Capitolo Sedicesimo

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Is our secret safe tonight?


Non era stato facile prendere consapevolezza di quello che aveva visto e fatto. Ricordare come fosse stata attaccata, ricordare quegli occhi che le bucavano la pelle, ricordare tutte le mani che si aggrappavano sul suo corpo. Non era stato affatto bello recuperare quei ricordi, per quanto lei stessa li rivolesse.

Non ricordava tutto in maniera lucida, ricordava di aver spintonato Jimmy e di averlo fatto sbattere con violenza allo stipite della porta. Si era scusata subito. Per quanto lei non reputasse la sua relazione con lui al pari di quella con Eric o Faust, ma anzi decisamente ad un livello inferiore, era conscia che lui non meritava un trattamento del genere.

Lui si era sempre mostrato gentile nei suoi confronti. Forse anche troppo. Aveva accettato le sue scuse senza alcuna riserva. Pace fatta e amici come prima. Ma le sembrava strano, lo aveva riempito di brutte parole e azioni, fosse stata in lui non si sarebbe perdonata neanche dopo anni. Però lui la pensava in modo diverso.

Jimmy aveva parlato brevemente con il dottor Knight, e come sapeva già, quello che la ragazza aveva fatto non era stato in alcun modo intenzionale. Vittima di forti allucinazioni e di un probabile attacco di panico non era riuscita a soppesare le sue azioni e a gestire i suoi pensieri. Per questo Jimmy non gliene dava una colpa, era stato un singolo episodio isolato.

In infermeria, con un ago cannulo infilato nella parte interna del gomito, ci era rimasta una sola notte. Notte che aveva passato da sola a pensare e ripensare a cos'altro non ricordava. Sapeva che mancavano dei piccoli tasselli nel suo cervello, ne era certa. Non solo l'aveva constatato durante la seduta di quel pomeriggio, ma anche quel giorno nella sala ricreativa con quel signore che leggeva.

Era orribile la sensazione di non sapere. Non che fosse una maniaca del controllo, solo che la infastidiva sapere di non avere dei tasselli. A tornare indietro aveva solo dei brevi flash della sua infanzia, nulla che le interessava, poi poco della sua adolescenza e infine quando, sotto velato suggerimento di Faust, si era chiusa in casa.

Facendo dei conti conosceva poco degli anni precedenti. Sapeva che li aveva vissuti, di certo non era stata ibernata, ma non sapeva cosa aveva fatto, nulla, tabula rasa.

Quando delle dita fredde accarezzarono la sua mano, che teneva poggiata sulla pancia, si risvegliò dai suoi pensieri. Quei pensieri non la lasciavano in pace dalla notte precedente in infermeria. Una notte che aveva passato completamente da sola, se escludeva l'infermiere di guardia. Fortunatamente questa notte però si prospettava diversa.

Eric era venuto a trovarla. Il fatto che si vedessero sempre più di notte, e che durante il giorno i loro incontri iniziavano a diminuire, le faceva sentire la sua mancanza. Le mancava quando lui non c'era, e voleva che restasse sempre con lei quando tornava. Era una sensazione che aveva già associato a qualcuno, solo che ancora temeva a darle un nome.

Eric si sedette accanto a lei. Ella tolse la coperta dalla gambe e si mise a sedere accanto al ragazzo, con le gambe che pendevano dal letto. Lui le accennò un sorriso e intrecciò le sue dita affusolate a quelle di Maryanne che non esitò un istante. Erano poche le cose che le davano sicurezza in quella clinica e quella stretta di mano era una di quella. Forse era la più bella, naturalmente preceduta da Eric stesso.

Incrociarono i propri sguardi. Un espressione calma, di chi ha sempre tutto sotto controllo, aleggiava sul volto del ragazzo. Quell'espressione riuscì in parte a contagiare Maryanne, perché ella sapeva che non aveva tutto sotto controllo, non riusciva ad avere controllo nei suoi ricordi.

Eric le strinse la mano più forte quando vide che la mente di Maryanne non gli stava dando completa attenzione. «Andiamo» disse iniziando a tirarla un po' verso di lui. La ragazza non capiva a cosa si stesse riferendo. Andiamo dove? A quell'ora di notte erano sempre stati insieme a parlare un po'. Che intendesse scappare in quel momento? Impossibile, l'avrebbe avvisata.

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