19. Home

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So hard that I couldn't take it, wanna wake up and see your face, and remember how good it was being here last night.
Still high with a little feeling
I see the smile as it starts to creep in,
it was there, I saw it in your eyes.
I was stumbling, looking in the dark, with an empty heart. But you say you feel the same,
could we ever be enough?

Casa
Se solo si potesse abbattere il muro che minimizza il pensiero, costringendolo ad associare casa alla stabilità. Tra chi si sente a disagio nelle regole e chi riesce a respirare solo tra gli spigoli del caos, casa è ovunque. Lontano dagli occhi, vicino al cuore. Alessandro, per esempio, aveva sempre associato casa al vuoto, chiudeva gli occhi e non vedeva niente. Non una prospettiva, non una necessità, niente. Così, ogni giorno si prefiggeva l'obiettivo di mendicare, alla ricerca di un po' di cemento che potesse porne le fondamenta. Aveva trovato Luna tra i residui di polvere, gli era caduta tra le mani ed era più delle fondamenta, era calda e luminosa, l'immobile migliore al quale il suo vagheggiamento instabile lo avesse mai potuto condurre.

Ma a volte, quando gli occhi portavano da un'altra parte, casa non bastava. Le prime crepe apparivano, i mattoni più deboli si infrangevano al suolo ed appuntiti ferivano i piedi nudi di chi, come lei, in quella casa ci faceva ritorno sempre. Si addentrava zoppicante, bussava e chiedeva perdono per l'intromissione, appendeva cornici che parlavano di lei, lasciava segni impregnati dal suo profumo, riempiva ogni vuoto, lo faceva da sola. Basta una piccola fiammella per illuminare l'intera camera? Basta un sospiro per strappare via la pelle d'oca?

«Ale la smetti di pensare?» tra silenzi, vedo un quadro che man mano cade a pezzi «sono nato per stare in silenzio» una risposta lasciata in sospeso «ma non per rimuginare» Luna sbuffò, sembrava che il tentativo di riempire le incompletezze del ragazzo dimezzasse le sue energie «lascia stare, non risolverò mai i miei rebus» estrasse l'accendino dalla tasca, per accendere la sigaretta che giaceva tra le sue labbra «non fumare in camera mia» lei si alzò per aprire la finestra «che palle Luna» si lamentò «mi dici che hai?» si accovacciò sulla sua figura, stringendo le mani tra le sue, Alessandro provò immediatamente un assoluto senso di colpa per quel paio di occhi fin troppo comprensivi «mi sento vuoto» rispose distogliendo lo sguardo dal suo, ma non smettendo di accarezzare le sue dita affusolate «ho fatto qualcosa di sbagliato?» smettila Luna di vestirti di colpe che non ti appartengono «è che non mi sento mai a casa» fu, purtroppo, naturale per lei sciogliere quel contatto  «Luna, non sto dicendo che non mi basti» la rassicurò intrecciando i suoi capelli «ma?» si voltò verso di lui «ma niente, non mi sentirò mai a casa, però tu sei la luce nel buio» avvolse le mani calde attorno al suo volto «lo pensi davvero?» lei appoggiò la fronte contro la sua, beandosi di quel tocco «lo penso davvero» confermò accennando un sorriso. Un bacio sulla luna, due a fior di labbra.

«Ti va di venire in Accademia con me?» propose «da morire» accettò «mi preparo allora» saltellò verso l'armadio infilandosi il top sportivo ed una tuta che le avrebbe semplificato i movimenti nella classe di contemporaneo «sicura che io possa restare a guardare?» domandò «certo» annuì «guido io però» gli regalò un occhiolino «la mia auto te la scordi» scosse la testa scimmiottandola «daiii» sfoggiò un paio di occhioni dolci, estraendo le chiavi dalle tasche posteriori di lui «sei una stronza Luna» rise di gusto.

«Chi non muore si rivede» appena entrati in sala furono accolti dalla faccia sbalordita dell'insegnante. Luna non andava a lezione da un po', la verità era che il dolore di quelle assenze l'aveva paralizzata al punto da non riuscire più a ballare, per giorni le gambe si erano mosse meccanicamente, mentre l'anima era rimasta ingarbugliata tra i ricordi. E che senso aveva danzare con i muscoli se il cuore era chiuso a chiave?
«Buongiorno, lui è Alessandro» Luna salutò cordialmente prima di presentare il ragazzo che, imbarazzato, dondolava su se stesso, con le mani in tasca e una fossetta in bella vista «lui rimane qui» affermò perentoria, scrivendo tra le righe che senza di lui non avrebbe ballato «se può esserti da carburante» tentennò l'insegnante «dai siediti lì» continuò indicando una sedia all'angolo della sala, che gli avrebbe offerto un'ottima visuale. Alessandro si avvicinò allo spazio a lui riservato, cercando di fare meno rumore possibile, come se i suoi passi avrebbero potuto disturbare quello che considerava un tempio. La musica, la danza, la poesia erano oggetto di un'opera contemplativa, due mondi che probabilmente viaggiavano sulla stessa lunghezza d'onda e che lui mai avrebbe avuto il coraggio di oltraggiare. «Allora Luna, volevo chiederti se avessi qualche musica in mente, che possa aiutarti ad esprimerti» l'uomo difronte a lei prese parola «è proprio questo che delle volte scompare» indicò il suo cuore, che molteplici volte, interrotta tra tecnica e passi, dimenticava di sentire «creiamo qualcosa su Straordinario di Chiara Galiazzo?» fu automatico per lei voltare lo sguardo verso di lui, subito una mescolanza meravigliosa di emozioni travolse entrambi.

ti porto con me anche quando mi consumi

La guardò per ore senza mai stancarsi, lei montava passi ed emozioni, lui segnava mentalmente parole che avrebbe reso musica ci sono arcobaleni anche nei cieli neri, solo che non li vedo e non li vedi. Si muoveva come una Dea, la sua musa, con l'eleganza e la spregiudicatezza dei fiori primaverili, sbocciava e riempiva ogni singolo millimetro della sala, bella da morire. Alessandro si promise, in silenzio, che niente e nessuno gli avrebbe strappato via quel giglio dalle braccia, neppure un narciso come lui.

Sweet Creature /Alex Wyse/La tua prossima ossessione. Scoprilo ora