15. Soledad

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En algunas personas
amamos a personas
que no existen ya;
en otras, amamos a nadie,
ni a esa misma personas.
-Silvina Ocampo

Dopo settimane di silenzi, Luna si vestì di decisione, con il bisogno di chiudere quel capitolo, guardarlo per un'ultima volta e gettare quel libro. Spiacenti, esame non superato, ritenti nel prossimo sogno, questo era troppo bello.
«Ciao» Alessandro aprí la porta bello come sempre, con i piedi scalzi e i capelli scompigliati di chi si era appena destato dal sonno «ciao» infilò le mani nelle tasche posteriori «mi fai entrare?» si dondolò sul posto «Luna, non credo sia il caso» si grattò la testa «vorrei solo riprendere le mie cose» disse mentre lui lasciò finalmente entrare. La figura imponente del pianoforte le fece seccare la bocca «come stai?» la voce di Alessandro la raggiunse «come vuoi che stia?» si voltò di scatto verso di lui «non lo so, te lo sto chiedendo» quella sfacciataggine non l'avrebbe mai persa «Sogni al cielo Alex? Con un'altra?» indietreggiò poggiando la schiena contro la parete, percependo la stanchezza di quei giorni colpirla in pieno, quella casa la giudicava, ogni angolo di quell'inferno aveva il loro sapore «non è niente di importante» giustificò l'ingiustificabile «vado a riprendere i miei vestiti, forse è meglio» lo superò per recarsi in camera.

«Non è come te Luna» la fermò stringendole il polso «però l'hai scelta» scansò quella presa, bruciante come lava «non potevo» confessò «basta così, ti prego» si accovacciò verso l'armadio, al fine di recuperare tutti gli abiti che giacevano ghiacciati ed abbandonati ai piedi del legno «non devi riprenderli per forza» lo sguardo di Luna lo fulminò «a che gioco stai giocando Alex?» intrecciò le braccia sotto al seno mentre l'aria nei polmoni diminuiva «come l'aria Luna, mi sei mancata come l'aria» la stessa di cui si era privato spontaneamente «è stato tutto nella tua testa, ogni decisione è stata costruita con le tue mani» e Alessandro quel disgusto lo meritava per davvero «ho avuto paura» la osservò, con la fronte poggiata contro la parete «ci hai messo poco a trovare la tua sicurezza» rispose mostrandogli le spalle «è stato tutto più facile, io e Chiara siamo simili» sospirò, affermando il falso. Chiara era il suo opposto, era tutto ciò che differisse da Luna, a partire dallo sguardo, le pieghe del corpo, la superficialità delle decisioni, la capacità di innalzare muri attraverso la musica, piuttosto che distruggerli «io ci ho provato a smuovere i tuoi meccanismi Alex, ma tentare di decriptare i tuoi modi è stata la mia distruzione» sollevò il volto verso di lui «ti avevo avvisata Luna» speravo in un finale diverso, proprio come  tutte le favole in cui ho voluto credere.

«stai partendo?» chiese notando delle valige riempite per metà ai piedi del letto «sì, farò qualche giorno in Puglia» Ti ci riporto io al mare Lu «adesso ci porti lei al mare?» e nonostante la voce tremante riuscì a non incontrare il suo sguardo.
E come si fa a sopportare un sogno che è passato in delle mani immeritevoli?
«L'ha proposto lei» giocava a discolparsi, quasi come se le decisioni fossero pedine «ci saremmo dovuti andare insieme in Puglia» la sua delusione si espresse in un sussurro «ho fatto un casino Luna» si vestì un sorriso amaro «ma non hai fatto niente per sistemarlo» tirò su con il naso
non piangere amore mio, perché a me sta già lacrimando l'anima
«mi dispiace» fece un passo verso di lei «mi dispiace tanto» la abbracciò lasciando che Luna piangesse sul suo petto tutti i loro errori «perché hai dovuto farci questo?» un singhiozzo ruppe il contatto «spero tu un giorno possa perdonarmi» posò il mento sulla sua testa, lo sguardo fisso sulle valige che avevano firmato la sua condanna agli addii «la ami?» sciolse il contatto «non lo so» Alessandro guardò da un'altra parte «mi fa stare bene» aggiunse «va bene così» sorrise lei.

Mi sto innamorando di te

Dio, quando facevano male i ricordi quando si insidiavano nelle pieghe della pelle. «É troppo presto per ritrovare il coraggio di amare» infranse il muro del suono «io ero qui Ale, pronta ad aspettarti» gli ricordò quanto avesse perso, offrendo uno spiraglio di luce per poter recuperare «non meriti di aspettare qualcuno che non ti raggiungerà mai» fu sincero «noi eravamo giusti» che amarezza la resa dei conti «io non lo sono per te» spense l'ultima candela «avresti dovuto lasciarmi scegliere» scosse la testa «spero che lei possa ricostruire il tuo mondo» e risanare tutte le tue terre bruciate «devi ripartire da te» si fece promettere, nessuna risposta.

«È meglio che io vada» si ricompose recuperando gli abiti «aspetta» la tirò nuovamente dal polso «farò i casting Luna» l'istinto la condusse quelle labbra che agognava da giorni, un bacio di addio, per quell'amore che avevano lasciato a metà «scusami» si staccò di scatto imbarazzata «dimentichiamo quello che ci è successo Luna» dimentichiamoci di noi «non potrei mai dimenticarmi di te» gli accarezzo la guancia.
Scusami per averti consumata amore mio, per aver calpestato l'ultimo fiore di fiducia che stavi custodendo, scusami per aver avuto paura, per averti rotta. Scusami per i silenzi.
«Non smettere di ballare Luna» una promessa infranta «l'ho già fatto nel momento in cui ti ho lasciato andare» chiuse la porta.
E ciao amore mio, oggi mi manca l'equilibrio, domani tenterò di camminare.

«Chiara, io non posso partire» una frase lasciata in sospeso, una chiusura volontaria. Che la musica possa ridarmi quello di cui volontariamente mi sono privato.

Soledad

Sweet Creature /Alex Wyse/La tua prossima ossessione. Scoprilo ora