Cap. 21 - Come ai vecchi tempi

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COME AI VECCHI TEMPI








«Rimembravo narrazioni di personaggi frivoli e trogloditi con no­stalgica simpatia; erano ricordi ina­deguati per ciò che dovevo diven­tare, eppure mi piaceva pensare che un giorno avrei potuto leggere di nuovo queste storie raccontate ai più piccoli senza alcun tipo di far­dello che potesse attanagliare il mio destino. All'inizio l'idea di essere una specie di eroe mi at­tirava, quasi ne fossi soddisfatto, ma i problemi cominciarono quando crebbi.

Più passava il tempo, più si evolveva dentro di me la concezione di re­sponsabilità e subito pareva che i miei timori di essere inappropriato al mio incarico prendessero il sopravven­to. Quando ero spaventato da quello che mi at­tendeva, mi rifugiavo in una delle storie che mi raccontava mio padre da piccolo, piene di personaggi bizzarri. Tra loro, ricordo ancora quell'avventuriero che partì verso terre ignote per apprendere le arti marziali: viaggiava in compagnia di un picco­lo cane trovatello dal pelo arruffato, li­brandosi nell'aria in una bolla di sapone che usava per spostarsi da un luogo all'altro.

Da bambino sarei stato capace di trascor­rere ore a pensarmi in una bolla di sapone volante. Chissà se era comodo o veramente divertente come credevo... ma non importa più ormai. Si cresce e con noi cresco­no e nascono tante altre preoccupazioni.

Strana, la vita: oggi sei qui e domani potresti trovarti chissà dove a fare chissà cosa. Io ne sono la pro­va.

Non avrei mai immaginato la mia situazione, né mi sarei immagina­to a scrivere su un foglio i ricordi della mia infanzia. Ma è quasi piace­vole.

Quando alla mia età si scrive del proprio passato pur conoscendo la quantità di rughe che hai in volto, allora puoi ve­ramente dire di aver vissuto. È il mio caso.

È motivo di grande soddisfazione per me ricordare tutto della mia vita, anche i dettagli come l'uo­mo nella bolla di sapone. Significa che non ho voluto cancellare nulla di ciò che è stato ed è positivo: ciò che sono oggi lo devo a quello che ero ieri.

Questo diario è la prova del mio vissuto, nonostante le fatiche e le re­sponsabilità che mi sono state affidate, non lo rinnegherei mai.

Sono riflessioni che non avrei mai fatto, un tempo: evidente­mente col passare degli anni divento sentimentale... buffo come tutto possa cambiare senza il minimo preavviso. Cercherò di la­sciare quante più memorie possibili in questo scritto, affinché tu, che stai leggendo, rie­sca a comprendere il mio trascorso e ciò che voglio trasmettere, i va­lori che voglio insegnarti.

Scrivere mi fa stare bene, è come uno sfogo e alla fin dei conti è come se stessi comunicando con te che vieni dal futuro. È quasi ango­sciante, a pensarci. Spero che tu possa apprendere dalla mia penna e riuscire nel tuo compito.»

Viktor richiuse delicatamente il diario di Xemnath.

Anche lui aveva tentennato molto riguardo al suo incarico; avrebbe preferito evitare tutto, ma alla fine era riusci­to ad accettare il proprio destino.

Xemnath sembrava tenere al diario che stava scrivendo e auspicava che il prescelto lo leggesse.

Il giovane non sapeva più a cosa pensare: era troppo tardi per pren­dere qualsiasi decisione. Lui, Selene e Ga­briel avevano fatto tardi, ma era l'unico a doversi ancora addormentare. Nonostante la stan­chezza, qualcosa sembrava impedirgli il sonno, come il ronzare di un insetto fa­stidioso in un orecchio.

Infine, quando giurò di aver intravisto uno sprazzo di luce dalla fine­stra della camera, si abbandonò com­pletamente sul letto.

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Viktor (Il Ciclo della Rinascita, Vol. 1)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora