Antichi Sub in guerra

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Rispondo alla richiesta di fabioluccia03

Hola! Mi sta venendo in mente una domanda da porti, ovvero: conosci qualche tecnica di combattimento subacquea (anche attraverso macchinari) da parte degli antichi Greci e/o romani? In alternativa, hai idea se esista qualche mito o leggenda in merito e cosa narri nello specifico? Grazie in anticipo e chiedo scusa per l'orario 😅

Ero convinto di dover cercare qualche mito poco conosciuto, e invece studiandomela bene ho scoperto alcune semplici ma ingegnose tattiche che i nostri antenati usavano anche senza avere chissà quale tecnologia super-avanzata.


Prima di tutto, voglio mostrarvi il primissimo esempio di "tecnologia subacquea" inventato proprio in Grecia: La campana subacquea.

Funzionava così: sostenuta da un argano (che si trovava su una nave o nel porto), la campana era calata in acqua, e le zavorre attaccate le consentivano di scendere sotto il livello dell'acqua nonostante fosse piena d'aria

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Funzionava così: sostenuta da un argano (che si trovava su una nave o nel porto), la campana era calata in acqua, e le zavorre attaccate le consentivano di scendere sotto il livello dell'acqua nonostante fosse piena d'aria.

Proprio il fatto che fosse piena d'aria consentiva ad una persona di potercisi calare dentro e di poter respirare: la stessa pressione dell'aria teneva una parte della campana libera dall'acqua. In questo modo, una persona poteva arrivare a profondità maggiori, riducendo al tempo stesso il tempo impiegato a risalire per riprendere aria (per entrambe le situazioni, la campana fornisce una scorta d'aria molto più vicina).

Inoltre, dei tubi ausiliari messi in cima alla campana avevano due funzioni: far ricircolare l'aria (altrimenti dopo un certo periodo sarebbe diventata irrespirabile), e aumentare la pressione dell'aria all'interno della campana (se non ci fosse questo tubo, la pressione dell'aria rimarrebbe costante, ma andando in profondità aumenterebbe quella dell'acqua, quindi l'aria verrebbe "schiacciata" in cima, riducendo quindi la zona sicura per il sommozzatore).

Il primissimo utilizzatore di questo strumento fu Alessandro Magno, ma non fu per scopi militari, dunque ritengo inutile parlarne oltre.

Ho preferito parlare di questa tecnologia per onestà intellettuale, ma non mi risulta che sia stata usata effettivamente per scopi militari, e la cosa ha perfettamente senso: come state per leggere, gli antichi sub, che da ora in poi chiamerò apneisti per correttezza, si dedicavano a operazioni di guerriglia e di disturbo, dunque non potevano correre il rischio di farsi notare manovrando un tale marchingegno.

Dunque, queste persone si tuffavano in apnea, con la tecnica della skandalopetra: una grossa pietra che veniva usata come zavorra, assicurata con una fune al corpo del sub. Quando poi l'apneista aveva finito il lavoro, tagliava la fune, per avere una risalita facilitata. 


La prima storia di questa tecnica usata in ambito militare è quella di Scillide e di sua figlia Idna durante la prima guerra persiana (quella delle Termopili).

Prima della battaglia di Salamina, flotta persiana si fermò nei pressi del monte Pelio. Scillide e Idna (che cercavano da tempo un pretesto per passare dalla parte greca) aspettarono una notte di tempesta, e quando questa arrivò, si avvicinarono di nascosto alla flotta, si immersero in acqua, e sabotarono la flotta, spostando le ancore e tagliando gli ormeggi, lasciando le navi in balìa degli eventi e causando un disastro immane; fu anche grazie a loro se i Greci affrontarono una flotta pesantemente indebolita, vincendo la battaglia.


Ritornando un attimo ad Alessandro Magno, durante l'assedio di Tiro entrambi gli schieramenti sfruttavano tattiche simili a quella di Idna, al punto che i Macedoni arrivarono a legare le ancore e gli ormeggi con catene di ferro, anziché di corda come era consuetudine ai tempi.


