propria merce lo attirava senza problemi. Ma chi può essere così ingenuo? Pensò la ragazza, poi realizzò, c'era una fiaba che parlava di un ragazzo ingenuo che a causa di scambi svantaggiosi finiva per perdere un grosso pezzo d'oro che aveva ricevuto come compenso per il suo arduo lavoro. Oro, ciò che serviva a Monica per comprarsi un dannato coltello o magari una spada, aveva avvistato un fabbro poco prima e teneva esposte molte armi tra cui una grande mazza che lei trovava molto poetica ma sapeva che anche solo un pugnale sarebbe bastato. Era sicura, tentando di ricordare i dettagli della storia, che il ragazzo avrebbe ceduto il suo pezzo d'oro per praticamente qualsiasi cosa trovasse minimamente interessante, il problema era che non aveva niente di tangibile da scambiare. < Fanculo, ho fatto di peggio. > Si disse a se stessa a bassa voce, si avvicinò al ragazzo e gli sorrise in modo accattivante, pensò di aver preso il posto di quella che probabilmente era la prima persona a fare uno scambio con lui perché nessuno dei personaggi intorno a loro la guardava come se non facesse parte di quel mondo, esattamente come la strega nella fiaba in cui morì Rebecca. < Salve straniero cosa ti porta qui? > Chiese continuando a sorridere. < Sto tornando a casa dopo mesi di duro lavoro. > Si sistemò la tracolla della borsa sulla spalla. < Deve essere stato terribile passare così tanto tempo senza vedere la tua ragazza. > Lei gli passo una mano sul braccio. < Non ho la ragazza. > Le orecchie gli si tinsero di rosso mentre lo diceva. < Ma come un bel ragazzo come te! Mi sembra assurdo, e dimmi cos'hai nella borsa? Sembra ti dia molto fastidio. > Lui l'aprì e le mostrò il contenuto, una gigantesca pepita d'oro dalla forma ovale e grande quasi quanto la sua faccia. < Beh, capisco perché sembrassi sofferente. > Lei gli prese le braccia e lentamente lo portò in uno spazio ampio e vuoto fra due negozi, si appoggiò al muro e avvicinò i loro corpi. < Che ne dici se ti libero da questo pesante fardello? In cambio posso darti un bacio. > Lui sorrise ancora di più, si tolse la borsa e la porse alla ragazza, lei la mise in spalla poi si avvicinò ancora di più e si mise sulla punta dei piedi per raggiungerlo e lo baciò. Fu un bacio appassionato e decisamente indicente per gli standard di una fiaba per bambini, ma dopo tutto poteva essere l'ultimo che Monica avrebbe mai dato quindi pensò di approfittarne. Quando si staccò aveva le labbra arrossate e i capelli ancora più scompigliati, nella foga il taglio sulla guancia si era riaperto e alcune gocce di sangue scendevano macchiandole il volto. < È stato un piacere. > Si allontanò tornando verso la piazza principale con le bancarelle, andò dal fabbro che le chiuse le porte in faccia. < Hey! Posso pagarti! > Lui la guarda. < Torna dopo pranzo. > Monica si avviò al centro della piazza, si sedette sul bordo della fontana e aspettò che il pranzo passasse. Era nervosa, Mafalda non si era ancora presentata, il bambino arrivò quasi subito con Rebecca perché con lei ci voleva tanto? Un brivido freddo l'attraversò al ricordo della ragazza e il suo corpo maciullato dai cani. < Cristo. > Disse con la faccia tra le mani, e se lei non si fosse presentata? Sicuramente sapeva delle intenzioni della sorellastra e non presentandosi avrebbe la certezza che sarebbe morta con il collo spezzato. Muoveva il piede nervosamente, si mangiucchiava le unghie e sbuffava ogni volta che vedeva un bambino che poi si rivelava non essere lei. La sensazione di panico aumentò sempre di più nel petto della ragazza, non le serviva a nulla armarsi se non ci sarebbe stato nessuno d'ammazzare.
