Da una parte ero felice per la notizia perché finalmente potrò vedere mia madre in carne e ossa,potrò abbracciarla,coccolarla; fare tutte le cose che avevo accumulato nella mente durante l'arco degli anni con lei. Recuperare tutto il tempo che avevamoperso: le ore,i minuti e i secondi. Però d'altra parte ero anche triste e spaventata.
Ero triste perché ora mai ero abituata con la mia nonna. Era lei il mio punto di riferimento e mi spaventava l'idea di separarmi da lei.
Sinceramente mi spaventava anche l'idea che vedrò per la prima volta mia madre.
Avevo anche il tremore del nuovo mondo, dove presto ci andrò a vivere.
La nonna mi aveva detto che lì fa freddo, molto freddo ma non sempre e quando fa tanto freddo, cadono dal cielo una polverina bianca(loro la chiamano neve) poi si scioglie. Quando caddono una grand quantità si trasforma in ghiaccio.
Anche nel mio paese c'era la stagione fredda paragonabile alla primavera.
Lì ci sono delle rigide regole da rispettare; i bambini hanno l'obbligo di andare a scuola fino ai 16 anni.
Le persone sono bianche ma non come il colore bianco ma su un rosa,sono totalmete diversi da noi, sia negli aspetti fisici: questi hanno di natura i capelli lunghi e non crespi come i nostri in base alla persona cambiano i colori. Ed io ero molto curioso di vederli perché da noi ci sono solo persone mulate o di carnagione scura; ci sono anche quelle con la pelle bianca però non mi era mai capitato di vederli per questo ero tanto curiosa.
Gli europei non hanno tanti alberi e razze di animali come noi mi disse. Le scimmiette ci sono lí?domandai alla nonna. "Tesoro mio non lo so, so solo che ci saranno sicuramente gli animali domestici, quelli innocui se poi ci saranno anche altre speci non te lo so dire."
"In che senso animali domestici e innocui? Domandai alla nonna"
"sono quelli che non sono selvatici e vengono anche addomesticati ." Mi rispose lei.
"Ma io potrò portarmi dietro una delle scimmiette? "
"No amore mio, non puoi perché ci creerebbe solo casini perché deve essere visitato per vedere se non ha alcun malattia e pure te devi essere visitata."
"Ma nonna io non sono malata".
" lo so amore però te lo devi fare lo stesso anche la puntura. Ma sii tranquilla perché non ti fará male e non sentirai nulla te l'assicuro."
Il giorno dopo, a scuola durante l'intervallo guarda un pó chi mi aveva rivolto la parola! Il nuovo compagno quello che io e la mia migliore amica sbavavamo dietro. Mi aveva salutata e io gli avevo risposto con un sorriso dal lì avevamo iniziato a raccontarci delle cose.
Era suonato la campanella di fine intervallo, stavamo per entrare in classe, quando mi aveva visto la mia migliore amica vicino a lui.
Lei si era imbestialita dicendomi che : sono una falsa che non mi avrebbe mai più rivolto la parola, perché non avevo rispettato quella promessa. Io provai a spiegarle che non era come pensava, le avevo chiesto scusa dicendole anche che a breve me ne sarei andata via in un'altra nazione ma lei si era arrabbiata di più, pensando che le stavo prendendo per il culo e credeva che fosse stato una scusa per farmi perdonare. Non mi aveva creduto perché era la prima volta che gli l'avevo detto; così se ne era andata senza nemmeno salutarmi.
Le urlai dietro ma non si era nemmeno degnata di voltarsi.
Da una parte me la meritavo la sua reazione però lei aveva esagerato.
Ero rimasta malissimo senza fiatto né parole.
In quell' istante l'unica cosa che volevo era abbracciarla, passare i miei ultimi mesi rimanenti da vivere lí con lei e mia nonna.
Inizia a preoccuparmi, a farmi i film mentali di averla persa. Perché non era da lei tenermi tanto rancore.
A scuola non mi salutava più né rispondeva i miei saluti.
Mi mancava a dire la verità, anche lei sentiva la mia mancanza mi dicevano le altre però lei era talmente orgogliosa che faceva finta che non le importasse nulla di me.
A parte che dovevo fare io l'orgogliosa anche perché ero stata io a sbagliare.
Però non era da me l'orgoglio.
Pensandoci bene,non serve a nulla,anzi a volte ti fa solo rimettere.
I giorni passavano, io e lei non avevamo ancora fatto la pace.
Era arrivato il giorno in cui dovevo andare a fare il vaccino, perché era pronto il mio passaporto.
No,non potevo andarmene via così, senza aver fatto la pace,senza aver giocato per un ultima volta alle bambole ed arrampicarmi sugli alberi insieme a lei.
Dovevo assoluttamente convincerla.
Ma non sapevo in che modo, perché lei aveva perso la fiducia in me.
L'unica soluzione era mandare mia nonna a parlarci magari le avrebbe creduto di più.
Così avevo mandato mia nonna, mentre io le aspettavo fuori.
Ci aveva messo un pó per crederle.
Ma lei ce l'aveva fatta; subito dopo la mia migliore amica aveva chiesto di me, ottenuta la risposta era corsa da me abbracciandomi e piangendo.
Io avevo intuito il motivo per quale stava piangendo allora iniziai a piangere anche io insieme a lei.
Ci raggiunse mia nonna a coccolarci e a raccomandarci che saremmo solo lontani fisicamente ma" affinché lei é dentro il mio cuore e viceversa non saremmo cosi distanti dall'una all'altra."
Detto questo eravamo andate a giocare.
