Parte 29

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Spazio dedicato a Leana

Mia madre mi aveva avuto a solo 15 anni. All'inizio vivevano con i miei nonni materni insieme al mio padre, lui aveva 20 anni.
Quando avevano scoperto la mia esistenza entrambi non erano d'accordo di tenermi però essendo che vivevano con i miei nonni e loro erano contro l'aborto; missá che mamma era stata un pó costretta a non abortire. A parte che nel mio paese l'aborto é molto rischioso perché può rimmettere la vita anche la madre. Loro non avevano scelta o mi tenevano oppure dovevano andare fuori di casa.
Mio padre faceva un lavoretto e quello che guadagnava non bastava per mantenere tutte e due. Avevano provato ad andare a vivere da soli però non tutti i mesi riuscivano a pagare l'affitto quindi i padroni di casa avevano perso la pazienza e li ha buttati fuori di casa. All'inizio stavano a casa degli amici ma poi si erano rotti e quindi erano ritornati a casa della mia nonna a vivere. La madre di mio padre non era d'accordo del fatto che i miei stessero insieme perché ritenevano mia madre una ragazza poco di buono. Lui l'amava talmente tanto che si era messo contro i suoi genitori per lei. A casa dei nonni stavano bene direi, anche perché non dovevano preoccuparsi ogni mese dell'affitto a parte aiutare per qualche spesa di casa. La maggior parte delle volte mia madre passava tutta la sua giornata a piangere per essere gravida. All'inizio non parlava per sino con mio padre perché lo incolpava. Dava tutta la colpa a lui, perché quella volta mio padre non era stato attento come aveva sempre fatto. Mio padre le aveva scongiurato che non lo aveva fatto apposta ma mia madre teneva lo stesso il muso. Quando ero nata si erano ricreduti ed erano felici tutte e due di avermi però per un periodo. I nonni mi adoravano passavo più tempo con loro che con miei genitori. Un anno dopo di nuovo mia madre era rimasta incinta. I nonni avevano incominciato a lamentarsi quindi, i miei genitori, se ne erano andati fuori di casa. non so dove si erano alloggiati mentre mamma era incinta di Lucas ma in qualche modo ce l'avevano fatto. Poi avevano fatto la pace con i miei nonni ed erano tornati a casa di loro. Erano stati lì finché anche mamma non aveva trovato un lavoretto. mamma lavorava come cameriera di sera mentre papà lavorava di giorno quindi riuscivano più o meno a gestirci. Finalmente riuscivano a pagare l'affitto e per mantenerci nonostante tutto mamma non era felice ed era diventata violenta, alzava le mani a me e a mio padre. Tornava tutti giorni a casa ubriaca da lavoro e non ascoltava più mio padre. Faceva quello che le pareva. Molte persone dicevano che faceva anche uso di sostanze stupefacenti. Un giorno era andata a lavoro e non fece il ritorno. Io e mio fratellino eravamo rimasti con il nostro papà. Mio padre andò a raccontare questo fatto ai miei nonni ma il nonno aveva preferito credere a sua figlia che a mio padre. Il nonno credeva che sia stato mio padre a trasformare mia madre così, non era dalla sua figlia quel atteggiamento. Quando papà andava a lavoro essendo che neanche il nonno ci voleva per orgoglio la nonna andava a casa nostra a curarci finché non tornava papà dal lavoro. Avevo solo 4 anni e Lucas 3 anni quando la nonna morì. La mamma si era presentata al funerale della nonna. Il suo scopo non era stato quello di venire a dare l'addio a sua madre ma era tornata a casa per dire a mio padre che non lo amava più e che si era trovato un altro che che la faceva sentire bene, aveva l'attenzione, quello che voleva da mio padre però non lo riceveva mai se non nel primo anno che stavano insieme.
Da solo mio padre non ce la faceva per fortuna che aveva conosciuto questa donna che l'aveva proposto di mandaci nell'orfanotrofio. Mio padre non aveva alternativa anche perché aveva anche perso il lavoro e così aveva accettato.
Dicono che l'aveva fatto per il nostro bene perché lui non aveva niente da offrirci ne un pasto ne un tetto. Se ci teneva l'avrebbe solo fatto per egoismo pensando solo a se stesso; ma lui non era stato egoista e dicono che abbia fatto la cosa migliore ed era stato anche coraggioso.
Non trovando un lavoro adeguato per mantenerci ci aveva perso; il suo scopo non era quello di abbandonarci. Non voleva che noi due subivamo quello che aveva passato lui da bambino in mezzo alla favelas.

Prima di entrare nell'orfanotrofio avevamo la libertà non quanto come altri bambini perché la maggior parte di loro erano stati abbandonati; però potevamo andare a giocare con altri bambini a calcio era quello il nostro scudo, quello che non ci faceva pensare ai problemi dei nostri genitori, quello che non ci faceva pensare alla fame ma ci dava la voglia di vivere di sognare e soprattutto ci dava speranza.

Nell'orfanotrofio c'erano le suore che ci avevano insegnato tante cose belle e brutte. Io ricordo ogni piccolo dettaglio. Ricordo gli orari rigidissime. Le preghiere, i castighi; dei castighi che se pensante su bambini della nostra età fanno venire la pelle d'oca.
L'orfanotrofio o meglio la casa grande dove stavamo era: tutto dipinto di bianco, il muro naturalmente era abbastanza rovinata e conciata perché era anche abbastanza vecchio come casa. All'esterno c'erano pieno di murales alcuni belli, ma altre erano veramente oscene. La maggior dei bambini e dei ragazzi si sfogavano così oppure facendo cose ancora peggio. Quel posto non piaceva ne a me ne al mio fratellino però l'importante era avere un tetto dove dormire,ricevevamo due pasti al giorno anche se erano di piccola porzione ma ce l'avevamo. Io e mio fratello eravamo stati fortunati perché avevamo anche un lettino dove ce la dividevamo. In una stanzetta eravamo in dieci e passa di persone. A volte ci scannavamo di brutto perché ovviamente c'erano persone che volevano fare il leader. Io da quando ero entrata in quel posto avevo subito un cambiamento precoce: ero diventata anche io abbastanza violenta a furia di ricevere sempre le botte. Di me stessa non era che mi importava molto ma il motivo della mia trasformazione era stato quello per difendere il mio fratellino. Non sopportavo chi gli alzava le mani ne chi gli urlava addosso. Mi sentivo molto protettivo nei suoi confronti.
Ricordo quando un giorno Lucas aveva fatto la pipì addosso e le suore avevano fatto uno strage, se fosse stato il motivo che ci avrebbero messi in punizione togliendomi i pasti per una giornata dirrei che non gli l'avrei fatto passare lascia. Avevo lasciato stare perché come ti avevo detto prima ci davano una piccola quantità di pasto a Lucas non gli bastava perciò dividevo anche il pasto con lui.
Mio fratellino mi diceva sempre che aveva paura di stare in quel posto,voleva tornare a casa dalla nonna e il papà. Io come potevo spiegargli che la nostra nonna era morta e che il nostro papà non ci voleva; non potevamo tornare a casa nostra perché non ne avevamo uno. Che quel posto brutto però conveniente era la nostra unica casa.
Due volte avevomo ricevuto la visita dal nonno e dal papà dove entrambi mi avevano lasciato una lettera di addio.
Non sapevo per quale motivo avevano lasciato quella lettera però da una parte avevano fatto bene altrimenti non ricorderei bene il mio passato.
Quelle lettere li tenevo nascosta come mi era stato raccomandato dal nostro nonno e che per nessuna ragione al mondo lo dovevo farlo vedere alle suore.
Quando se stavamo per andare via Lucas non li voleva lasciare più,voleva andare con loro.
Lucas a passato tipo dei giorni a cercarli ma alla fine ce l'avevo fatto a convincerlo.
Quasi tutte le settimane ricevevamo una visita dagli adulti sconosciuti e quando venivano uno o due bambini andavano con loro.
Avevo chiesto tante volte alle suore dove portavano i bambini quelle persone ma mai mi avevano dato una risposta fino quando non erano venuti a prendere me e il mio fratellino.
Io ero abbastanza tranquilla per la notizia mentre Lucas di meno.

Io ascoltavo la mia amica in silenzio, ero senza parole l'unica cosa che riuscivo a fare tenerle le mani.

Le mie lacrimeLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora