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Nuovamente si ritrovarono nella stanza nera, tutti insieme. I due anziani non erano lì con loro e Monica ne fu sorpresa, pensava che avrebbero trovato i loro corpi. Un pesante silenzio calò fra loro e rimase fino all'apparizione della nuova fiaba. Il canto degli uccelli li accolse in un fresco sotto bosco ai piedi di un castello in pietra. Di fronte a loro si ergevano delle alte mura di roccia che sostenevano la collina che ospitava l'edificio. Lucia ruppe il silenzio. < Credo che dovremmo salire. > Il trio si diresse alla ricerca di un'entrata. Camminarono rimanendo vicino al muro nella speranza di trovare una scala o un passaggio che li portasse al castello. Camminarono per qualche minuto e quando il muro fece una curva a destra si imbatterono in un fiumiciattolo che si trovava svariati metri sotto due grandi rocce coperte di muschio che erano separate da una striscia vuota creatasi grazie all'erosione dell'acqua contro di esse. Oltre quella riva di sassi videro una scala, i gradini in pietra erano scavati nella roccia e una balaustra di ferro accompagnava la ripida salita. Monica volle fermarsi un attimo e i suoi compagni l'assecondarono. < Il loro collo, si è rotto pochi secondi prima di entrare nella camera nera. > Lucia prese a segnarsi la nuova tacca e gli altri la imitarono. < Quindi quando il tempo finisce ti si spezza il collo. > Disse il ragazzo mentre calciava un sasso. < Direi di sì. > La più giovane si passò le mani sulla faccia e si alzò. < Almeno è veloce. > Disse Lucia sovrappensiero mentre guardava gli alberi intorno a loro.

< Andiamo. > Federico iniziò a salire i gradini e le due ragazze lo seguirono, ma non fecero molta strada. Una giovane donna stava scendendo la scalinata in fretta, indossava un costoso abito blu ormai sporco di fango e strappato in diversi punti. I suoi capelli erano un disastro, ancora incastrati in quella che doveva essere una bella acconciatura ormai rovinata e il trucco sbavato sul viso creava delle strane ombre che le rendevano i lineamenti più appuntiti e spigolosi, tra le mani pronta a usarle come fossero armi teneva due tacchi a spillo. < Voi. Fermi dove siete. > Obbedirono, nessuno di loro si mosse mentre la ragazza dai lunghi capelli biondi li raggiungeva. < Siete come me vero? > Chiese puntando uno dei tacchi contro il petto di Fede. < Si. > Rispose lui calmo, cercò di allontanarsi dal tacco che si stava conficcando nel petto. La ragazza indietreggiò di un passo e prese un profondo respiro accompagnato da una breve risata. Si sedette sui gradini per aiutarsi a indossare nuovamente l'eleganti scarpe, quando si rialzò prese una posizione forte e autoritaria. < Sentite sono bloccata qui da un po', quindi ora verrò con voi che vi piaccia o meno capito? > Monica fece un verso di scherno, superò Lucia e Federico e si mise di fronte alla nuova conoscenza. Anche senza i tacchi la ragazza era nettamente più alta di Monica, infatti con le alte calzature la ragazza eguagliava Federico in altezza. < Senti, se lo chiedi gentilmente forse accetteremo di sopportarti, magari potresti pure presentarti invece di pretendere il nostro aiuto. > La giovane donna squadrò Monica dalla testa ai piedi con un palese sguardo di disgusto. < Sono Rebecca, e mi aiuterete. > Davanti a quella nuova ondata di presunzione Monica fece un passo avanti come per sfidarla, ma Lucia la blocco e sussurrò al suo orecchio: < Non ne vale la pena. > La ragazza si liberò dalla sua presa e tornò infondo al trio scendendo di qualche gradino. < Ciao io sono Lucia mentre loro sono Federico e Monica. > Nuovamente Rebecca squadrò tutti. < Allora da quanto sei qui? > Rebecca portò la sua attenzione al vestito logoro e alle unghie sporche. < Questo non è importante. > Il tempo stringeva e Rebecca non voleva collaborare, si spostarono sulle rive del piccolo fiume ai piedi della scalinata. La nuova arrivata si rifiutò di scriversi l'indizio e pretese una semplice spiegazione a voce. Il trio le raccontò cosa avevano scoperto sino a quel momento, lei sembrò interessata solamente al fatto che le due ragazze conoscessero quelle fiabe. < Quindi voi due siete capaci di dirci dove siamo? Tipo adesso. > Monica alzò gli occhi al cielo per poi posarli su Rebecca e fulminandola con lo sguardo. < No genio, secondo te ti possiamo dire dove siamo solo da un bosco? Sai quante fiabe hanno un bosco come ambientazione? > Disse la ragazza spazientita. Lucia spiegò che stavano salendo le scale sperando di trovare un punto di riferimento proprio per capire come muoversi. < Facciamo così, non appena avremo capito come si esce di qui io dovrò essere la prima, dopotutto voi due siete praticamente delle esperte di questa roba e di conseguenza sarà un gioco da ragazzi uscire per voi. > Con questa affermazione cominciò una lite nel gruppo, per quanto tutti fossero d'accordo sul fatto che le due ragazze fossero avvantaggiate, non riuscivano a sopportare il suo continuo pretendere tutto, Monica arrivò quasi a picchiare la nuova arrivata e poi c'era Federico che era sulla sua stessa barca, anche lui non conosceva quelle storie e meritava aiuto esattamente come Rebecca.

Un racconto per un'animaLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora