13. Cinco últimos poemas para Cris

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Nunca sabré por qué tu lengua entró en mi boca
cuando nos despedimos en tu hotel
después de un amistoso recorrer a la ciudad
y un ajuste preciso de distancias.

Creí por un momento que me dabas
una cita futura,
que abrías una tierra de nadie, un interregno
donde alcanzar tu minucioso musgo.
Circundada de amigas me besaste,
yo la excepción, el monstruo,
y tú la transgresora murmurante.

Vaya a saber a quién besabas,
de quién te despedías.
Fui el vicario feliz de un solo instante,
el que a veces encuentra en su saliva
un breve gusto a madreselva
bajo cielos australes.
-Cortázar

Vivere di attimi.
Svegliarsi la mattina e farsi investire dai suoi baci, dai rivoli di saliva che cadevano dalle sue labbra quando la baciava fino ad esaurire l'ossigeno nei polmoni. Delle volte quell'amore era talmente profondo da ingabbiarla, i vetri si oscuravano e non aveva voglia di osservare la realtà circostante, c'erano solo occhi che si confondevano bocche che si cercavano, mani che si descrivevano, e chissà che fine avevano fatto tutti quei libri che aveva letto, adesso che tutte quelle storie si erano travestite della loro.

Alessandro era fatto di sguardi e sospiri che raccontavano la sua storia, era un romanzo dalla difficile interpretazione, uno di quelli che devi leggere e rileggere per arrivare al punto, e quando Luna giungeva alla parte finale puntualmente sentiva la necessità di rileggere i capitoli precedenti. Lui non aveva idea di come si fossero conosciuti, per lei al contrario il prologo della loro storia scorreva ripetutamente nei suoi occhi, venerdì sera, le luci soffuse e la solita voglia di evadere che le inferociva il cuore, lo intravide tra la folla, candido nel suo ciuffo castano e in quella pelle pallida che risplendeva sotto i neon un principe di porcellana ecco cosa aveva pensato quando lo aveva conosciuto, era un desiderio che avrebbe voluto esaudire, consumare e dimenticare. Quando aveva finto di inciampare nelle sue scarpe lui l'aveva afferrata dal polso, con un sorriso ubriaco che andava da un orecchio all'altro e tu chi sei? le aveva chiesto con la voglia negli occhi e la lingua che si leccava le labbra chiunque tu vuoi che io sia aveva risposto io per te sono Alex, solo Alex le aveva confessato senza nemmeno che lei avesse domandato il suo nome.

Alex, solo Alex la baciò cinque minuti dopo averla conosciuta, immerso nella musica del locale vieni con me, questo casino mi sta facendo impazzire l'aveva portata in casa sua, e lei aveva ignorato qualsiasi campanello d'allarme che avrebbe dovuto farle dubitare di un uomo ubriaco che portava una sconosciuta tra le sue mura e grazie al cielo che aveva ignorato le paure.
Ti piace? Le aveva domandato indicando una vecchia copia della Giuditta di Klimt molto aveva risposto lei  Klimt era uno che voleva la libertà, in un mondo di artisti che giocavano ad essere uno la copia dell'altro, un pazzo quasi quanto me, capace di far compenetrare perfettamente psiche e sessualità non sapeva neppure da dove gli uscissero quei pensieri sconnessi dall'alcol, ma lei lo ammirava con lo stupore di chi pensava di aver trovato solo un corpo ed invece ne aveva scoperto una mente sopraffine potresti essere la mia Giuditta stanotte ed ecco che arrivò il classico scivolone da uomo pieno di ormoni, Luna ricordava di aver riso mentre si faceva condurre verso la camera da letto, lasciando spazio al primo capitolo di quel libro che Alessandro ricordava bene. Luna non riuscì mai a capire come la mente del ragazzo aprisse i suoi ricordi dagli attimi di passione piuttosto che dai momenti delle prime scoperte, ma apprezzò terribilmente il modo in cui lui, una notte si fece raccontare nei minimi dettagli gli eventi del venerdì sera che aveva cambiato la vita di entrambi. Aveva fatto mille domande chiedendo persino come fossero raccolti i suoi capelli, prima che venissero scompigliati dal cuscino, quale rossetto indossasse e come suonasse il rumore della sua voce. Entrambi si confessarono che sarebbero dovuti durare poco più che un giorno l'uno per l'altra, l'ultima partita, l'ultima corsa, ma i giorni erano diventati settimane e dopo un mese era arrivato il primo ti amo, quant'era bello l'amore quando era fresco, quando sapeva di vita e correva nelle piazze per urlare la sua natura.

«A che pensi?» Alessandro la distolse dai suoi pensieri entrando in camera «a quanto sia bello vivere di attimi» gli fece spazio sulla poltrona «cos'è questa profondità?» le pizzicò il fianco «non lo so» guardò fuori dalla finestra «a volte ho paura di poter perdere questa direzione» sospirò «oggi non ti capisco proprio Lunetta» posò la testa sul suo grembo «non fa niente» si chinò per lasciargli un bacio sulle labbra «aspetta, mi stanno chiamando» si allontanò per poter rispondere al cellulare.
Alessandro Rina? È stato selezionato per i provini di Amici di Maria De Filippi
«Deve esserci un errore, io non mi sono mai candidato» Luna si sentì sprofondare, era felice, felice da morire, ma sapeva che l'ondata di quella decisione si stava preparando per scaraventarsi contro di lei «vi richiamo» Alessandro chiuse la chiamata scaraventando il cellulare contro il letto «sei stata tu vero?» urlò puntandole un dito contro «Ale, lo meritavi» cercò di calmarlo «perché hai dovuto immischiarti?» il suo respiro affannato invase la camera «vattene» la trascinò verso la porta «Ale, non fare così» lo pregò con il volto rigato dalle lacrime «era la mia musica Luna, non avevi alcun diritto» lasciò che le urla invadessero la casa «l'ho fatto per te» gli prese le mani «tu non sai un cazzo di me» sbatté un pugno contro il muro facendola sussultare «ho detto vattene» aveva smesso di gridare, gli occhi vitrei, la voce piatta «non puoi farci questo Ale» lo seguì per tutta la casa «ti amo Ale, più di qualsiasi altra cosa» supplicò comprensione per quel gesto che in realtà era una dichiarazione d'amore «forse non è chiaro, ho detto che devi andartene» le lanciò gli spartiti, il bordo di un foglio la percorse di sfuggita, tagliandole leggermente la guancia «tieni, vendi anche questi, infondo era questo che volevi no? Popolarità? Essere la ragazza di un cantante?» la accusò di colpe che non aveva, ignorando il sangue che scorreva dalla sua guancia «sarai sempre sola» per quando non mi riconoscerai e grazie tante Alessandro, per il colpo finale «vaffanculo Alessandro» se ne andò sbattendo la porta, con le mani tremanti e la testa che girava per tutte le lacrime che stava versando.

Vaffanculo amore mio, per tutti gli addii che non mi avevi preannunciato.

Sweet Creature /Alex Wyse/La tua prossima ossessione. Scoprilo ora