In un momento in un luogo
Monica sentiva una strana sensazione sulla pelle, quando aprì gli occhi vide un soffitto a volta con un affresco biblico, riluttante tentò di alzarsi, al primo movimento sentì il rumore di pezzi di vetro che cadevano, ne era ricoperta. Si trovava all'interno di una teca a circa mezzo metro da terra, il vetro era distrutto e le ricadeva intorno come un lenzuolo. Lentamente cercando di non tagliarsi si mise in piedi, notò che indossava un vestito nero e delle scarpe eleganti dello stesso colore, delle teche formavano un cerchio e dietro a ognuna di esse vi era un trono di legno, il vetro di quelle al fianco della sua era rotto mentre le altre sei erano intatte, tutte le teche erano vuote. Osservò le sue mani, nessuna ferita e nessuna traccia di sporcizia, trovò uno specchio appeso a una parete e con gioia vide che il taglio sulla guancia era scomparso e che i capelli erano ordinati e pettinati. Si guardò intorno, le sembrò di trovarsi dentro una vecchia libreria, volumi antichi e libri più moderni ricoprivano ogni centimetro della bottega, erano sparpagliati sugli scaffali o accatastati sul pavimento in alte colonne impolverate. Vi erano anche svariate cianfrusaglie e oggetti di ogni epoca, un atlante in legno giaceva in un angolo, un porta ombrelli di plastica ospitava svariati bastoni da passeggio intagliati, un grammofono rotto si trovava sopra una pila di vinili e una televisione gialla degli anni novanta era accesa con la schermata che lampeggiava "nessun segnale". Dava l'idea di un piccolo mercato delle pulci disordinato e dimenticato, fra gli scaffali notò un movimento e Monica fece un passo indietro. < Lo so, dovrei riordinare ma la verità è che non passo molto tempo qui. > Il Canta Storie comparve con un volume in pelle in mano, teneva la testa china mentre leggeva poi alzò lo sguardo sulla ragazza, prese una collana da per terra e la utilizzò come segna libro. Si avvicinò tenendo il libro in mano, un crocifisso spuntava dalle pagine, un rosario realizzò Monica e pensò che fosse assurda la presenza di Dio in quel luogo. < Pronta a tornare a casa? > Si avvicinò a una porta che lei non aveva notato durante la sua ispezione, era normalissima in legno e con la maniglia d'ottone, anonima con nulla di speciale. L'uomo appoggiò la mano sulla maniglia ma senza aprire. < Vorresti dimenticare? > Lei lo guardò in silenzio. < Se ti dessi la possibilità di tornare a casa senza alcun ricordo lo vorresti? > le mancò il respiro. < Io... > Monica non lo sapeva, una parte di lei voleva prendere quello che era successo e chiuderlo in un dimenticatoio nel proprio cervello, ma voleva anche rivedere i suoi amici, gli unici in grado di capirla. Si erano fatti una promessa ma era successo prima che sapessero di questa possibilità, lei ne era tentata, disperatamente tentata e voleva placare quel dolore. Poi ripensò all'abbraccio con Federico e Lucia, le loro voci quando si erano scambiati le reciproche informazioni, i sorrisi e le lacrime condivise in quel momento. < No, voglio ricordare. > Il Canta Storie sorrise. < Sicura che non te ne pentirai? > Lei lo guardò dritto negli occhi. < Sicuramente me ne pentirò ma ho fatto una promessa. > < Molto bene.> Aprì la porta e la invitò ad attraversarla.
Mercoledì diciannove ottobre a Matera
Era nel salotto di casa sua a notte fonda, l'unica luce proveniva dalla TV accesa su un programma di sopravvivenza. Guardò i suoi vestiti, gli stessi del giorno dell'incidente di Mafalda, prese il cellulare che aveva in tasca e guardò la data, era tornata indietro a quel giorno. Si precipitò in camera della bambina trovando il cadavere della sorellastra gonfio a causa delle mandorle, si avvicinò al corpo e pianse, qui e in quel momento Mafalda era morta tutto ciò che era successo nelle fiabe non importava perché non era lei. Prese il telefono e chiamò un'ambulanza, si alzò e prese una penna dalla scrivania dimenticata lì probabilmente dopo una sessione di studio, alzò la manica destra della felpa e cominciò a scrivere. Lucia Migli, Bologna e Federico Lusini, Siena. La porta si spalancò mentre Monica abbassava la manica, suo padre ed Emilia entrarono insieme a tre paramedici, la donna urlò alla vista della bambina e Domenico corse ad abbracciare la figlia che singhiozzava sulla sua spalle.
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Un racconto per un'anima
FantasyQuando sei costretto a lottare per sopravvivere le fiabe non sono più magiche. Se i bambini muoiono mentre ascoltano le fiabe arriva una figura che gli propone un accordo, riavranno la loro vita in cambio di un'altra. Così Lucia si ritrova nei luogh...
