9. Head Above Water

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And I can't see in the stormy weather
I can't seem to keep it all together
And I, I can't swim the ocean like this forever
And I can't breathe
God, keep my head above water
I lose my breath at the bottom
Come rescue me, I'll be waiting
I'm too young to fall asleep
-Avril Lavigne

La settimana successiva Luna si rinchiuse in accademia, recuperò tutte le ore arretrate, danzò fino a consumare la pianta dei piedi e tentò in ogni modo, in ogni maniera di non pensare a lui. Il fatto che Alessandro non le avesse scritto neppure un messaggio dimostrava quanto giocatore fosse, aveva mosso la pedina sbagliata ed ecco che abbandonava il gioco, bell'uscita di scena da codardo. Si era lasciata stringere da braccia diverse, aveva baciato labbra che non avevano il sapore di tabacco ed era tornata a fare tutto ciò che si era convinta, fosse l'unica cosa in grado di renderla speciale, solo per una notte, solo per qualcuno che non avrebbe rivisto il giorno seguente. Si sentiva sott'acqua, la vista offuscata ed i polmoni che stavano per scoppiare, come ci si rialzava da quei momenti? Era impossibile non pensare alla guerra che lui aveva negli occhi, a quelle mani contraddittorie che la stringevano e la spingevano via, a quella bocca che prima l'aveva riempita di baci e poi aveva scelto il silenzio.
«Luna penso che per oggi possa bastare» persino i coach si erano resi conto di come lei stesse usando la danza come punizione verso se stessa, di quanto godesse dei muscoli brucianti, dei piedi pieni di tagli, dei lividi sulle ginocchia «Luca, lasciami continuare, chiudo tutto io» supplicò ripetendo ossessivamente la stessa sequenza di passi «sai che non posso lasciartelo fare e poi guardati, sei stremata» osservò il suo riflesso accorgendosi di quanto scosso apparisse il suo volto «va bene, ci vediamo domani» si arrese «e mangia qualcosa, sembri un fantasma» l'uomo spense lo stereo guardandola andare via e quanta vita aveva lasciato in sospeso quella giovane donna.

Uscì dall'Accademia muovendosi come un'automa, si sentiva così confusa che dovette trascinarsi contro il primo muretto disponibile per tentare di riprendere coscienza del suo corpo «Luna» sentì la voce di Alessandro, illudendosi di trovarsi nel pieno del suo delirio
mi perseguiti anche nel buio.
Restò con gli occhi chiusi, la testa reclinata verso il muretto, le mani che si aggrappavano all'ignoto.
svegliati Luna
«Ehi» fine dei giochi, si scende in campo, non era un sogno. Alessandro era proprio lì difronte a lei, con le mani che la scuotevano dolcemente «ciao» rispose lei sentendosi immobilizzata, avrebbe dovuto correre il più lontano possibile da lui e da quella situazione, eppure il suo corpo si congelò nell'esatto momento in cui incontrò i suoi occhi «che ci fai qui?» domandò stremata «è per come ti ho trattata?» impiegò più del necessario a porle quella domanda, in realtà per lui ammettere di essere stato per l'ennesima volta un emerito stronzo -come lo aveva identificato sua madre dopo averle raccontato l'accaduto- significava spogliarsi di tutti quei veli opachi di cui si era ricoperto «devo andare» si divincolò dalla sua presa cercando di combattere il tremore alle ginocchia, stava per svoltare l'angolo quando la voce di Alessandro la bloccò «Mi dispiace» si fermò «mi sono comportato da stronzo, di nuovo» lei lo raggiunse «io non ci voglio più stare ai tuoi giochetti, mi stai consumando, non lo vedi?» gli occhi occhi ridotti ad un filo sottile pur di fermare le lacrime, la voce supplicante «sei di più Luna, più di tutto questo, lo sai meglio di me» le prese le mani «io non so niente» tirò su con il naso «sono stata con un altro» lo guardò dritto negli occhi
era proprio quello che ti aspettavi quando mi hai lasciata chiudere quella porta
«non mi importa» l'espressione lo tradì «è questo il problema Ale, non credi? Per te sono una delle tante, una di quelle che dura una settimana, un mese, poi finisce nel dimenticatoio» lui arretrò di un passo «sei stata con un altro» tentò quasi di scaricarsi le colpe, inconsapevole di quanto donarsi a mani che non fossero le sue l'avesse umiliata «hai detto che sono la migliore a scopare no?» tagliare per non ferirsi «come è stato?» domandò tra i denti «una merda» ammise abbassando le difese, nonostante il dolore che Alessandro le aveva provocato sentiva di aver tradito quell'accenno di unicità che avevano coltivato «a me non ci hai pensato?» fece un passo verso di lei «ogni secondo» ammise «Luna, io non ci posso stare senza di te» la tirò dai fianchi per stringerla tra le sue braccia «non farlo mai più» le sussurrò «e tu non farmi sentire mai più così» pianse sulla sua spalla «mai più» le promise a cuore aperto, giurando a se stesso che da quel giorno avrebbe investito per davvero in quella storia in cui ci credeva da morire, perché Luna meritava tutti i fiori del mondo, ogni singolo pezzo di cielo.
Un ragazzino dall'altro lato del marciapiede immortalò due corpi che si stringevano, il sole che stringeva la luna, due pagine opposte dello stesso libro.

«Torniamo a casa?»
«Torniamo a casa»
La Luna era tornata a splendere, forse era leggermente ammaccata, ma meravigliosa come sempre.

Sweet Creature /Alex Wyse/La tua prossima ossessione. Scoprilo ora