I'll put you down slow, love you goodbye
Before you let go, just one more time
Take off your clothes, pretend that it's fine
A little more hurt won't kill you
-Miley Cyrus
Luna lasciò quella casa con l'amaro in bocca e la necessità di sporcarsi per ripulirsi dal peccato di essersi lasciata andare. Era notte fonda e lei stava vagando da sola per il centro di Milano, se mai avesse rivisto Alessandro probabilmente gli avrebbe rinfacciato di averla lasciata nel caos della Milano notturna, fortunatamente era riuscita a recuperare una sua felpa che le avvolgeva il petto, facendola sentire più protetta dagli occhi altrui. Chiamò suo fratello Edoardo, implorando di recuperarla e aspettò seduta contro lo stesso portone che l'aveva vista uscire in lacrime, cercò di confondersi tra i lampioni, lesse le scritte sui muri, contò le auto che passavano, qualsiasi distrazione pur di non arrendersi alla speranza di rivederlo. Provava un'attrazione malsana che meritava di essere archiviata, lasciata in un cassetto e mai ripresa. «Luna ma che cazzo fai?» La voce di suo fratello si palesò alle sue orecchie. «Edo portami a casa e non fare domande.» disse salendo in macchina, il rapporto con suo fratello era fatto di silenzi e grazie mai detti, si salvavano a vicenda quei due ma evitavano di dirselo ad alta voce perché erano stati troppo a lungo educati a restare in silenzio per non esprimere le proprie emozioni, a tenere le braccia conserte invece di stringersi in un abbraccio. «Prossima cazzata che fai non ti recupero più, mi hai capito?» Disse fissando la strada. «Eri con un ragazzo Lú?»
Sapessi Edo, il più bello che io abbia mai visto.
«Se lo sapesse papà ti ucciderebbe, sono stanco di coprire le tue bravate, sparisci per due giorni, non chiami, non fai niente. Ringrazia che abbia visto la tua storia su Instagram e ti abbia coperta.» Aveva pubblicato una storia quel pomeriggio, con la speranza che Alessandro le desse il suo nickname, qualsiasi cosa pur di non perderlo, ma lui rimase in silenzio, limitandosi a guardare in camera in quello scatto allo specchio che agli occhi estranei apparve come prematuro.
«Grazie Edo..» posò la testa contro il finestrino riguardando quella foto che salvò prima di eliminare il post, con l'amaro in bocca e la volontà di escludere il mondo da quell'esperienza. Suo fratello spostò la mano dal cambio per farle una leggera carezza sul viso, percependo che qualcosa fosse andato storto. «Sei troppo bella per inquinarti con quei ragazzetti Lú» le disse una volta arrivati nel loro quartiere. Arrivata a casa si rifugiò tra le coperte, chiudendo gli occhi ma visualizzandone un altro paio, un po' più scuri, un po' meno persi dei suoi.
Mi chiedi spesso di chi sono
Quegli occhi che ci guardano
Io ti rispondo "Sono stelle"
Ma tu non ci credi neanche un po'
Il mondo di Luna si fermò per la seconda volta quando lo rivide, bello e dannato come sempre con un bicchiere tra le mani straripanti di anelli e le fossette che prendevano forma per una voce che non era la sua, ma lei aveva diciotto anni e niente da perdere «ciao Alex» usò quel diminutivo che lui sfoggiava in pubblico avvertendo un fulmine negli occhi di lui. «Luna» la salutò come se fosse una vecchia conoscenza, come se non fosse l'unica ragazza per la quale lui avesse mai cantato, come se non fosse la fonte delle sue ultime notti insonni. «Mi presenti la tua amica?» chiese pretendendo una confidenza che in realtà non le spettava affatto. «Chiara, scusami un attimo» si rivolse alla ragazza difronte a lui, prendendo Luna per un braccio e trascinandola in una zona più appartata. «Luna che diamine fai?» Le chiese tenendola ancora per il braccio. «Ti saluto no?» Lo guardò con sfida, incrociando le braccia sotto al seno e facendolo deglutire. «Non so cosa tu stia cercando di fare, ma qualsiasi cosa sia deve finire in questo momento» la sicurezza nella voce venne tradita dalla sue azioni nel momento in cui faticò ad accendere una sigaretta «hai bisogno di una mano?» lo prese in giro «o forse due?» disse posando una mano sulla patta dei suoi pantaloni «sei impazzita?» sussurrò lui fra i denti guardandosi intorno, lei in risposta gli strappò il bicchiere di mano per prendere un sorso di quel liquido alcolico, come se non fossero bastati tutti quelli che aveva ingurgitato in precedenza. «Ti ho cercato ovunque» ammise lei togliendosi quella maschera di apparente sicurezza che aveva tentato di indossare ma che le stava togliendo il respiro «Luna non credo sia il momento adatto» tentò di respingerla mentre la teneva stretta a se, rispettando l'enigma che lo contraddistingueva.
«Andiamo a casa Ale, portami a casa» lo pregò posando la testa sul suo petto, ritrovando quel contatto a cui aveva pensato talmente intensamente da sentire la testa bruciare «andiamo» si arrese lui conducendola verso la sua auto.
«Hai pensato a me?» continuò lei nonostante l'alcol in circolo la rendesse confusa «un po'» ammise lui «mi hai cacciata Alessandro, di notte» si voltò verso di lui che in risposta strinse il volante, fino a rendere le nocche bianche, quasi per punirsi dopo quella realizzazione. «Mi dispiace Lú» ed era sincero, ci aveva pensato giorno e notte all'azione meschina che aveva compiuto «sei stato uno stronzo» continuò lei con la voce impastata «però ti ho pensato da morire Ale e quando ti ho visto accanto a quella lì, Dio mi sono sentita così stupida, probabilmente a quest'ora sarebbe seduta al mio posto» iniziò a straparlare ma lui la interruppe subito «nessuna entra in casa mia Luna, sei stata l'unica» le disse e lei rimase in silenzio, socchiuse gli occhi e sperò di arrivare a destinazione il prima possibile.
Tornata in quella casa si lasciò condurre verso la camera da letto, Alessandro si prese cura di lei, le tolse l'abito stretto ed infilò una sua felpa, le carezzò i capelli e posò un bacio sulla fronte. «Resta con me Alessandro» lo pregò stringendogli la mano «non vado da nessuna parte».
Mon ange, da quale pianeta vieni? Tu che ieri eri la più abile provocatrice mia vista, mentre oggi elemosini l'amore che non ti è mai stato dato?
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Sweet Creature /Alex Wyse/
FanfictionLuna e Alessandro, un'irrimediabile incognita che nessuno sarebbe mai stato in grado di risolvere. Erano una vertigine, un tornado che avrebbe condotto alla catastrofe, avevano vent'anni e tutta la vita davanti per cadere.
