𝐗𝐕𝐈

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La notte che aveva riportato alla mente i ricordi di gioventù della matrona sembrava non voler finire: la luna sembrava destinata a rimanere fissa nel cielo immobile e ad annientare il calore del sole. Gli occhi della donna si spostavano svogliati nel buio della stanza, illuminata flebilmente dalla luce di qualche candela posta nella stanza, gli occhi di Gaia, ormai abituati all'oscurità di quella notte, faticavano solo leggermente nel percepire forme e colori di ciò che la circondava: il pavimento riccamente decorato con un mosaico rappresentante un quadro bucolico di caccia, dove, al tremare della luce delle candele, i cacciatori sembravano rincorrere armati le prede, aveva appreso come prima nozione irrilevante si trattasse di cervi, appena aveva varcato per la prima volta la soglia di quella stanza. Spostando di poco la testa si era ritrovata a fissare al suo fianco destro, dove giaceva un uomo, coperto solamente da qualche coperta, che pareva dormire profondamente: l'istinto di afferrare il pugnale poggiato dal suo lato del letto e trafiggerlo si era palesato più volte alla sua mente, durante quella serata. Ora che del marito e dei figli, partiti mesi prima per la guerra al Nord, non aveva più notizie, a poco valevano le minacce di Ateius, che, per paura di dover partire nuovamente, aveva obbligato la moglie a "convincere", così aveva detto, un alto grado dell'esercito che si occupava della sicurezza dei territori interni e provinciali ad accettarlo nei suoi ranghi; nonostante il suo grado appena superiore al legionario semplice. Era iniziato così, sotto agli occhi di tutti, quella relazione che vedeva Gaia Valeria Corvina, figlia di un ormai anziano centurione, come merce di scambio per la salvezza. Nella sua mente era vivido il ricordo del giorno in cui era stato stabilito l'iter : aveva certamente tentato di opporsi, aveva alzato la voce e, quando il marito aveva tentato di strangolarla gli aveva graffiato il viso con la forza di un gatto selvatico in trappola, guadagnandosi insulti e un pestaggio che l'aveva vista uscire di casa per obbedire all'ordine con la mantilla purpurea che le nascondeva il viso livido e qualche lacrima. Giunta alla domus di questo soldato, di cui non sapeva nessun dettaglio, se non del potenziale vantaggio che poteva procurare ad Ateius, lui l'aveva accolta, togliendole subito il velo rossastro e rivelando il suo volto deturpato, nonostante ciò era tutto andato come la donna aveva previsto, tanto che si era arresa alla violenza senza opporsi più del dovuto, così erano continuati gli incontri, e ogni volta che provava a menzionare l'accordo di cui era bene a conoscenza, nella speranza di potersi presto sottrarre a quella tortura, riceveva un trattamento di sufficienza accompagnato dalle direttive per un successivo incontro: ormai, sperava solamente che la guerra in Gallia finisse presto, nonostante gli ultimi aggiornamenti ricevuti parlassero di un accampamento fortificato nella città di Alesia, dove l'esercito gallico guidato da tale Vercingetorige si era barricato, e di imminenti piani di attacco. A Roma era giunta voce del fatto che i nemici fossero in numero estremamente più elevato delle legioni, spietati e provenienti da tutto il territorio transalpino. I suoi pensieri si erano concentrati su Fearghal: avrebbe combattuto per la sua Elvezia? Bricta era sopravvissuta al viaggio? A quelle domande mai aveva ricevuto risposta, nonostante i tentativi di connessione con il suo amato fossero stati innumerevoli. 

Mentre questi pensieri abitavano la mente della donna, seduta sotto una coperta sul talamo, una luce improvvisa si era fatta strada nel corridoio e un rumore cadenzato di passi si era avvicinato: un soldato aveva fatto irruzione nelle stanze private del comandante, svegliandolo immediatamente. "Le prime legioni sono appena rientrate da Alesia, signore, in giornata dovrebbe concludersi la ritirata. La Gallia è caduta." aveva pronunciato trafelato e con una certa stanchezza nella voce. Il combattimento doveva essere stato furioso: il ragazzo era completamente sporco di fango e sangue, una ferita infetta gli percorreva un braccio e un'altra gli aveva sfregiato il volto. Il suo mantello carminio era a brandelli. "È un'ottima notizia, soldato." aveva ribadito l'uomo che condivideva il letto con Gaia, mentre si rivestiva: aveva poi chiamato all'appello una serie di schiavi e aveva ordinato fosse messo a proprio agio l'ospite, con tutti gli onori, mentre si apprestava a seguirlo per discutere della novella vittoria. Gaia l'aveva fermato poco prima che varcasse la soglia: "Un patto è un patto, soldato, possiamo considerarlo saldato?" aveva rimarcato freddamente per poi guardarlo avvicinarsi al talamo che lei ancora non aveva lasciato. "Ci sto pensando, Gaia" aveva risposto canzonatorio mentre le lasciava un bacio sulla spalla ancora nuda. Non aveva avuto il tempo di replicare che lui aveva già raggiunto il reduce, vista la conversazione animata che aveva preso luogo nella sala principale. Dalla finestra si poteva vedere l'alba che illuminava il cielo sereno di quella mattina di fine September. Nonostante la luce fosse ancora insufficiente per illuminare a giorno le strade, una folla si era già riversata per le strade con le torce, per attendere i familiari reduci, sembravano felici, nonostante i loro occhi tradissero una preoccupazione radicata nei loro cuori dalla partenza ennesima dei loro cari. Aveva finito di vestirsi stretto la cintura al punto giusto, pungendosi con il gancio che andava allacciato in modo da accentuare le sue forme esili, ma al contempo femminili e attraenti, aveva agganciato l'ultimo spillone sulle spalle e si era avviata all'uscita tentando di passare inosservata. Tuttavia, nell'aprire la porta si era ritrovata davanti un altro soldato, non doveva avere molti anni in più ai suoi figli, a giudicare dal viso fresco e giovane, nonostante fosse provato dallo sforzo bellico. "Gaia Valeria, siete voi? Mi avevano detto che avrei probabilmente potuto trovarvi qui." aveva detto sommessamente entrando subito dopo nella domus con l'accoglienza del padrone di casa. Aveva continuato il suo discorso, cercando di trattenere le lacrime: "Sono spiacente, domina, il centurione Publio Valerio Corvino è stato ucciso in combattimento, lo stesso è valso per i vostri figli... hanno combattuto con valore e contribuito alla vittoria..." si era interrotto a causa delle lacrime che sgorgavano copiose dai suoi occhi scuri. Gaia era pietrificata, sapeva che i carri con i caduti recuperati sarebbe stato in coda all'esercito, e sperava il ragazzo si fosse sbagliato. Non poteva essere accaduto a suo padre, ai suoi figli di nemmeno sedici anni. Il ragazzo era stato fatto accomodare nella sala, e la donna lo aveva osservato armeggiare con la bisaccia che portava con sé. Aveva poi estratto un rotolino di pergamena ingiallita e aveva trovato le forze per parlare ancora: "L'assassina di vostro padre è stata presa come prigioniera, come innumerevoli altri barbari. È stata portata in una cella, ma prima che venissi qui ha chiesto di voi, ha implorato che vi dessi questo.". Aveva preso il foglio dalle mani del ragazzo ed era subito impallidita. "Ha un nome questa gallica?" aveva sussurrato impercettibilmente mentre il ragazzo cercava di decifrare la sua espressione. "Ha detto di chiamarsi Diana Bricta." aveva avuto appena il tempo di dire, mentre la donna si precipitava all'uscita della casa.

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