CAPITOLO VENTIDUE
Ci sono eventi che cambiano la storia del mondo, che modificano radicalmente la vita della gente, la percezione del futuro, che lasciano increduli, sgomenti, tramortiti. Quel settembre accadde uno di questi, così raro ed incredibile, che se qualche mente malata l'avesse pensata per un film o per un romanzo, o solo per raccontare un'assurdità sarebbe stato tacciato per essere troppo lontano dalla realtà. Eppure a volte la verità è più cruda della fantasia più sfrenata. Lorenzo era a Roma, sistemato ormai in quella specie di comune nella quale si era venuto a trovare e nella quale aveva trovato la bella compagnia di Imma-Margherita, si era reso conto che in effetti in alcuni casi la vita dell'attore era veramente grama, a dover dividere un tetto senza luce e gas con quindici persone accampate, ma tant'era, a lui non importava, anzi quell'esperienza bohémien lo faceva sorridere, pensava ai suoi genitori che lo sapevano ben sistemato in uno dei maggiori studi legali di Roma ed invece si trovava a dividere un pasto cotto su un fornello da campo ed a dormire con una giovane ninfomane. Beh, forse alla sua età non era poi così male, chissà quanta gente avrebbe voluto fare a cambio con lui, specialmente la sera... La settimana di rappresentazioni al teatro Argentina era finita con un discreto successo, cosicché il direttore del teatro li aveva messi in contatto con un collega per un'altra rassegna che si sarebbe tenuta di lì ad quattro giorni alla periferia nord della città, Silvana e gli altri stavano decidendo se tenere quella sistemazione, che ovviamente era clandestina ma molto economica. In pratica era la residenza di famiglia di un tale Ottavio Chiaramonte, attore degli anni novanta piuttosto famoso da quelle parti, che, morto prematuramente ed in un mare di debiti per la vita dissoluta che conduceva aveva lasciato quella casa che nessuno dei parenti aveva voluto ereditare per non accollarsi anche tutte le perdite associate. Tale Ottavio aveva avuto come suo confidente e complice di molte scorribande giovanili, proprio il direttore del Teatro Argentina che, per compiacerlo e ricevere regali e favori economici, lo aveva coperto in molte situazioni, soprattutto gestendo il traffico di amanti ed amici scomodi in quella casa. Quando l'attore morì e nessuno reclamò la villa, il direttore, per senso di rispetto e in qualche modo di affetto, continuò per un po' a mantenere in ordine quelle mura, ospitando di tanto in tanto qualche attore, dietro compenso spontaneo. Poi, quando le utenze di luce e gas furono tagliate per morosità, la villa cadde in disuso in attesa che la burocrazia facesse il suo corso, tranne che nelle rare occasioni in cui si trovavano compagnie disperate come quella in cui era capitato anche Lorenzo. Non avendo luce, non c'era televisione, e le notizie venivano apprese dai giornali o da una radiolina a batterie che ogni tanto si sentiva gracchiare nel soggiorno, anche se quella era usata soprattutto per sentire le partite del Napoli. Lorenzo capì che era successo qualcosa di grosso quando, uscito insieme alla sua compagna di letto col sole già alto si avviò verso il teatro per riprendere alcuni effetti di scena che erano rimasti lì dall'ultima rappresentazione - Silvana aveva mandato loro, soprattutto per farli uscire da quella stanza, che ormai era più un'alcova che altro, e far prendere un po' d'aria ai loro corpi ed alle lenzuola - e, mentre facevano strada vedeva la gente che camminava in maniera convulsa, che si incontrava e faceva commenti tipo Che disgrazia oppure come è potuto succedere?, non dette comunque grande peso a ciò che vedeva, anche perché da quando era nella capitale si sentiva fuori dal tempo e dallo spazio, in una specie di limbo, e soprattutto lontano da ogni pericolo o cruccio, pensò che magari era andato male il derby Roma - Lazio o qualcosa del genere, insomma roba di poco conto considerata importante dalla gente del popolo che non aveva niente di meglio da fare che commentare i fatti del giorno ed il gossip del momento. Poi arrivarono davanti al teatro Argentina, che trovarono chiuso, era normale a quell'ora, ma il direttore sapeva che dovevano arrivare, avrebbe dovuto attenderli alla biglietteria, cercò un pulsante per suonare o un campanello per bussare a qualcuno, fino a quando il tipo del bar accanto, vedendoli smarriti si mosse a pietà e li indirizzò ad un portoncino lì vicino. Videro la casa del custode, potevano provare a suonare, si avvicinarono e, prima che potessero rendersi conto che non sapevano a quale cognome suonare lui lesse in basso a destra Custode. Si aprì magicamente il portoncino e seguendo la strada entrarono in quella che sembrava una porta laterale attigua all'edificio del teatro, finalmente trovarono due persone intente a fissare lo schermo di un piccolo televisore, erano il direttore ed il custode. Lorenzo li richiamò con poco tatto: "Ehi Direttore, ma non doveva essere da un'altra parte?"
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Stelle Gemelle
RomanceDue ragazzi. Due anime. Due corpi. Lorenzo e Claudia. Nati l'uno per l'altra. Si conoscono, tra i banchi dell'università, diventano amici. Molto amici. Condividono gioie, amori, emozioni. Lui, studia per compiacere il padre, uomo all'antica, che non...