4 settimane dopo, eravamo andate a fare shopping perché mamma come ogni mese mi aveva mandato i soldi.
Adesso vi spiego una cosa sul perché, nel capitoli precedenti avevo detto che mia madre non mi aveva abbandonata.
Mia madre uno o due volte al mese mi mandava i soldi.
Oppure una volta al anno quando veniva giù la mia zia, quella che aveva portato mia madre in Italia, le dava le cose da portarmi.
Lei non mi era mai potuta venire a trovare, perché non aveva tanti giorni di ferie e lavorava tantissimo per poter fare i miei documenti.
In poche parole una parte del dovere di madre lo faceva però a distanza;rispetto a quel pazzo di un padre.
5 mesi dopo,era arrivato giorno della mia partenza.
Mi era venuta a prendere una mia zia con la macchina a portarmi all'aeroporto.
C'erano anche la nonna e la mia migliore amica con noi.
Durante il viaggio in macchina, avevo tenuto la mano alle due persone più importati che avevo.
Il viaggio era stato lungo.
Guardavamo dal finestrino altre città che sorpassavamo.
Tre ore dopo, finalmente eravamo arrivati.
Era un posto enorme c'erano le boutique(negozi) ovunque.
Iniziai a guardare negli occhi della mia nonna e alla mia migliore amica.
Erano pieno di lacrime che volevano scendere però loro le trattenevano,sembrava che si erano messi d'accordo per me!
Per non darmi troppo dispiacere, perché in fondo il nostro non era un addio ma un lungo arrivederci.
Aspettavamo che mi veniva a prendere l'hostess per portarmi dentro l'aereo, nel frattempo avevamo iniziato a salutarci.
Di colpo erano uscite quelle lacrime che trattenevano ed io non sapevo che fare,quindi mi ero messa a stringerli più che potevo.
Le dicevo di non piangere, perché non era il mio funerale quindi sorrisi e loro me lo avevano ricambiato.
Era arrivata la donna che mi doveva accompagnare dentro.
Le avevo salutate per un ultima volta.
Mi prese la mia valigia e la mano ed iniziammo a incamminarci sulle scale per entrare nel areo.
Dal lì che iniziarono a caddermi le lacrime.
Non riuscivo più a fermarli. Avevo perso il controllo. Era come stare all'interno di una bolla..sentivo le voci sempre più lontane, non coglievo il senso delle parole. .sentivo solo i graffi delle lacrime che mi scavavano il volto..
Ero disorientata, ad un certo punto scoppiai ad urlare"nonna,nonna, chené (la mia migliore amica) dove siete?!" Tirrai velocemente la mia mano da quello dell'hostess.
Iniziai a correre per raggiungerle però ormai era troppo tardi, la porta si era alzato.
Caddi a terra inginocchiata e piangevo a dirotto.
L'hostess aveva provato a calmarmi ma non ci riuscì. Anzi,più mi parlava e più io mi agitavo non sapevo per quale motivo.
Era il momento di mettere la cintura di sicurezza perché l'aereo stava decollando.
Me la misi, anche perché avevo paura per la sensazione.
Per un istante avevo perso i sensi.
Appena riaprii gli occhi mi ero persa,sembrava che il tempo fosse fermato.
Ero rimasta immobile a fissare un punto.
Ad un tratto cominciai a sentire qualcosa muoversi dentro la mia pancia, uno strano formicolio, mi sentivo molto debole.
Allora l'hostess aveva pensato che avevo fame. Perciò mi aveva datto una boccetta di yougurt magro a me piaceva molto ma lo sboccai.
Dal microfono uscii una voce strana,sembrava che stasse parlando una trans
dicendo che" ora si può togliere anche la cintura di sicurezza".
Me lo levai frettolosamente e corsi in bagno,sinceramente non sapevo nemmeno dove si trovava per fortuna che andando avanti avevo visto la scritta toilette ed entrai.
Mi lavai il viso, guardandomi allo specchio ebbi un flashback di quando mia nonna mi diceva " affinché lei é dentro il mio cuore e viceversa non saremo così distanti dall'una all'altra".
Mentre mi guardavo allo specchio e pensavo a queste frasi,mi era sembrato di avere la mia nonna lì, accanto a me a dirmelo.
Dopo aver lavato il viso mi ero sentita un pochino meglio e così tornai nel mio posto.
L'hostess non mi aveva seguita perché aveva visto che mi ero diretta verso la toilette.
Era lì ad aspettarmi,mi ero seduta e lei mi fece un sorriso finto e una faccia strana come dire" smettila di fare la svitata e non mi fare perdere del tempo" e aveva aggiunto anche "bambina capricciosa" l'aveva detto in italiano. Però lei non sapeva che capivo 10 parole su un milione. Soprattutto quella frase che mi ripeteva sempre mia madre quando lei mi doveva riattaccare e io non volevo.
Io non avevo fatto caso alla sua scena né a quello che aveva detto, quindi le sorrisi normalmente facendo finta di niente.
Mi aveva dato un pó d'acqua e mi aveva detto che, quando avevo bisogno di suonare il campanello.
Così se ne andò fuori dalle palle,anche perché non la sopportavo a dire la verità.
Era troppo acida per i mie gusti.
Ero talmente stanca che nonostante l'agitazione che avevo addosso riuscii ad addormentarmi senza fatica.
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Le mie lacrime
ChickLitQuesta biografia é tratta da una storia vera di una ragazza che ora ha 19 anni; quando era piccola andava alla ricerca di una migliore amica. Ma l'aveva trovata oppure la deve ancora trovare questa migliore amica? Si la troverà! Ma sarà un pó partic...
