And yes,
I let you use me from the day that we first met, but I'm not done yet
falling for you, fool's gold.
And I knew that you turned it on for
everyone you've met
but I don't regret,
falling for you, fool's gold
La fronte poggiata contro la parete gelida, gli occhi chiusi e centinaia di pensieri a vorticare nella sua testa, aveva preferito la strada più facile, quella che portava lontano da lei, aveva ceduto agli agi della sicurezza, ad un percorso che non lasciava spazio ai punti interrogativi. Una vita combattuta tra bianco e nero. Si maledì per essere due facce della stessa medaglia, fu la prima volta in cui detestò se stesso per aver girato il coltello in una piaga che si stava ancora cicatrizzando. Alessandro quella sera ce l'aveva messa tutta, aveva apparecchiato la tavola per due ed ordinato del cibo d'asporto, aveva indossato la camicia di flanella, ai piedi il solito paio di texani dalla punta consumata. Tuttavia, una volta acceso il motore della macchina, prese coscienza di quanto affrettata e fuori luogo potesse essere quella conoscenza. Cosa stava facendo? Lui non prometteva ad una donna di rivedersi, anzi lui con una donna dopo l'amplesso non ci parlava neanche, non si presentava ai suoi familiari né conosceva il suo indirizzo di casa. Aveva rischiato fin troppo e per quanto quell'angelo potesse tentare di cospargerlo di novità lui non era pronto, quando lo sarebbe stato? Forse mai. Sarebbe stato facile ricondurre quella tendenza indocile ai vuoti segnati da suo padre ma la verità era un'altra, lui aveva da sempre trovato mani tese nei suoi confronti, a partire da sua madre e della sua sorellina minore che tentando di avvicinarlo avevano solo aumentato la violenza della spinta, fino ad arrivare a quella piccola donna, che dal basso dei suoi diciott'anni, aveva tentato di prendersi carico di lui, come se il peso di quella vita che si era messa sulle spalle non le bastasse.
Lui era bravo a rifiutare gli aiuti, a chiudersi in casa quando le cose sembravano prendere un'inclinazione sbagliata, era un asso nel non guardarsi, nel non percepirsi.
Il numero di lei, con accanto una faccina sorridente sembrava voler rompere lo schermo.
Richiamala che sei ancora in tempo
La mano tremava, ma premere quel tasto avrebbe dovuto significare non chiuderlo mai più, per questo da bravo codardo quale era fu più bravo ad inviare un messaggio, convinto che leggere piuttosto che ascoltare una voce avrebbe attutito la delusione.
Luna, sarebbe meglio non vederci più, io per te non sono pronto, non sarò mai pronto.
22:43
Dimmelo mentre mi guardi negli occhi
23:01
Il campanello tuonò e lei gli si parò di fronte come un fulmine «ma che hai in testa?» gli chiese più arrabbiata che mai «potresti limitarti a rispettare le mie decisioni?» chiese lui riscaldandosi «non se sono decisioni di merda» entrò in casa gesticolando come una matta, quel rifiuto a metà era una sfida con se stessa, non potevano arrivare un paio di occhi di turno, scalfirle il cuore e poi respingerla come se nulla fosse successo.
«Perché devi rovinare tutto eh? Ti rincorro un giorno sì e l'altro pure. Io non posso decriptare ogni tuo codice» si portò le mani tra i capelli facendo avanti e indietro nel corridoio, Alessandro non azzardò a rispondere, fin quando lo sguardo di Luna non fu catturato da quella tavola apparecchiata per due «aspettavi qualcuno vero? Che stupida» disse non riuscendo a distogliere lo sguardo dalla manifestazione dell'ennesima caduta «sei uno stronzo» si girò a guardarlo, gli occhi erano puntati verso il pavimento, le mani nelle tasche «era per te» rispose in un sussurro appena udibile «che stai dicendo Ale» scosse la testa sentendosi ulteriormente presa in giro «era tutto per te, all'inizio» continuò facendo accumulare i punti di domanda nella testa di lei «e poi cosa Alessandro? Ti sei ricordato che non sono alla tua altezza? Avresti dovuto farci caso la prima sera» sorrise amaramente, mandando a quel paese tutta la finta sicurezza che aveva costruito minuziosamente come una seconda pelle attorno al suo corpo «Luna non sei tu-» «-ma sono io, ma dai Alex avresti potuto fare di meglio» lo schernì avvicinandosi alla porta d'ingresso «mi dispiace, per aver frainteso tutto» si scusò come se il problema fosse ancora una volta lei «io ho paura» fu la prima vera ammissione di Alessandro, che la paralizzò «ho paura» ripetè ancora più forte liberandosi di quel peso enorme.
«E credi che io non ne abbia?» chiese lei, finalmente avvicinandosi «pensi che io non odi supplicarti di restare?» continuò «non lo so Luna, non so più niente da quando ti ho incontrata» confessò a bassa voce, lei carezzò dolcemente il suo viso «ci possiamo provare Ale, possiamo avere paura insieme» «ti farò male Luna, c'è una parte di me che non comprendo, che a volte prende decisioni al mio posto» la guardò dritto negli occhi «accetto tutti i rischi Ale, dal primo all'ultimo» disse a un soffio dalle sue labbra «giura che non mi odierai quando farai fatica a riconoscermi» pregò lui sfregando i loro nasi «ogni rischio» ripetè lei unendo le loro labbra. Quanto era bella l'instabilità?
Il cibo messicano finì nella spazzatura, le coperte vennero disfatte ancora una volta.
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Sweet Creature /Alex Wyse/
FanfictionLuna e Alessandro, un'irrimediabile incognita che nessuno sarebbe mai stato in grado di risolvere. Erano una vertigine, un tornado che avrebbe condotto alla catastrofe, avevano vent'anni e tutta la vita davanti per cadere.
