Capitolo Diciottesimo

8 0 0
                                        

How should I feel? Creatures lie here

Sulla sedia in legno che qualche mese prima sua figlia aveva trovato scomoda, ma con un sedile piuttosto ampio, ora sedeva la madre, Juliet. Una postura corretta, con la schiena ritta, le braccia giunte sulla borsa che giaceva sulla gambe, foderate da un pantalone formale colore grigio topo.

Aveva un aspetto stanco, delle occhiaia mal celate da del trucco solamente accennato. I capelli erano sciolti e le ricadevano lisci e scompigliati sulle spalle, non andando oltre l'altezza del seno. Si sfregava le mani fra di loro nell'attesa che il dottor Knight iniziasse il colloquio. Questa volta era sola, e quindi sarebbe stata solo lei a subire i rimproveri di Knight.

Era certa che le avrebbe ricordato quante volte era mancata, quante volte aveva promesso che sarebbe stata presente la volta successiva ed invece era mancata comunque. Era conscia del fatto che avrebbe dovuto esserci di più per sua figlia, ma ora come ora quello era il suo massimo di presenza.

«Signora Bell, oggi è qui da sola?» chiese Abel per iniziare la conversazione. Aveva da dirle di persona un po' di cose prima di poterle fare vedere Maryanne. In tutto il tempo in cui erano stati assenti li aveva tenuti informati per via telefonica, ma certe cose era meglio chiarirle di persona.

«Sì, mio marito non poteva assentarsi da lavoro, ed io ho dovuto prendere un permesso speciale». Si passò una ciocca biondo cenere dietro l'orecchio. Le parole furono pronunciate con un certo astio, ma il tono era stanco per poterlo fare trasparire al meglio.

«Pensavo che lei non lavorasse» disse il dottore con sincera curiosità. Da quel che ricordava lei era una casalinga, mentre era il marito l'unico a lavorare in famiglia. «Non più» sputò, Abel le lasciò il tempo di continuare, «Per pagare al meglio le bollette, tutte le spese e la clinica ho dovuto ricominciare anch'io».

Abel notò nello sguardo e nelle parole della donna lo stesso risentimento che aveva il marito mesi prima. Non stavano passando una bella situazione, cercava di comprenderli, ma da un punto di vista egoistico lui pretendeva che si facessero vivi per essere a conoscenza dei progressi o delle regressioni della figlia.

«Capisco» pronunciò aprendo il fascicolo di Maryanne. «La vedo dura» sibilò la donna. Quando i soldi per mandare avanti una famiglia si fanno pochi il malumore e la scontentezza si fanno sempre più largo. Questa, purtroppo, non era una situazione sconosciuta alla famiglia Bell.

«Parlando di Maryanne» iniziò guardando i suoi appunti, «Sono successe diverse cose, e ci tenevo ad esporvele anche qui di persona». La donna annuì e l'uomo continuò. «Dall'ultima volta ha fatto molti passi in avanti, è più partecipe alla vita della clinica, segue una routine e assume i medicinali prescritti, anche se alcune allucinazioni persistono» fino a quel punto sembravano solo cose positive, ma sapeva che sarebbero arrivate presto le note negative.

«Come le ho detto settimane fa, in una telefonata» sembrò sottolineare l'ultima parola, «Maryanne quando è entrata nella sale ricreativa ha preso possesso di un paio di forbici con le quali in seguito si è tagliata i capelli, fortunatamente non si è fatta nulla di male» esplicò nuovamente la situazione.

Quando Juliet l'aveva sentito la prima volta era stata presa dalla paura, temeva che si potesse essere fatta del male senza rendersene conto, in fondo uno dei motivi per il quale si trovava lì era perché aveva tentato di buttarsi dal tetto del loro palazzo. Ricordò l'orribile sensazione che la percorse da capo a piedi.

Quando anche suo marito ne venne a conoscenza si infuriò. Iniziò a sbraitare, e anche giustamente. Aveva lasciato sua figlia nelle loro mani, e riteneva che come minimo dovessero tenerla d'occhio, altrimenti tutti quei sacrifici diventavano inutili.

When We Are GoneDove le storie prendono vita. Scoprilo ora