Respira Roma, Lewis,
domani sarà già diversa,
domani ci sarà anche il tuo odore,
fra cento anni lo sentiranno ancora,
qui nulla si perde.
Come anima mai
Era la prima volta che Alessandro aveva smesso di correre per le strade di Roma, la prima che lasciava che ogni centimetro di quella città gli scuotesse l'anima. La prima volta in cui, un respiro affaticato accompagnava il suo. Il profumo di Luna che si confondeva tra le vorticose vie, le gambe che danzavano anche quando tentava di star ferma, un passo, due passi che diventavano tre e si confondevano in altri cento. «Lo sai che non so sorridere» la prese in giro mentre lei gli scattava una foto vicino al Colosseo «con quel broncio sei bellissimo, se sorridessi saresti meraviglioso» eccolo lì quell'attimo di risata genuina che la polaroid riuscì a fermare «vedi? Ci sei riuscito» gli mostrò l'istantanea «solo perché hai barato» si giustificò con il cuore leggero.
Luna fermò una coppia di turisti «scusate, potreste scattarci una foto?» domandò ad una coppia, che fece intendere di essere francese «Excusez-moi. Pouvez-vous nous prendre en photo?» ripetè allora, mentre i ragazzi afferravano entusiasti la polaroid «anche francese Lunetta?» le sussurrò all'orecchio posizionandosi dietro di lei per lasciarsi fotografare «sorridi» indicò i ragazzi.
«Guarda sei venuto con gli occhi chiusi» lo prese in giro una volta tornati in hotel, estraendo le istantanee dalla borsa «colpa del sole, ma lune» ricalcò le parole finali «allora sei in grado di parlarlo anche tu» si voltò nella sua direzione «in realtà, l'ho cercato cinque minuti fa su google» entrambi esplosero in una risata sguaiata. «Questa conservala per quando saremo lontani» accarezzò con le dita le sue labbra, per poi baciarlo e scattare l'ultima foto «credi troppo in me» sospirò posando la testa sul cuscino «credo in te per credere in me, perché siamo la stessa cosa» solo in seguito, quelle parole confuse avrebbero trovato un senso per lui.
«Se continuiamo così potrei non andarmene mai più» il fiato era corto, mentre le lavava i capelli. Nudi, in una doccia troppo stretta per due, troppo vuota per lasciare che si immaginassero da soli «così come?» si sfregò contro di lui «Luna» la ammonì «che c'è?» finse innocenza «è tutto in giorno che facciamo l'amore» si trattenne per non cedere «e quindi?» i tentativi furono nulli quando lei si inginocchiò «sei malefica» riuscì a balbettare mentre l'acqua scorreva lungo i loro corpi. Dal basso dell'innocenza, gli occhi di Luna nei suoi.
«Dicevi?» domandò, ritornando alla sua altezza «che scema» si insaponarono, questa volta per davvero.
«Mi asciughi i capelli?» le domandò infilandosi un paio di boxer «no» sbuffò gettandosi sul letto «daiii» provò ad insistere avvicinandole l'asciugacapelli «dammi» alzò gli occhi al cielo, asciugando meticolosamente le ciocche castane «brucia» si lamentò «non iniziare» lo zittì, puntandogli il calore all'altezza del viso «ma scotta!» continuò «ho finito» spense l'elettrodomestico «aspetta» si alzò per recuperare una bandana nera dalla borsa «metti questa e sarai perfetto» ripiegò il tessuto su se stesso e glielo avvolse tra i capelli «mi piace» si specchio sistemandosi alcuni ciuffetti sulla fronte «lo so» gli lasciò un bacio.
«Adesso dormiamo» lo tirò accanto a lei lasciandosi abbracciare «Lù» la chiamò sottovoce «dimmi» si voltò verso di lui «da quando sei tornata non ho più gli incubi» le confidò facendole scoppiare il cuore «ti amo, mon soleil» una carezza sulla guancia «promettimi di splendere sempre, oltre il cielo» si fece promettere segreti, mentre le dita di Alessandro premevano contro i suoi fianchi «ti ricordi quando ti ho chiesto del tempo per amarti nel modo in cui lo meriti?» rivangò vecchi ricordi «come se fosse ieri» rispose «credo che quel tempo sia giunto al termine car je t'aime ma lune» la voce dolce, gli occhi dell'amore, le mani della passione «e non amerò mai, nel modo in cui ti amo, nessun'altra dopo di te».
Mon petit soleil, svegli la primavera con una carezza sul volto e gli usignoli non smettono di cantare quando ci sei. Il sole ti invidia l'immensità, poi vi mescolate
insieme e siete fuoco d'artificio.
E la scia di luce incastrata nella piega delle tue
spalle mi ammalia così tanto che non mi
importa dove mi condurrà, inseguirla é
automatico, come fossi nata per farlo, come
fossi stata creata dalle radici in cui tu cresci.
Due cuori, una stanza d'hotel, Roma era abbastanza grande per ospitare le sue promesse.
«ovunque io possa essere, tu mi riporti sempre a casa» si strinse a lui «sei il mio migliore amico, il mio amante, la mia persona» e se avesse potuto dare un nome a quella notte, l'avrebbe denominata la notte delle confessioni «anche se le fondamenta dovessero traballare, ci sarà sempre posto per te» le promise lui.
E ce la faremo anche questa volta amore mio, anche distanti, anche con l'anima consumata.
Ma il destino è una puttana che non chiede il conto.
STAI LEGGENDO
Sweet Creature /Alex Wyse/
FanfictionLuna e Alessandro, un'irrimediabile incognita che nessuno sarebbe mai stato in grado di risolvere. Erano una vertigine, un tornado che avrebbe condotto alla catastrofe, avevano vent'anni e tutta la vita davanti per cadere.