Poi la vide vestita di nero fra la folla, la guardò dritto negli occhi, Monica si alzò di scatto e la raggiunse in poche falcate, senza esitare prese la pepita in mano e la colpì dritto in faccia, Tanto è già morta, pensò mentre fra la folla urlante continuava a spaccarle la testa, il sangue scorreva sulle pietre chiare della strada e in parte ricopriva anche la ragazza che non riusciva a fermarsi. Ormai il giallo della sua arma improvvisata era coperto di rosso. Il primo pensiero di Monica mentre osserva il volto ormai irriconoscibile di Mafalda sotto di lei, fu che ogni cosa potesse essere potenzialmente un arma proprio come pensava mentre osservava le bancarelle.
Nella foga di colpire la sorellastra era caduta in ginocchio, quando si alzò le gambe erano coperte di sangue scuro, lasciò lì il pezzo d'oro e tornò verso la fontana, la piazza era deserta e nessuno aveva il coraggio di avvicinarsi alla ragazza che aveva appena trucidato una bambina, immerse le mani nell'acqua e si pulì, rubò qualche saponetta da un cestino che era caduto a una ragazza mentre scappava. Lo sporco sotto le unghie rimase ma la faccia e le ginocchia sembravano perfettamente puliti, in netto contrasto con il resto del corpo impolverato, fu tentata di ripulirsi anche l'indizio e le tacche ancora leggibili sul polpaccio, ma non lo fece e non seppe il perché. Finito di lavarsi l'acqua della fontana era diventata rosa e coperta di schiuma, si sedette sul bordo e guardò verso i campi di grano consapevole stavolta che li avrebbe presto rivisti. < Complimenti, gli altri hanno esitato ma tu no. > Non distolse lo sguardo dal paesaggio, alzò leggermente le spalle in un gesto veloce. < Tanto era già morta, io non l'ho veramente uccisa. > Anche il Canta Storie si mise ad ammirare l'orizzonte con lei. < Che premio vorresti? Sei sola quindi non posso portarti gli altri. > Monica girò lo sguardo verso di lui. < Risposte ad alcune domande che vorrei farti. > Lui incrociò le gambe e le donò un meraviglioso sorriso. < Accetto, chiedi pure. > Lei abbassò lo sguardo verso le sue mani, distrattamente si stava togliendo delle pellicine. < Ti dà fastidio che noi tre abbiamo vinto? Che noi torneremo a casa e loro no? > Il Canta Storie guardò verso il cadavere di Mafalda. < Certo che mi dispiace, la mia vita è devota ai bambini non a voi ma sono un uomo di parola, vi ho dato una possibilità di sopravvivere e voi ce l'avete fatta. > Annuì, continuando a giocare con le dita. < Sei stato tu a separarci? Durante la tempesta di sabbia dico. > < Si, vi ho dato una possibilità ma non ho mai detto che non mi sarei divertito a mettervi in svantaggio. > Lei lo guardò schifata ma era troppo stanca per ribattere. < E allora perché riunirci? Quando Lucia ha vinto sapevi che ci avrebbe detto tutto se fossimo stati insieme, quindi perché? > Lui distese le gambe e si alzò in piedi portandosi le mani dietro la schiena. < Onestamente non lo so bene nemmeno io, forse volevo divertirmi. > Anche lei si alzò. < Quale divertimento c'è nel vederci vincere? > I suoi occhi gelidi si posarono su di lei. < Lo scoprirai. > Il suono cominciò e il mondo si bloccò insieme a esso. < Un'ultima cosa, perché lo fai? > Lui si mise un dito sulle labbra. < Questo è un segreto Monica. > Tutto si fece buio e lei scomparve.
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Un racconto per un'anima
FantasiQuando sei costretto a lottare per sopravvivere le fiabe non sono più magiche. Se i bambini muoiono mentre ascoltano le fiabe arriva una figura che gli propone un accordo, riavranno la loro vita in cambio di un'altra. Così Lucia si ritrova nei luogh...
