Cap. 41 - L'essenza della natura

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L' ESSENZA DELLA NATURA








Selene aveva da poco terminato la lezione con Elaine, quando, sul punto d'andarsene, fu fermata dalla donna.

«Per ora sta andando tutto molto bene, si nota il tuo precoce inte­resse verso l'arte bianca. Oggi, però, ti ho vista più volte distratta: c'è qualcosa che non va? Preferisco parlarne subito in modo da non com­plicarti le cose», disse lei schiettamente.

«Va tutto bene, sul serio. Non preoccuparti», rispose la ragazza sten­tando un sorriso.

«Riguarda lui, vero?», domandò ancora Elaine. Comprese d'aver col­to nel segno dal suo silenzio. «Starà bene, è un ragazzo in gamba. Pur­troppo un eletto non ha mai avuto storie d'amore semplici.»

«Questo non significa che le cose debbano andare male», marcò la ragazza, girandosi e os­servandola con occhi lucidi.

Elaine sorrise amaramente senza rispondere e l'abbracc­iò a sé. «An­cora così giovane... non dovresti disperarti così tanto per amore, ragaz­za mia. So, comunque, che non si può ignorare ciò che ci dice il cuore, ma non posso esprimermi al riguardo. L'amore può essere qual­cosa di bellissimo o molto doloroso e, nel dubbio, mi ritengo in debito con lui per non avermi mai trascinata a sé.»

Selene colse qualcosa di strano in quelle parole. Le sembrarono pre­parate, fittizie. «Dovrai rischiare se vorrai conoscere l'esito della sua azione», rispo­se Selene.

«Non oggi, giovane amica. Non ora.»

«Spero che il resto del tempo che manca per rivederlo passi più in fretta degli ultimi quattro giorni», si augurò la maga.

«Vedrai che riuscirò a impegnarti le giornate in modo da non farti sentire la sua mancanza», ironizzò la donna.

L'allieva sorrise di rimando, poi l'occhio le cadde su un blocco di scartoffie su un tavolo. «Sei troppo ordinata per lasciare tutti quei fogli sparsi sulla tua scri­vania», osservò.

«Sono appunti e studi a cui Galaeth arrivò moltissimo tempo fa e cercavo di capirci di più, se si riuscisse ad andare a fondo della cosa si potrebbero compiere molti atti significativi per la lotta contro Zergh e darebbe manforte alle abilità dei membri della Stella

«Cosa riguarda, esattamente?», curiosò la giovane.

«Nulla che tu possa capire, al momento. Preferirei non andare oltre, sono ricerche a cui la Stella sarebbe molto dedita in caso di esiti positi­vi.»

Selene parve contrariata dalla risposta e resistette all'istinto di lan­ciarle una torva occhiata. «Affari segreti, a quanto pare. Rispetterò la vostra riservatezza», concluse, poi tornò verso la sua camera.

Si spogliò e si infilò la veste da notte, poi si mise sotto le lenzuola.

Impiegò molto ad addormentarsi, intrappolata dal desiderio di co­noscere cosa stesse facendo il suo amato Viktor: quella notte era insoli­tamente agitata.

Dopo qualche ora, nonostante fosse riuscita a chiudere occhio e a combattere il senso d'agitazione che avvertiva, si svegliò.

Da Viktor portò i suoi pensieri a Elaine e a ciò che le aveva detto su­gli appunti scorti nell'infermeria.

«Se risolvere il quesito di quegli studi significa aiutare la Stel­la, devo cercare di scoprire cosa contengono. Potrò aiutare Vik­tor e in­centiverei a far andare le cose per il meglio... e lui torne­rà.»

Non perse altro tempo e si portò oltre la porta della sua stanza,

Si fece strada sulla pietra scura e la via buia, le torce spente che tra­smettevano un forte senso d'angoscia e claustrofobia.

La runa della luce sarebbe stata molto utile, ma non l'avrebbe ado­perata fino nell'infermeria: la prudenza non era mai troppa e nei corri­doi avrebbe potuto trovare qualcuno a fare una ronda notturna. Arrivò all'infermeria e, aperto lentamente il portone per non far rumore, s'in­filò nella stanza lasciandolo socchiuso.

«Laina», disse illuminando la scrivania di legno sulla quale vi erano gli appunti.

«Avrei dovuto spostarli da lì, immaginavo che saresti venuta», la col­se in flagrante una voce alle sue spalle.

Elaine accese una candela sulla scrivania e si sedette su uno dei letti or­dinatamente posizionati nell'infermeria.

«Volevo solo aiutare, perdonami», si scusò Selene, voltandosi per guardarla in viso.

Elaine assentì con un cenno del capo. «Quegli studi mostrano una nuova essenza. Un nuovo mana da cui è possibile attingere forza per accrescere il potere delle arti ar­cane.»

Selene cadde in un visibilio interiore, esprimendolo con nien­t'altro che uno sguardo stupito e al contempo incerto.

«Questo... questo significherebbe poter utilizzare una seconda es­senza oltre a quella che possiede ogni individuo? Gli incantesi­mi assu­merebbero una potenza inaudita, o se ne potrebbe limitare l'intensità per avere a disposizione una gamma doppiamente più vasta d'incante­simo.»

«Esatto. Gli studi parlano in particolare dell'essenza della na­tura, un'energia di cui non si può abusare ma che il pianeta stes­so rige­nera. Il motivo per cui non si può eccedere nell'uso di tale fonte di potere è ov­vio: la terra ne risentirebbe.»

«E qual è il problema nell'utilizzarla con criterio?», arrivò al dunque Selene.

«Il problema non sta nell'utilizzarla con criterio, ma nella capacità stessa di farne uso. Non sappiamo come ampliare la nostra volon­tà in modo da attingere a tale sorgente arcana. A questo lavoria­mo da ormai trop­po tempo: un aiuto molto grande potrebbe essere estendere la po­tenza magica in questo modo, ma non c'è verso di farlo, per ora.»

Seleneosservò Elaine nella luce della candela ormai mo­rente e, dopo uno scambio disguardi d'intesa, capì che la notte stava passando trop­po rapida e cheentrambe avevano bisogno di riposare per sostene­re l'incalzante giorno ches'incamminava ver­so di loro.

Viktor (Il Ciclo della Rinascita, Vol. 1)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora