Quando il nuova paesaggio comparve Lucia era davanti a una taverna affollata nel centro esatto di un villaggio immerso in una foresta d'abeti. Gli abitanti che passeggiavano tranquillamente la guardavano con curiosità, la ragazza era trasandata e in abiti che non rispecchiavano l'epoca e lo stile di vita di quel luogo. Si guardò in torno cominciando a camminare per allontanarsi dalla folla, sembrava un qualsiasi villaggio delle fiabe però dagli edifici e le case pensò potesse essere in Germania ma non ne era certa. Trovò un pozzo dove alcune donne riempivano secchi d'acqua, lei si avvicinò e si sporse per bere, il bruciore alla gola si placò, bevve a lungo dissetandosi. Quando finì si sedette sui gradini di quella che poteva essere la chiesa, sospirò e cominciò a pensare cosa fosse di nuovo andato storto, lei aveva seguito le regole e Clara aveva fatto altrettanto e allora perché non aveva funzionato? Questa domanda tormentava Blu e non sapeva come uscirne. < Hänsel vai a chiamare tua sorella e portami l'accetta. > Un uomo e suo figlio erano a pochi passi da lei, riconobbe quel nome e quando il bambino tornò con l'accetta in mano e la sorella al fianco ne fu sicura.
Erano Hänsel e Gretel, Lucia non era sicura di come funzionasse quando i protagonisti erano due ma pensò che se avesse preso il posto di uno dei bambini sarebbe bastato. Così cominciò a seguirli mentre entravano nella foresta, i tre presero un sentiero mentre lei lì seguì a leggera distanza nascosta fra gli alberi, il piano era aspettare che uno dei fratelli si allontanasse e sostituirsi a lui. Camminavano da circa dieci minuti quando il padre si fermò e guardò nella sua direzione, incrociarono lo sguardo e per un attimo Lucia temette che volesse attaccarla ma lui indicò con un movimento del capo i due figli poi scosse la testa da destra a sinistra. Lei gli mandò uno sguardo confuso ma lui si limitò a ripetere la stessa sequenza di gesti. Perché non voleva che si sostituisse ai figli? Erano i protagonisti e lei doveva farlo, ogni personaggio secondario glielo aveva detto e persino il Canta Storie lo aveva confermato. Ripresero a camminare ma lei rimase ferma con un braccio appoggiato sulla corteccia di un albero, non capiva e continuava a pensare all'indizio e a tutto ciò che le era stato detto, poi le tornò in mente, si sentì una totale idiota per aver dimenticato quell'importantissimo dettaglio. Velocemente guardò verso il cielo, cercava segni della presenza di una casa e cominciò a camminare finché non vide una piccola colonna di fumo che saliva verso l'alto. Seguì quella direzione e si ritrovò in una radura colorata fatta di dolciumi con al centro la famosa casetta di marzapane, senza troppa delicatezza la raggiunse e spalancò la porta. La strega al suo internò si spaventò quando la ragazza entrò, stava sorseggiando del tè e per l'improvvisa entrata della ragazza e aveva rovesciato un po' per terra, la donna si alzò e prese uno strofinaccio per asciugare il pavimento. < Mi hai spaventata, è troppo presto quindi esci e torna fra qualche minuto. > Il caldo causato dal forno acceso era asfissiante e la prospettiva di uscire da lì tentava molto Lucia, ma rimase.
