10. La forma de querer tú

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La forma de querer tú
es dejarme que te quiera.
El sí con que te me rindes
es el silencio. Tus besos
son ofrecerme los labios
para que los bese yo.
Jamás palabras, abrazos,
me dirán que tú existías,
que me quisiste: jamás.
Me lo dicen hojas blancas,
mapas, augurios, teléfonos;
tú, no.
Y estoy abrazado a ti
sin preguntarte, de miedo
a que no sea verdad
que tú vives y me quieres.
Y estoy abrazado a ti
sin mirar y sin tocarte.
No vaya a ser que descubra
con preguntas, con caricias,
esa soledad inmensa
de quererte sólo yo
-Pedro Salinas

Alessandro aveva il desiderio che gli pulsava negli occhi mentre guidava verso casa, si voltò a guardare come la luce dei lampioni si incastrasse perfettamente nel suo volto spigoloso mentre lei nemmeno si accorgeva di quanta bellezza stesse sprigionando, al contrario lei tentava di portare i capelli davanti al volto per coprire quello che da sempre considerava un volto difettoso attribuendosi la stessa effimera importanza di un oggetto, senza comprendere quanto la bellezza fosse soggettiva e poco importante «guarda la strada» gli disse imbarazzata «sì, sì» intrufolò una mano tra le sue  intrecciando le loro dita.
«Finisce sempre così» disse parcheggiando l'auto alludendo al fatto che avrebbero potuto farsi male infinite volte, ma alla fine avrebbero fatto sempre ritorno a casa «non ti ci abituare» gli lasciò un veloce bacio sulla fossetta prima di sfilare la chiave dalla sua tasca per aprire la porta d'ingresso «adesso sei diventata la padrona di casa?» la prese in giro «certo e adesso la padrona di casa va a farsi una doccia» disse spogliandosi dai suoi vestiti difronte a lui «e l'ospite la segue» continuò il suo gioco gettando gli abiti sul pavimento.

«Ale, niente sesso in doccia» lo ammonì «ovvio, mi hai preso per un ninfomane?» domandò ironicamente tirando uno schiaffetto sulle sue natiche -ovvio che non sarebbe andata così-. Lei prese un po' di sapone iniziando a spadellarono sul corpo di lui, iniziò dal petto, percorse gli addominali, arrivò al bacino e poi risalì ancora una volta sentendo il desiderio del ragazzo pulsare tra le sue cosce «sei ingiusta» le morse il collo «mi insaponeresti la schiena?» finse un'innocenza che in realtà non le era mai appartenuta dandogli le spalle. La afferrò dai fianchi facendole sbattere la guancia lungo il muro della doccia «dopo» rispose a quella provocazione indiretta entrando dentro di lei, che nel frattempo aveva lasciato che il suo sedere sporgesse in avanti, invitandolo alla sua mostra personale. Alessandro non fu per niente gentile mentre le teneva i capelli bagnati in un pugno, voleva scacciare ogni singola traccia di qualsiasi altro uomo, ricordarle che come lui non ci sarebbe stato nessuno, perché lui era il buono e il cattivo tempo, era le carezze e l'avida passione carnale di quei momenti. La fece voltare, prendendola in braccio ed indietreggiando verso il lavandino, dove posò il suo corpo bagnato per trovare una posizione più comoda in quel bagno inondato di acqua, gemiti e graffi. Lei stava impazzendo mentre si manteneva con una mano al marmo del lavandino, con l'altra alle sue spalle, quando le gambe tremarono capí che lo spettacolo del paradiso aveva appena calato il sipario.
«Mio dio» disse avvolgendosi un asciugamano intorno al corpo, per poi abbandonarsi sul letto a due piazze il cui materasso aveva, ormai, preso la forma del suo corpo a furia di ospitarla una notte sì e l'altra no, una guerra sì e l'altra pure.
«Dovremmo rifarci la doccia» la raggiunse «dopo» riprese la risposta di qualche minuto prima, si avvicinò alla sua spalla per leccare via un po' di bagnoschiuma che le lasciò un sapore amaro sulla lingua. Si addormentò mentre lui le pettinava i capelli e nonostante non avesse molta dimestichezza nello sciogliere i nodi, sorrise perché nessuno si era mai preso cura di lei in quel modo.

Alessandro si svegliò in piena notte, le braccia erano ancora avvolte attorno al suo corpo come pezzi di un puzzle che aveva voglia di fare e disfare dieci, cento, mille volte. Canticchiò nella mente le strofe di quella canzone che l'aveva resa la musa dei suoi giorni, la osservò meglio trovando in lei la fine di quel testo e l'inizio della sua vera musica.
Volano giorni qui davanti a me
Ma non sono stanco di urlare
Sogni al cielo
Aspettando che ricadano.

E ogni tanto penso di
poter in qualche modo illudermi,
non esiste una distanza percorribile
che cambi il tuo essere
quindi sei, quel che sei.

Passano treni qui di fronte a me
ma non sono quelli che mi portano dove sei,
dove sono io, dove  voglio io.

Luna si svegliò poco prima dell'alba sentendosi spogliata dall'assenza delle braccia del ragazzo, lo trovò al piano, tentando di comporre quella melodia che l'aveva perseguitato per l'intera notte.
Lui si occorse immediatamente della presenza di quell'angelo alle sue spalle «ce l'ho fatta, l'ho finito» gli occhi che ardevano di amore e felicità «l'ho finito» ripetè sollevandola dal pavimento per farla volteggiare nel salotto «è magnifico Ale» disse leggendo il testo che le aveva passato timidamente tra le mani, una gamba tremolante, due dita a grattarsi la nuca «è tutto per te, ci sei tu qui dentro amore mio»
Amore mio
La baciò come fosse il primo giorno, il primo in cui la conobbe, il primo in cui iniziò ad amarla.
La forma de querer tú es dejarme que te quiera.

Sweet Creature /Alex Wyse/La tua prossima ossessione. Scoprilo ora