12. Quel filo che ci unisce

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E certo che ci credo negli avvenimenti
Cercare indietro per poi ritrovarlo avanti
Quel filo che ci unisce puoi chiamarlo amore
Ma tu sarai contraria perché non vuoi un nome

E certo che so bene quanto dentro pesa
Tu vedi l'abbandono come la tua casa
Ed io vorrei bussarti, farti una sorpresa
Portarti nei miei fogli come fa un poeta
-Ultimo

«Aprilo» Alessandro le posò un pacco tra le mani «tu sei pazzo» strappò lentamente la carta che avvolgeva un bikini nero «un bikini a marzo?» chiese confusa dimenticando di ringraziarlo «ti conviene indossarlo subito, perché ti porto alla Spa» un bacio posato sulle labbra «io e te? Davvero?» era sorpresa da quell'iniziativa «davvero» annuì sorridendo sulle sue labbra «allora lo metto subito» si sfilò la felpa «aspetta, voglio mettertelo io» fece scorrere le mani fredde sulle sue spalle sbottonandole il reggiseno «tieni» gli passò il triangolo che allacciò attorno al suo busto «ecco fatto» le lasciò un bacio al centro dei suoi seni «andiamo» lo prese per mano conducendolo verso l'uscita.

«Sei un pazzo ad avermi portato qui» si immerse nella vasca idromassaggio con quel sorriso che non le abbandonava il volto «te lo meritavi» la raggiunse lasciando che l'acqua si legasse ai loro corpi come i loro abiti preferiti «vieni qui» avvolse le braccia attorno al suo collo lasciandogli un bacio sulla luna «sei il regalo più bello che io potessi mai ricevere» posò la fronte contro la sua «non lasciarmi andare mai» velò quella supplica silenziosa dietro una carezza sulla sua guancia «mai» fece aderire il suo petto contro la sua schiena rilassandosi contro le bolle «quanto tempo abbiamo qui?» domandò girandosi verso di lui «la stanza è nostra per trenta minuti, poi passiamo alla sala massaggi» la avvisò accarezzandole i fianchi «allora abbiamo tempo» fece scontrare le loro bocche sfregandosi contro di lui «potrebbero sentirci» le sussurrò all'orecchio «allora fammi stare zitta» gli morse la spalla mentre lui, senza bussare ma avendo già le chiavi, entrò dentro di lei facendo confondere i leggeri gemiti con il rumore della vasca «lo avevi mai fatto in una vasca?» chiese lui, ricevendo una negazione come risposta «allora questa è la nostra prima volta» un'altra spinta dentro di lei «Ale, le protezioni» gli ricordò notando che lui stesse per arrivare al culmine di quel momento così dannatamente proibito «ce la faccio» uscì dal suo corpo facendo confondere la voglia di lei con l'acqua «mi sa che il tempo è scaduto» disse guardando l'orologio puntato difronte a loro «andiamo» avvolse due accappatoi bianchi attorno al loro corpo «Luna» la richiamò passandole le dita tra i capelli bagnati «che c'è?» lui deglutì guardando il pavimento «io..» tentò di scostare il macigno che si ergeva contro il suo stomaco «dimmi Ale» aggrottò le sopracciglia preoccupata «io mi sto innamorando di te» confessò e furono fuochi d'artificio, capriole, musica e melodie «ti amo Ale, più di ogni altra cosa» fece un passo più lungo della gamba «dammi tempo per amarti come meriti» le posò un bacio sulla fronte per condurla verso i massaggi, con lo stomaco più leggero e il cuore che faceva mille viaggi.

«Ti ha toccata un po' troppo quello» sbuffò contrariato dal comportamento del massaggiatore «Ale, era un massaggiatore» lo spintonò giocosamente «che ti ha quasi toccato il culo» digrignò i denti rivestendosi dei suoi levi's «credo abbia capito dove mettere le mani, dopo che gli hai lanciato la crema sui piedi» scoppiò a ridere scuotendo la testa «sarà meglio» le infilò il cappello di lana sulla testa, accertandosi che una volta fuori dall'edificio lei avrebbe sentito meno freddo possibile. Erano proprio quelli i particolari che avevano fatto innamorare Luna di Alessandro, quel modo così puro e spontaneo di prendersi cura di lei persino nelle piccole cose, in quelle che il mondo aveva sempre trascurato. Luna aveva sofferto per una vita, quando aveva urlato a squarciagola, strappandosi la gola con le unghie e nessuno si era accorto di quel dolore che la conduceva alla vergogna, si era sentita in colpa per essere quella che era infinte volte, magari se avesse vissuto con un briciolo di negatività in meno il mondo l'avrebbe apprezzata, sarebbe stata una donna diversa. Quello che non aveva mai capito era che tutto quel dolore lei non se l'era meritato neppure una volta, che se il mondo la prendeva a schiaffi lei non poteva rimanere in silenzio, che le insicurezza te le iniettava l'egoismo altrui perché tutti nasciamo come una suprema porcellana, è il mondo che ci sporca, che ci ammacca.

«Vuoi venire da me stasera?» gli domandò «con tuo fratello?» chiese un po' insicuro «ti fa paura?» sorrise «un po' sì» ammise, nonostante si stesse già dirigendo verso casa sua «é un bravo ragazzo, forse un po' troppo protettivo» constatò ricordando tutti gli insulti che il fratello aveva, privatamente, indirizzato al ragazzo «lo ero anche io con mia sorella» sospirò ricordando quanto il suo atteggiamento nei confronti di Serena, sua sorella, fosse eccessivamente possessivo prima che partisse per l'Inghilterra, peccato che una volta ritornato l'avesse tagliata fuori da quella che era la sua bolla di dolore, arrivando a salutarla a stento. «Hai tutto il tempo per esserlo ancora» lo rassicurò, lei che quella storia la conosceva bene. Chi viene abbandonato prima o poi abbandonerà inconsciamente oppure lucidamente, quelle erano ferite che non si sarebbero mai ristagnate, erano le regole dei giochi.
«Vorrei che il mondo fosse sempre così facile, come quando lo è con te» e benvenuti tra i primi sospiri dell'amore, è così che sbocciano i fiori prima di essere calpestati.

Sweet Creature /Alex Wyse/La tua prossima ossessione. Scoprilo ora