25. play this when I'm gone

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I'm writing you this message just so I can say that I love you, I hadtolet you knowthat everything about me was you,yeah
I think it's time for me to leave, but I'll never leave you
I just looked at your pictures, so the last thing I did was see you

Una mano sul ventre, gli occhi fissi nello specchio «non posso farlo» un sussurro per se stessa, una lacrima «tesoro, credo che dovresti riposare» Marzia le si avvicinò conducendola verso la camera di Alessandro, l'unica che avesse un letto che potesse ospitarla «non posso stare qui» scosse la testa negandosi persino la possibilità di riposare «vuoi che lo chiami?» le domandò «no, voglio che faccia il suo percorso. È quello che ha scelto, non posso fargliene una colpa» scivolò contro la parete, percependo tutta la stanchezza crollarle addosso «Luna, devi dormire» la donna quasi la implorò «va bene» si arrese facendosi avvolgere dal profumo di lui che quella camera sfoggiava, quasi con prepotenza.

«Alessandro, ti rendi conto di quello che stai facendo» la voce ovattata di Marzia la risvegliò da quel sonno singhiozzante.
No
Non avrebbe dovuto saperlo
Perché suonare prepotentemente delle corde fin troppo tese? Una melodia strozzata era tutto ciò che sarebbe rimasto.
«Sei identico a tuo padre» nonostante il dolore che quell'assenza le stava provocando, quella frase le fece male. Perché lei era diversa, l'amore per lui era la linfa della sua esistenza, si rifletteva in tutto ciò che la circondava e le ritornava dritto negli occhi, ogni giorno un passo in più verso l'abisso. «Sì, è qui» sentì dire «no, sta dormendo» Marzia abbassò il tono della voce «piuttosto che chiedere a me non potresti chiamarla?» continuò la donna «vuoi che la svegli?» Luna si fece avanti, palesandosi agli occhi della donna «aspetta, te la passo» sospirò passandole il cellulare.

«Lú» la voce gli tremava hai scordato di accordare le corde del coraggio Ale?
«Ehi» rispose arrendevole «come stai?» continuò lei, percependo solo il suo respiro dall'altro lato del telefono «come stai tu?» rispose lui «come dovrei stare?» era il gioco delle domande effimere «avevo bisogno di sentirti» sussurrò quel segreto tra i denti «ho diciotto anni e qualcosa che ho paura di riconoscere nella mia pancia, mi resta solo la paura» confessò «aspetta, facciamo FaceTime, ti va?» chiese lui, tentando di riprendersi almeno un briciolo delle responsabilità che le aveva spinto addosso per tutto quel tempo «aspetta, ti chiamo io» terminò la telefonata portandosi il telefono verso il cuore, quanto batteva quella bestia disperata. Era feroce. Feroce come il tempo che le era stato tolto, come i giorni che scorrevano e le lasciavano dubbi. Feroce come la consapevolezza di una vita, una vita che avrebbe voluto ripudiare e con la quale stava facendo i conti.

«Non posso vederti così» Alessandro abbassò lo sguardo posando il cellulare sulla scrivania dell'hotel ed abbandonandosi la testa fra le mani «sto morendo di paura Ale» dagli occhi gonfi le cadde una lacrima «Lù, anche se adesso non stiamo insieme, sappi che io ti appoggerò, qualsiasi decisione tu prenda» la rassicurò «non posso fidarmi di te» distolse lo sguardo dal cellulare «non riesco neppure a guardarti negli occhi» quanto le aveva fatto male, Dio solo lo sapeva. Quanto si stava divertendo quel grande uomo che muoveva i fili del destino? Potevano quasi percepire le sue risate nelle orecchie.

«Lù non me ne frega un cazzo, io torno da te» afferrò il telefono tra le mani, colto da un impeto di rivalsa contro il turbinio di circostanze che gli remavano contro «sai che non cambierebbe niente» bugie, solo bugie per lei sarebbe cambiato tutto. Solo il suo profumo, un po' più vicino alla pelle, avrebbe cambiato le cose. Solo il suo respiro sarebbe stato un sì ed un no.
«Devi continuare quello che hai iniziato, io sceglierò, ce la farò» tentò di sorridere «ce la faccio sempre» mentì stringendo i pugni «starai bene?» domandò.

Ancora una volta, lui aveva già scelto.

«C'è tua madre con me» lanciò uno sguardo oltre la porta «Edoardo lo sa?» le domandò «no, non sa neppure che-» si fermò «-che ci siamo lasciati» terminò la frase, una nota stonata si aggiunse alla sinfonia del dolore «ascolta» si asciugò le lacrime con i polsi «devi promettermi che farai il tuo percorso, che vivrai gli anni che io mi sono tolta» tirò su con il naso «non puoi chiedermi questo Lù» scosse la testa amareggiato «devi promettermelo» lo guardò convinta «siamo stati bene Ale e probabilmente non amerò nessuno quanto ho amato e amo te, ma guardaci» si morse le labbra per fermare il pianto «siamo deleteri, siamo un disastro. Tu mi fai male ed io faccio uscire il lato peggiore di te» posò il telefono sul letto, puntando la fotocamera al soffitto per evitare che la vedesse porre un punto a quell'interminabile storia «ti amo da morire Ale, ma un amore che toglie piuttosto che aggiungere è una distruzione» lui non potè vederla stringere tra le braccia un cuscino che conservava il suo odore «quindi canta, sogna, vivi ed ogni tanto ama» continuò, autolesionandosi al solo pensiero di un altro profumo mischiato al suo  «ma lontano da quello che siamo stati» lui si cullò nel silenzio, tremò come un bambino. Per la prima volta aveva smesso di tenere le redini, di maneggiare il libretto di istruzioni dei loro intrighi.

«Me lo prometti?» concluse lei, guardandolo per l'ultima volta «te lo prometto» mentì «ma se mai dovessi vedermi su quel palco, anche solo per un secondo, sappi che nella mia voce ci sarà un pezzo di te. Sempre.» accarezzò lo schermo, quasi potesse accarezzare lei «e ti vorrò qui con me, contro lo spazio ed il tempo, sempre» basta ti prego «in bocca al lupo Ale, amati e cambia il mondo. Sempre.» sempre.
Quella telefonata terminò con due cuori infranti, uno probabilmente non sarebbe mai più guarito.

Due giorni dopo Luna abbandonò l'ultimo pezzo di Alessandro che giaceva dentro di lei, quel giorno diede via anche se stessa.

Sweet Creature /Alex Wyse/La tua prossima ossessione. Scoprilo ora