Mentre la donna era chinata a terra sulla macchia di tè, Blu si avvicino al focolare che si trovava spento alle sue spalle, lentamente prese l'attizzatoio appeso lì a fianco e si avvicinò alla strega. Quando fece per girarsi Lucia la colpì con tutta la sua forza sulla nuca facendola svenire, poggiò l'arnese sul tavolo e trascinò il corpo privo di coscienza nella camera da letto, l'adagiò sul materasso e si chiuse la porta alle spalle poi tornò al tavolo e riprese la sua arma. Per qualche secondo si guardò a torno concentrandosi, prese dei respiri profondi e cominciò a urlare. < Ornella! Ornella! Vieni qui! > La chiamava, gridava il suo nome e la pregava di mostrarsi, teneva la testa verso l'alto e guardava il soffitto della casetta. < Ornella ti prego devo parlarti. > Non lasciò mai l'attizzatoio che l'aiutava a sentirsi più sicura, armata e pronta a difendersi. La bambina apparve, era seduta su una delle sedie del tavolo al centro della stanza, lo sguardo indifferente e gli abiti neri. Il forno si stava spegnendo ma il caldo non accennava a diminuire, Lucia s'inginocchiò di fronte alla nipote e cercò di prenderle una mano ma Ornella le appoggiò sul tavolo. < Ti prego, fammi uscire. Io non ti ho mai fatto niente. > La più piccola guardava con indifferenza la sua vittima, era stanca di aspettare e sperava che la ragazza sarebbe morta presto. < Almeno ti senti in colpa? Ti dispiace di aver dovuto scegliere me per questo? > Chiese alzando le braccia e indicando tutto quello strano mondo fiabesco. Lucia sperava di vedere dell'umanità nella bambina o rimorso o dolore, lei sapeva che i bambini erano in grado di pentirsi lo aveva visto in Lorenzo, il dolore che gli aveva visto negli occhi era reale e sperava di vederlo riflesso anche negli occhi di quella bambina, la stessa che aveva cullato, con cui aveva giocato e passato tanto tempo insieme. Se si fosse detta pentita forse la ragazza sarebbe stata pronta a cedere la sua vita per regalarne una più lunga a Ornella, non sarebbe stato giusto ma almeno morire così avrebbe fatto meno male al suo cuore. < Perché dovrei? Io ho vissuto troppo poco e tu eri lì pronta a prendere il mio posto. Se dovessi scegliere lo rifarei, io non merito di morire. > Lucia rilassò il viso, si alzò in piedi e guardò la bambina dall'alto. < Nemmeno io me lo merito. > Strinse più forte la mano sul metallo ormai tiepido poi in uno scatto prese le trecce della bambina con la mano libera e la strascinò di forza sul pavimento, Ornella urlò e cercò di divincolarsi dalla presa della ragazza senza successo. Blu si mise di peso sulle gambe della bambina per impedirle di scappare, nella disperazione la più piccola le graffiava le braccia nude e tentava di strisciare via. La ragazza prese con entrambe le mani l'attizzatoio e lo alzò in alto.
Vi fu un attimo in cui quel mondo sembrò fermarsi, l'unico suono erano i due respiri affaticati delle ragazze e lo scricchiolio del legno sotto di loro, quello fu il momento in cui Lucia sarebbe diventata un'assassina e anche se non voleva non aveva scelta, e forse non aveva nemmeno più pietà per quella bambina incapace di provare un minimo di rimorso.
L'attizzatoio scese e colpì la nipote nel petto, la ragazza sentì un osso rompersi e il respiro mozzarsi, poi lo alzò di nuovo e la colpì nel collo e un lago di sangue cominciò a formarsi intorno al corpo morente di Ornella. Blu continuava a colpirla, gli schizzi di sangue le sporcarono il volto e i vestiti, Ornella rimase con gli occhi aperti per tutto il tempo, mentre il suo corpo veniva colpito, non distolse mai lo sguardo dalla ragazza. Lucia non seppe per quanto tempo aveva pugnalato il corpo morto della bambina e nemmeno quale fu l'esatto istante in cui aveva smesso di respirare, si fermò solamente quando il sangue che scorreva dalla gola entrò nei piccoli occhi scuri che rimasero spalancati e fissi sulla cugina. Lasciò cadere a terra la sua arma e si alzò dal cadavere, si spostò ma rimase seduta a terra con la schiena poggiata al muro, il respiro affannoso che si calmava e le gambe fra le braccia, guardava il cadavere davanti a lei con la stessa espressione fredda che portava la bambina. Non le importava di essere ricoperta di sangue dalla testa ai piedi, anzi non le importava più di nulla, nella sua testa continuava a rivivere l'istante in cui le veniva dato quell'indizio chiave che tutti avevano ignorato. Le parole di quel rospo le risuonavano nel cervello, < I protagonisti possono trarre in inganno, possono essere diversi. >, erano i bambini i veri protagonisti, erano loro che sceglievano le vittime e venivano protetti dal Canta Storie, loro apparivano diversi privi di umanità e ora le sembrava così ovvio. Tutta quella situazione, le fiabe e il sacrificio, tutto era successo per loro, per salvarli e riportarli in vita, quelle storie e gli indizi servivano per confondere le vittime così da fargli pensare una strategia sbagliata per uscire da lì.
