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Il paesaggio in torno a loro era scarsamente illuminato, all'orizzonte il sole stava per spuntare, l'aria era salmastra e fresca con una leggera brezza che scompigliava i capelli di Monica. La ragazza indicò con il dito e il braccio alzato il mare calmo davanti a loro, cominciarono a camminare per le strette strade di pietra che attraversavano la collina che dava sulla spiaggia, chilometri di scalini li dividevano dalla riva sabbiosa sotto di loro. < Forse dovremmo scendere in spiaggia. > Suggerì Federico e quando la sua compagna annuì cominciarono la lunga discesa verso la spiaggia. < Dobbiamo pensare a come attirarli, Lucia aveva ragione non credo che usciranno allo scoperto adesso. > Disse il ragazzo. < La prossima fiaba è la mia ultima quindi dovrà presentarsi, nel caso aspetta anche tu l'ultima. > Monica aveva parlato con l'affaticamento nella voce, aveva male a una caviglia che si era storta durante la tempesta di sabbia e la scalinata la stava uccidendo. < Io dovrei aspettare altre tre fiabe ma direi che ne vale la pena. > Accennò un sorriso incerto, era pericoloso aspettare fino all'ultima fiaba, e se i bambini non si fossero presentati? Era rischioso affidarsi alla parola del Canta Storie, per quanto ne sapevano loro le regole potevano essere cambiate dopo la morte di Ornella. Continuarono a scendere in silenzio, la ragazza zoppicava leggermente e il ragazzo continuava a stringere e stendere la mano ancora gonfia. Quando misero i piedi sulla sabbia il sole era comparso e illuminava la distesa d'acqua, i riflessi su di essa sembravano danzare con grazia al movimento delle onde, Monica pensò a quanto fosse bello quel paesaggio e che lo avrebbe apprezzato di più se fosse stato reale. Si sedettero continuando a guardare la luce che aumentava sempre di più, dovevano aspettare le rispettive ultime fiabe quindi avrebbero almeno passato il tempo ammirando uno spettacolo della natura. Un luccichio dorato continuava a infastidire gli occhi del ragazzo che dovette coprirsi con una mano. < Monica guarda. > lui indicò il punto d'oro in movimento e si alzò per avvicinarsi all'acqua, lei lo raggiunse ma dalla riva non si vedeva bene così raggiunsero il corto molo poco distante che ospitava una barca mal messa, s'inginocchiarono e seguirono con lo sguardo l'oro che gli veniva in contro. < È un pesce. > Esclamò il ragazzo con stupore. < So che fiaba è. > Disse la ragazza alzandosi in piedi. < Se prendiamo quel pesce possiamo esprimere un desiderio. > Insieme andarono verso la piccola barca attraccata lì a fianco e presero un retino e una rete da pesca, Federico lanciò la rete in mare mentre Monica tentava di dirigere il pesce d'oro con il retino verso la loro trappola.

Faticando la coppia riuscì a prendere il pesce, spostarono la rete sul molo e l'animale cominciò a saltare divincolandosi in cerca di acqua. < Vi prego liberatemi farò ciò che volete. > Monica prese la rete e la gettò fra le onde, il pesce ne uscì e nuotò per raggiungere il molo. < Grazie di avermi risparmiato, per sdebitarmi vi concederò un desiderio. > I due, nuovamente inginocchiati, si guardarono. < Puoi darci qualche minuto per pensare? > Chiese la ragazza. < Certamente. > Si sedettero sul legno bagnato. < Gentilissimo. > Ringraziò con un certo stupore nella voce, era abbastanza sconvolta per aver conversato con un pesce per di più d'oro e anche protagonista di una delle sue storie preferite dell'infanzia. < Credo che dovresti desiderare che tuo fratello venga qui, io posso aspettare la prossima fiaba ma tu rischi troppo, lui potrebbe decidere di ammazzarti mentre aspetti. > Federico annuì. < Hai ragione ma anche se desidero che venga qui poi nulla gli impedisce di andarsene no? > Lei lo guardò alzando le sopracciglia. < Allora desidera che venga qui e che non se ne può andare. > Il ragazzo si grattò la nuca. < Giusto. > Monica si girò e guardò il pesce. < Ci siamo. > Federico si sporse. < Vorrei che mio fratello venisse qui e che non se ne possa andare per nessun motivo. > Il pesciolino nuotò formando un cerchio per due volte poi andò via, si scambiarono un'occhiata confusa poi una figura minuta apparve sulla spiaggia, Mario era vestito in nero come gli altri bambini e aveva le mani dietro la schiena mentre guardava verso di loro. < Sbrigati potrebbe comunque provare a correre via. > Guardò verso il fratello, prese dei respiri profondi, si alzò e si incamminò verso di lui.

< Federico, perché sei... > la frase fu interrotta quando le mani del ragazzo si strinsero sulla gola del bambino che cominciò a tirare pugni e calci per liberarsi, gli occhi si stavano riempiendo di sangue e a quella vista Federico distolse lo sguardo. Monica era in piedi dietro di lui che immobile osservava il viso coperto di lacrime dell'amico, trascinò il bambino in mare e lo immerse facendolo affogare, le bolle e i movimenti disperati di Mario rompevano la calma delle onde. < Mi dispiace, mi dispiace tanto. > Continuava a ripetere il fratello maggiore mentre i movimenti del più piccolo si fecero lenti e deboli fino a fermarsi. Quando lo lasciò andare il corpo galleggiò spostato dalla corrente, Federico rimase lì con l'acqua che gli arrivava al petto essendosi seduto. Davanti a lui apparve il Canta Storie, dalle ginocchia in giù era immerso ma sembrava non badarci. < Congratulazioni, come premio ritarderò la stanza di due minuti così potrai dire addio alla tua amica. > Il ragazzo alzò lo sguardo sull'uomo. < Fottiti. > Sorrise e mostrò i canini aguzzi. < Onestamente sei stato poco originale, mi è stato detto di peggio. > Non guardò se fosse andato via, si limitò a girarsi e incamminarsi verso la spiaggia dove Monica lo aspettava, lei lo abbracciò. < Ti ricordo i nostri nomi e le città? > Chiese lei senza staccarsi dal suo petto. < Monica Festa-Yazici e Lucia Migli, rispettivamente Matera e Bologna, ammetto che consumerò molto gasolio per raggiungervi ma so che ne varrà la pena. > Lei rise. < Ricordati che in molte area della città non puoi andare con la macchina. > Lei era ancora sconvolta dall'omicidio a cui aveva assistito ma non voleva farlo capire all'amico che già soffriva molto dentro di se. Il suono iniziò, sembrava più lontano del solito, poi anche il mare si bloccò. < Allora mi farò una passeggiata per raggiungerti. > Lei lo strinse forte a se. < Grazie. > La stanza apparve e lei rimase sola consapevole che la prossima fiaba sarebbe stata la sua ultima occasione di uscire viva da lì e di tornare a casa.

Un racconto per un'animaLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora