Donne ta main, retiens ton souffle, asseyons-nous
Sous cet arbre géant où vient mourir la brise
En soupirs inégaux sous la ramure grise
Que caresse le clair de lune blême et doux.
Immobiles, baissons nos yeux vers nos genoux.
Ne pensons pas, rêvons. Laissons faire à leur guise
Le bonheur qui s'enfuit et l'amour qui s'épuise,
Et nos cheveux frôlés par l'aile des hiboux.
Oublions d'espérer. Discrète et contenue,
Que l'âme de chacun de nous deux continue
Ce calme et cette mort sereine du soleil.
Restons silencieux parmi la paix nocturne :
Il n'est pas bon d'aller troubler dans son sommeil
La nature, ce dieu féroce et taciturne.
-Paul Verlaine
Dormivano incastrati l'uno nell'altra, le gambe erano tutto un groviglio, i respiri quasi all'unisono. Quanto erano strani quei due. Lui fu il primo a svegliarsi, solitamente dedicava le prime luci del giorno ad un intenso allenamento ma quel giorno lo sport avrebbe potuto aspettare, iniziò a percorrere con le dita le linee del suo corpo, una mano descriveva il contorno delle labbra socchiuse, l'altra ne assecondava le curve dei fianchi. Luna aveva la pelle pallida, talmente pallida che delle volte sembrava confondersi con le lenzuola bianche, aveva le mani costantemente gelide, in ogni stagione, le sfregava tra di loro per riscaldarsi, da qualche giorno però aveva imparato ad infilarle sotto la maglietta di lui, che apprezzava la pelle d'oca che lo scontro di quel gelo provocava contro la sua pelle rovente. Quando Luna lo toccava gli sembrava di essere alle terme, un salto in una vasca gelida, un altro ancora in una bollente era ironico quanto quelle azioni somigliassero a loro due, che un giorno irradiavano la casa con il loro sole, quello dopo venivano colpiti da una secchiata di acqua ghiacciata, per poi proseguire quel circolo vizioso incessantemente, allo sfinimento. Lei sbatté le ciglia «ciao» lo salutò accennando un sorriso, eccolo lì il rossore che la perseguitava in ogni situazione «ciao» disse lui premendo le dita sulle sue labbra, lei lasciò che si intrufolassero nella sua bocca, le succhiò prima timidamente, poi si fece più coraggiosa guardando dritto in quel paio di occhi lussuriosi prendimi Alessandro, prendi tutto
dall'angolo della bocca cadde un po' di saliva, non fece in tempo a ripulirsela che lui si era fiondato sulle sue labbra, erano umidi e desiderosi di possedersi. Lui scostò le coperte percorrendo con le labbra quel sentiero peccaminoso che conduceva al suo centro, era già nuda, non c'era una volta che avessero dormito con i vestiti addosso, la sfiorò prima con il respiro, poi a quello sostituì la lingua, la muoveva lentamente descrivendone piccoli cerchi e poi la insinuava dentro di lei. Era un contatto paradisiaco quello, che le fece affondare la testa contro il cuscino e inondò la stanza di rumorosi gemiti, mentre lui le spalancava le cosce sempre di più «sei meravigliosa» disse non distogliendo l'attenzione da quella parte di lei che quella mattina era diventato oggetto del suo interesse - come se non lo fosse già ogni secondo - utilizzò le dita, per saziarla di quel contatto, anche se avrebbe dovuto sapere che Luna sazia non lo era mai, per questo con le gambe ancora tremolanti lei invertì le posizioni, baciò le labbra che conservavano il suo sapore e scese lungo il suo ombelico, gli occhi di lui urlavano dammi di più e lei lo fece, mentre lui le teneva i capelli in un pugno. Probabilmente era il momento più erotico che avessero mai vissuto, lui che si era sempre limitato a dei tocchi gentili ora le strattonava i capelli accompagnandola nei movimenti, e a lei quella parte animalesca piaceva da impazzire, entrò dentro di lei con la stessa velocità con la quale un bambino si fionda su uno zucchero filato, fecero l'amore tutta la mattina, perché di amore si trattava.
Si guardarono allo specchio, erano stremati, sudati e pieni di graffi, Alessandro girò un po' d'erba e le infilò il joint tra le labbra, lei reclinò la testa all'indietro e lasciò che il fumo si impossessasse della stanza «ci somigli tanto a questo sai?» indicò il joint fra le dita «nel senso che ti piace avermi tra le labbra?» scherzò lui sfregando le dita sull'addome, lei non rispose limitandosi a passarglielo.
Nel senso che sei una droga Ale
«oggi hai lezione?» le chiese «no» scosse la testa «allora posso portarti in posto» la tirò gentilmente dai polsi facendola alzare dal letto «tieni metti questi» le passò una felpa nera e dei pantaloni di tuta che arrotolò in vita «dove andiamo?» domandò lei, nessuna risposta.
Luna capì che il silenzio di Alessandro fosse stato un azzardo poco più di un'ora dopo quando si ritrovò a sorseggiare una tazza di caffè amaro difronte a Marzia, la madre del moro.
«Quindi da quanto vi conoscete?» chiese quella donna da cui Alessandro aveva preso solo le fossette e gli occhi buoni «pochissimo» confessò sincero il figlio «poco più di una settimana» specificò lei «ovviamente siete solo amici vero?» domandò «sì certo» rispose lei a disagio sentendo una mano sicura posarsi sulla sua coscia «sai, Alex non ha mai portato a casa nessuno» il sollievo di Luna fu indescrivibile nel comprendere che sì, forse lei sarebbe potuta essere davvero la sua eccezione «ma come mamma, non ti ricordi di Lucrezia?» chiese lui cercando di sfumare quel velo di romanticismo che si stava creando «Alex, avevi sette anni ed era per un progetto di scienze» lo schernì sua madre «beh, prima di andarsene mi lasciò un bacio proprio qui» indicò l'angolo della bocca «precoce» Luna sbucò in quella conversazione «sei gelosa?» le chiese sfacciato «di una bambina di sette anni?» «che ne sai, potrei non averla dimenticata» «sta zitto» lei gli fece la linguaccia «gelosa» le pizzicò dolcemente il mento. Lo sguardo di Marzia, ormai silenziosa, rimbalzava da una parte all'altra in quel punzecchiamento che le scaldò il cuore per la luce che veniva emanata «solo amici eh» Marzia posò le tazze nel lavandino «ciao mamma» la salutò prendendo per mano Luna «aspetta, ma cosa sei venuto a fare?» chiese la madre, stranita da quella visita «a presentarti la mia nuova amica, no?» le fece l'occhiolino.
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Sweet Creature /Alex Wyse/
Fiksi PenggemarLuna e Alessandro, un'irrimediabile incognita che nessuno sarebbe mai stato in grado di risolvere. Erano una vertigine, un tornado che avrebbe condotto alla catastrofe, avevano vent'anni e tutta la vita davanti per cadere.