< Complimenti, ammetto che non mi aspettavo fossi tu a capirlo, io puntavo sulla giovane Monica. > L'uomo in abiti medievali tinti d'azzurro la guardava, era in piedi vicino al cadavere della bambina alla quale riservò uno sguardo veloce. < Sono felice che tu abbia vinto, mi hai divertito molto. > Lucia lo guardò con odio. < Immagino che l'essere torturata fisicamente e psicologicamente sia stato esilarante per te. > Si alzò e uscì dalla casa, lo sbalzo termico le causò una serie di brividi freddi, lui la seguì e con passo veloce la superò fermandosi davanti a lei, prese un fazzoletto ricamato da una tasca e glielo porse. Lei lo guardò e ricominciò a camminare, voleva allontanarsi da lui e lasciare quel posto per sempre. < Credo che ogni vincitore si meriti un premio non trovi? > Lei lo guardò e si fermò incrociando le braccia al petto. < Del tipo? > Chiese con dello scetticismo nella voce. Il Canta Storie fece un ampio gesto col braccio sinistro e al centro della radura apparvero due figure, Monica aveva i vestiti che fumavano leggermente come se avessero preso fuoco e Federico cadde a terra. Entrambi erano feriti e sporchi anche se non come la loro amica. Quando i due ragazzi si ripresero dallo shock si guardarono in torno e quando si notarono a vicenda tutti insieme si corsero incontro per abbracciarsi. Anche se Lucia stava sporcando di sangue fresco i suoi compagni a loro non importava, erano di nuovo insieme e stavolta nessuna tempesta di sabbia li avrebbe divisi. < Godetevi questo momento, tra poco Lucia tornerà a casa. > Scomparve e i tre ragazzi rimasero soli, Monica si asciugò una lacrima solitaria che cadde sul lungo graffio che le ricopriva la guancia sinistra, Federico strinse le sue due amiche ancora più forte, la mano con cui aveva tirato un pugno a un personaggio era gonfia e rossa. Lucia si staccò e sorrise ai suoi compagni poi tossì e si fece seria. < Ascoltatemi so come uscire, dovete uccidere i bambini. > Calò il silenzio, lei sapeva che loro erano stati sacrificati dai rispettivi fratelli e non sarebbe stato facile ucciderli. < Non posso. Mio fratello è già morto a causa mia, io non posso rifarlo. > Il ragazzo aveva la voce rotta dai singhiozzi. < Lo so ma devi e non sarà facile, credo che non sarà semplice attirarli ora che io ho ucciso Ornella e forse sarete costretti ad aspettare la vostra ultima fiaba, lì dovranno mostrarsi per forza. > Blu parlava in fretta, non voleva perdere tempo e le informazioni erano vitali per i due ragazzi. Monica prese le mani di entrambi e li guardò. < A questo penseremo noi, ma ora promettiamoci che fuori da qui ci ritroveremo perché io non riuscirei a vivere senza qualcuno con cui parlare di ciò che è successo. > I ragazzi annuirono e le sorrisero. < Federico Lusini, abito a Siena. > Il rumore della stanza cominciò. < Monica Festa-Yazici sono di Matera. > Il paesaggio si blocco. < Lucia Migli abito a Bologna. Promettetemi che mi troverete, cerchiamoci sui social o guidiamo fino alle nostre città non m'importa ma non lasciamoci. > Si sorrisero e strinsero forte un ultima volta, la camera apparve e Lucia scompari lasciando i suoi due compagni abbracciati senza di lei.
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Un racconto per un'anima
FantasyQuando sei costretto a lottare per sopravvivere le fiabe non sono più magiche. Se i bambini muoiono mentre ascoltano le fiabe arriva una figura che gli propone un accordo, riavranno la loro vita in cambio di un'altra. Così Lucia si ritrova nei luogh...