Durante la seconda guerra del Peloponneso (combattuta fra Sparta, Atene, e rispettive alleanze) degli apneisti si immergevano sott'acqua per portare provviste a degli Spartani assediati su un'isola. Ovviamente si trattava di roba che non si rovinava con l'acqua, quindi roba come semi e vasi di miele. Li portavano in grossi sacchi di pelle, che all'epoca era il materiale più adatto allo scopo.

Inoltre, gli apneisti servivano anche per contrastare le strategie marittime di Atene: gli ateniesi invece di porre delle fortificazioni vere e proprie, piazzavano delle barricate di legno sotto al livello dell'acqua, in modo che potessero far incagliare le navi nemiche (allo stesso modo in cui fanno i banchi di sabbia naturalmente) pur essendo difficili da individuare, perché erano sott'acqua. Ebbene, gli apneisti scendevano sott'acqua con coltelli, seghe e altri attrezzi, per smantellare tali barricate.


Passando all'antica Roma, quando il console Quinto Marcio Filippo attaccò la Macedonia, il re Perseo si fece prendere dal panico e, pur di non lasciare il tesoro ai Romani, lo fece gettare tutto in mare. Quando poi passò l'emergenza, quasi tutto il tesoro fu recuperato dagli apneisti. Non è proprio un aneddoto "militare" ma aiuta a mostrare il fatto che avere dei buoni apneisti (o meglio ancora, figli e discendenti di Poseidone) sia utile in più di un modo.


Vegezio menziona il fatto che non solo ogni soldato, ma addirittura ogni operaio dell'esercito romano (inclusi i minatori, che in teoria con l'acqua non dovevano averci proprio a che fare) sapevano nuotare, e questo per consentirgli manovre simili a quelle descritte, più qualcun'altra che ora vedremo nel dettaglio.


Nell'assedio di Numanzia, dei degli apneisti si immergevano nel fiume per portare provviste alla città; Scipione Emiliano voleva risolvere di nuovo con le barricate, ma sapeva che gli apneisti (che i romani chiamavano urinatores) avrebbero potuto sabotare anche quelle, perciò introdusse una modifica: fece legare coltelli, punte di lancia, ed ogni sorta di oggetto appuntito alle barricate con delle corde; la stessa corrente del fiume teneva quelle armi in movimento costante, ed era impossibile avvicinarsi senza essere feriti anche profondamente.


Gneo Pompeo, durante la guerra civile, assaltò via mare la città di Oricum, nell'Epiro. Marco Acilio, comandante del posto, fece bloccare l'accesso al porto ammassando pietre e relitti di vecchie navi sul fondale. Furono proprio gli urinatores a risolvere il problema a Pompeo: essi si immersero e spostarono le pietre che tenevano le navi in posizione, consentendo così alla flotta di trainarle via e di sgombrare il passo.

Decimo, un alleato di Cesare, era assediato da Antonio a Mutina. Degli alleati volevano far sapere a Decimo che stavano per arrivare i rinforzi, ma la città era totalmente circondata. Provarono a mandare messaggi visivi da alberi alti, ma non riuscirono. Allora incisero il messaggio su un sottile pezzo di piombo, lo arrotolarono come una pergamena e lo diedero ad un urinator, che portò via acqua il messaggio a Decimo. Da quel momento in poi la comunicazione continuò totalmente indisturbata grazie a questo sistema.




Finito! Ovviamente i nostri antenati non potevano svolgere operazioni eccessivamente complesse, poiché gli mancavano i mezzi per farlo, ciò non toglie che riuscirono ad inventarsi strategie più che efficaci nonostante tutto. Se ho mancato qualcosa che volevi sapere, scrivimi un commento e rimedierò subito. Voialtri, se avete argomenti da chiedere, fate pure! Alla prossima!

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