Thanks for the memories even though they weren't so great
Era da un po' di tempo che non guardava il cavallo storto che abitava lo studio dello psichiatra. Era sempre rimasto allo stesso posto, non si era mosso di un solo centimetro, sicuramente da solo non avrebbe fatto chissà quanti passi. Continuava ad essere divertente da fissare, ci si perdeva nei dettagli ben prodotti. In effetti trovava esilarante che un prodotto così ben fatto fosse così storto.
Quando si rese conto di essersi incantata, e si ricordò che non sarebbe sembrata attenta alle parole del dottore in quello stato, alzò il volto e lo puntò al più presto verso quello del suo interlocutore, che aveva preso a fissare insieme a lei la statuina storta che ravvivava, in un certo senso, lo studio.
«Cosa ti attira di quel soprammobile?» domandò accarezzandosi il mento con neanche un accenno di barba. Pareva interessato quanto lei alla statuina, e sicuramente voleva scoprire cosa la attirava così tanto. «È storta» rispose indicando la zampa e guardando nuovamente il cavallo.
«Già» sospirò, era conscio di questa caratteristica bizzarra, ma si era affezionato anche per quello. «Me lo ha regalato mia moglie quando sono stato assunto in questa clinica. L'ha trovato in un mercatino di antiquariato e ha subito pensato che fosse perfetto per questo studio». Concluse sospirando al ricordo del suo primo giorno di lavoro.
Maryanne non sapeva che l'uomo fosse spostato, ora che lo notava portava una fede d'argento all'anulare della mano sinistra, però non ci aveva mai fatto caso. Era come convinta che l'uomo non potesse avere una vita all'infuori del suo posto di lavoro. Un pensiero sciocco, convenne Maryanne. Certo che aveva una vita.
«Da quanto state insieme?» domandò. Fu strano quando lo chiese, di solito era Abel a porre delle domande e lei era quella che rispondeva, invece questa volta la situazione si ribaltò. Questo non infastidì affatto Abel, anzi era felice di avere una vera e propria conversazione con Maryanne. «Da sempre, dal primo anno di università» disse cercando di non perdersi troppo nel viale dei ricordi.
Maryanne colse quello sguardo, era lo stesso che aveva sua madre quando ripensava ai primi anni di fidanzamento. Era nostalgia, ma non quella che ti fa sentire male. Quella che stava giocando nello sguardo dell'uomo era una nostalgia che riscaldava il cuore, che faceva venire voglia di rivivere quei momenti, anche solo tramite foto o ricordi.
Sì, era piuttosto brava a riconoscere quel genere di sentimenti, li aveva visti in molti sguardi prima che decidesse di abbassare il capo e non incrociarne più.
«E tu» iniziò Knight tornando a guardare la paziente, «Quando hai conosciuto Faust?» domandò. Tutte le volte che le poneva delle domande del genere queste la infastidivano particolarmente, non amava scavare nella memoria da quando aveva scoperto che dei ricordi erano sconosciuti persino a lei stessa.
Anche questa volta non fu da meno, però non se la prese poi tanto, la trovava lecita come domanda dato che anche lei si era impicciata nella sua vita privata. Provò ad accedere ai vecchi cassetti della memoria, ma continuavano ad esserci ricordi impolverati, difficili da leggere.
«Come si chiama sua moglie?» cercò di temporeggiare. Ricordava che era successo un paio di anni prima, ma non ricordava il momento esatto. Aveva il presentimento di non essere sola quel giorno. «Bethany» rispose dissoluto.
Maryanne annuì e sospirò, «Non lo ricordo, due anni fa credo, ma è tutto avvolto da una nebbia» concluse abbandonando lo sguardo. Si vergognava a non ricordare cose avvenute poco tempo prima. «Mh, proviamo a ricordare come abbiamo fatto per il sogno» suggerì Abel.
Una lampadina metaforica si accese nel cervello della giovane. La polvere che le impediva di leggere i suoi ricordi fu come spazzata via. Il sogno, era quello, era così che era andata. Non era un sogno qualsiasi, ne aveva ormai una certezza.
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When We Are Gone
General FictionNon era semplice mettersi nei suoi panni. Non era da tutti provare empatia nei suoi confronti. Agli occhi del mondo quello era l'unico posto giusto per lei. Per gli 𝘢𝘭𝘵𝘳𝘪 sarebbe dovuta restare lì a vita, o almeno fino a pronta guarigione. Per...
