Non c'è cura, è solo una ferita
e tu la chiudi, curi con le dita.
Restiamo nudi, e siamo nudi e crudi
come una promessa insieme a me.
Mani dentro mani, prendi tutte le parole di cui hai bisogno.
Cieli dentro cieli, dammi tutto l'amore che cerco.
Occhi dentro occhi e le stelle stanotte brillano un po' di più, solo se le guardi con me.
Luna danzava in un mare di incertezze, in un terreno infertile e ad elevato rischio sismico. A volte le gambe facevano fatica a muoversi, altre sembravano fluttuare, tanta era la voglia di rischiare.
Rischiare.
Era diventata bravissima a scansare i rischi con il fiato sospeso senza guardare indietro, quanta fatica le costava quella vita, quanti brividi le causavano quelle scelte.
«Devo ritornare a Roma» Alessandro spezzò il silenzio creatosi una volta usciti dall'accademia, erano in macchina avvolti dal buio, solo le stelle a disturbare. «Di già?» domandò massaggiandosi le gambe che dovevano per l'elevato esercizio fisico a cui si era sottoposta quel giorno «prima mi è arrivata una mail dalla scuola, dovrei fare una quarantena di dieci giorni e poi presentarmi in puntata» spiegò rileggendo il messaggio che aveva illuminato lo schermo del suo cellulare qualche ora prima «quindi ti hanno preso» chiese saltandogli in braccio, colta dell'euforia «no Lunetta, lo saprò in puntata» disse tentando di non acuire false speranze «sono sicura che ti sceglieranno» un bacio volò sulle sue labbra «ti va di accompagnarmi?» domandò Alessandro «sempre» promise lei.
«Cos'è quella faccia?» Domandò lui vedendola rabbuiarsi. Una volta fatto ritorno a casa di lei, l'entusiasmo si era fatto piccolo, per lasciare spazio alla paura.
«Ti dimenticherai di noi quando sarai lì?» chiese con un filo di voce «non dirlo nemmeno per scherzo» scosse la testa «Ale, lo sai anche tu che ci sentiremo poco e niente» quella verità le scivolò dalla bocca come lava ardente «amore-» le si avvicinò «-te lo ricordi il giorno in cui ci siamo conosciuti?» e chi avrebbe potuto dimenticare quella contraddizione di fari oscuri che le avevano accecato l'anima, ancor prima del primo giorno, ancor prima che potesse parlare. Lei annuì, semplicemente mosse la testa, mentre i ricordi tradirono l'espressione imbronciata. «Bene, non ci eravamo scambiati neppure i numeri di cellulare, ma tu eri sempre qui» si indicò il petto «e so che valeva lo stesso per te» si permise quella virgola di saccenteria, che un rapporto intimo come il loro gli concedeva automaticamente «abbracciami» crollò tra le sue braccia, fu una promessa suggellata non ti lascio, anche se sei lontano. Giurami che non lo farai. Giurami che non ti spegnerai quando ti sembreremo un faro lontano. Giurami che troverai sempre nuove parole per questo amore che mi tiene in vita.
«Comunque mi hai chiamata amore» precisò mostrandogli che sì, ci aveva fatto caso. E ancora sì, le era tremato il cuore. «Smettila» sbuffò, ma inevitabilmente un sorriso genuino tracciò linee sul suo volto «dimmelo ancora» pregò a un filo dalle sue labbra «amore» si arrese «amore» ripetè lei «dio, quanto mi piace» intrufolò le mani gelide sotto la sua maglia «sei gelata» Alessandro giustificò i suoi brividi «ops» rise sulle sue labbra sfilandogli l'indumento. I baci caldi che iniziò a lasciare sul suo petto furono la più bella contraddizione delle mani fredde. Mani fredde, baci caldi, gemiti per aver sfiorato l'impossibile.
«Come potrei non pensarti neppure per un secondo?» domandò ammirandola spogliarsi davanti a lui, solo per i suoi occhi «non lo hai messo» notò che fosse nuda del reggiseno «odio indossarlo» si sporse verso di lui «non potrei lasciarti fare questo» condusse le sue mani verso i suoi seni «neppure questo» aggiunse lui avvicinando la bocca ad essi per esplorarla. Le mani scivolarono sui suoi glutei avvicinandola sempre un po' di più, un passo per il paradiso, due passi per l'inferno. Lui seduto su un letto che aveva il profumo della passione, lei in piedi tra le sue gambe, a prendersi ciò che le spettava. Salì a cavalcioni sul suo bacino, il resto fu una bellissima storia di corpi che si cercavano, mani che finalmente si riconoscevano, labbra che si consumavano con la consapevolezza che, a lungo, si sarebbero mancate.
E se Alessandro non aveva nessuna certezza tra le mani, Luna ce la aveva tutte. Lui si sarebbe preso dal mondo tutto quello che si meritava.
«mi sei mancato» e questo significa che sei davvero tornato. «Starei così tutto il giorno» Alessandro respirò dal suo ventre «però voglio tornare a casa tua» ammise «che poi-» iniziò lui riflettendo sul peso delle parole successive
«-quella per me è un po' casa nostra» lei infilò una mano tra i suoi capelli, una carezza preziosa «casa nostra» ripetè «andiamo allora». La rivestì dolcemente di una felpa profumata, intrecciò i suoi capelli e la prese per mano.
Torniamo a casa
E non importa se respiro
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Sweet Creature /Alex Wyse/
FanfictionLuna e Alessandro, un'irrimediabile incognita che nessuno sarebbe mai stato in grado di risolvere. Erano una vertigine, un tornado che avrebbe condotto alla catastrofe, avevano vent'anni e tutta la vita davanti per cadere.
