17. Accade

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E mi toglie il sonno,
sì mi toglie il fiato.
Tutto ciò che voglio,
è anche ciò che lascio.
Semplicemente accade.

«Che mi dici dei provini?» Luna domandò una volta arrivati nell'appartamento di lui, caldo tra le sue pareti luminose, un ironico paradossò all'enigmatica essenza del ragazzo «è difficile da descrivere Lu» iniziò abbassando la voce, quasi a custodire quel segreto dall'invadenza dei muri «mi sono sentito bene» disse soltanto «è tutto ciò che avevo bisogno di sentire» accennò un sorriso lei.
«Lù, tu mi avevi capito prima ancora che lo facessi io stesso» deglutì ricevendo in risposta due occhi puntati verso il pavimento «sapevi che avrei dato di matto, ma avevi previsto anche questo» si avvicinò a lei che, nel frattempo, seduta sull'isola della cucina sventolava le gambe affusolate e le allungava verso la sua figura «sapevo che saresti tornato da me» lo attirò a se, lasciandogli un bacio tra le labbra screpolate dal vento, lui sfregò i palmi contro le sue cosce ricordando come quel corpo fosse in grado di zittire le prepotenti urla della sua anima.
«Non voglio più lasciarti andare» posò gentilmente la fronte contro la sua, puntando gli occhi nei suoi «Ale, questa volta non fare promesse» tirò su le labbra in un sorriso amaro, gli occhi rimasero impassibili alla nostalgia «ti ridarò tutta la fiducia che ti ho strappato Lù» te lo prometto, rimase sulla punta dalla lingua.

«Ti va di guardare un film?» domandò lui incerto, inserendo nella lavastoviglie quelle poche posate che avevano utilizzato per cenare «Ale, Edoardo si starà chiedendo dove sono» si grattò i gomiti imbarazzata, un fulmine colpì gli occhi di lui non hai mai chiesto il permesso a nessuno per stare con me «puoi dirgli che sei qui, no?» tentò «credo sia questo il problema, Ale» fece il giro del tavolo per sedersi sulle sue ginocchia, con il tentativo di calmarlo «vedi, Edo è tutto ciò che rimane della mia famiglia e se mai questo dovesse prendere la direzione giusta» si fermò per prendere fiato ed indicare i loro corpi «vorrei dirglielo solo in quel momento. Mi ha vista soffrire tanto, Ale» concluse accarezzandogli la guancia, tremando per il timore di averlo potuto ferire con quelle parole, perché nonostante tutto lui era la parte culminante del suo puzzle, tutto ciò che riflettesse il suo essere, ferirlo avrebbe significato far sanguinare se stessa. «Mi dispiace Lù, per tutto il male che ti ho fatto» gli cadde una lacrima mentre posava la testa contro il suo petto «si sbaglia in due» rispose lasciandogli un bacio tra i capelli «abbiamo tutto il tempo del mondo per ricostruire ogni cosa» lo rassicurò, nonostante i brividi per il timore di perderlo ancora una volta.

«È ora che io vada» si alzò, intenzionata a sistemarsi la felpa che Alessandro aveva condotto dritto al pavimento «ancora cinque minuti» infilò le mani sotto la sua t-shirt per accarezzarle i fianchi «smettila» sorrise sulle sue labbra, piegandosi per riprendere la felpa «ma allora lo fai apposta» disse lamentoso, puntando lo sguardo lontano dalle sue natiche coperte dal leggins, esposte in bella mostra nell'ingenuità del gesto «smettila scemo» indossò nuovamente la felpa, baciandogli le labbro e cercando di evitare la consapevolezza del pentimento a cui quel distacco volontario la stava sottoponendo. «Sei sicura, sicura di voler andare via?» insistette «devo andare Ale» prese le chiavi dell'auto dal tavolino «guida con prudenza» la raccomandò «sì, papino» gli fece la linguaccia «non puoi chiamarmi papino ed andartene» si lamentò attirandola a lui dal polso, per lasciarle un bacio sul collo «ciao, scemo» sfuggì tra le risate dalla sua presa «domani mattina sono sotto casa tua» la avvisò «cerca di sopravvivere fino a domani» lo prese in giro prima di chiudere la porta blindata. Nonostante tutto quella brezza di leggerezza che solo il vento di Alex sapeva depositare sul suo corpo, le era mancata infinitamente. Era assurdo il modo in cui quell'uomo, ormai, fosse diventato il veleno e l'antidoto al dolore.

«Cos'è questo sorriso?» domandò Edoardo vedendola rientrare in casa «lo hai rivisto, vero?»  pose la fatidica domanda che seccò la bocca di entrambi «Edo, ma ti pare?» mentì sapendo di mentire, estraendo il cellulare dalla borsa per avvisare Alessandro di essere rientrata.
Avvisami quando torni a casa, non farmi stare in pensiero le aveva detto prima di lasciarla andare via, controvoglia, come si fa con le cose belle. «E allora a chi scrivi?» Edoardo si sporse verso il cellulare, tentando di rispondere ai suoi quesiti «mi lasci stare?» sbuffò sprofondando nel divano «tu ti stai consumando con le tue stesse mani» sbuffò il fratello, purtroppo non era difficile capire che l'artefice di quello sguardo pieno di luce fosse lo stesso che quell'anima l'aveva spenta per giorni. Luna lo ignorò, sorridendo contro il video inviatole da Alessandro, che lo ritraeva disteso sul letto, i capelli scompigliati e il labbro inferiore verso il basso mentre canticchiava Wish you were here dei Pink Floyd.
Sei uno scemo rispose, dopo aver consumato quel video una quantità esasperante di volte.
Alessandro era ebrezza ad armonia, qualunque cosa facesse o dicesse rimaneva sempre lì, impresso dentro di lei.
Sarò anche scemo però mi manchi rispose con una nota vocale, e solo Dio sapeva quanto lei odiasse le note vocali e come paradossalmente stesse amando ascoltare la sua voce, anche per pochi secondi, anche solo per due parole. Buonanotte Ale rispose allegando una foto in cui premeva la guancia contro il cuscino buonanotte Lunetta, ci vediamo domani.
Luna stava già dormendo.

Sweet Creature /Alex Wyse/La tua prossima ossessione. Scoprilo ora