Furono le sue attenzione, le sue delicate carezze e il suo dolce sorriso a farmi innamorare di lui.
Ero sempre stata la ragazza che osservava gli altri innamorarsi, senza mai capire cosa significasse davvero la parola amore, finché un giorno non dec...
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E come ogni mattina, Kagaya stava innaffiando sua piccola pianta di glicine, curata con cura e premura.
"Sanemi mi ha chiesto di allenarci insieme"
Sorrise, osservando i piccoli germogli che stavano nascendo, per lasciare a terra il piccolo bicchiere che contava l'acqua, ed affacciarsi alla grande finestra da cui entravano i raggi di sole, dalla quale mi tenevo alla larga rimanendo seduta su un divanetto dall'altra parte della stanza.
"È un bravo ragazzo, una testa calda, ma mi fido di lui"
Affermò continuando a guardare al di fuori, dove la finestra si affacciava sul verge giardino ornato da diversi fiori che donavano all'esterno un'aria felice.
"È in grado di uccidermi?"
Fui schietta, e forse poteva anche pensare che magari potevo approfittare della situazione per farmi ammazzare, visto che più e più volte gli avevo espresso il mio desiderio di voler morire, di non voler continuare a vivere come demone, ma il vero significato di quella domanda era capire se finalmente fosse arrivato il momento degli ammazzademoni di vincere.
"Se dovesse esserne capace, allora significa che è arrivata la generazione giusta, non credi?"
E come quando era piccolo, comprese a pieno le mie parole non fraintendendo con altri significati nascosti.
Andai nella mia stanza, e appena apri la porta la voce di un corvo risuonò nelle mura della mia camera.
"Finalmente..Sanemi ti sta aspettando in palestra"
"In palestra?"
"Certo, non poteva mica aspettare i tuoi ritmi con la notte..i pilastri non perdono tempo"
Disse le sue ultime parole e volò via, lasciandomi da sola. Sorrisi, perché la tenacia che caratterizzava quel ragazzo ne era sicuramente una delle sue doti principali.
Come ogni mattina, indossavo la mia uniforme da pilastro, presi la mia katana viola, e mi incamminai verso la palestra, con il cuore che batteva velocemente.
"Calmati Ichika, devi solo allenarti"
Chiunque mi avesse sentito parlare avrebbe potuto pensare che fossi pazza, ma dopo 300 anni chi non lo diventerebbe?
Aprii le grandi porte della finestra per esser accolta dalle luci artificiali della stanza, e non potei fare a meno di sorridere mentre osservai come aveva chiuso con tanta cura ogni finestra, con delle coperte nere, non permettendo ai raggi solari di entrare.
"Quanta premura nei confronti di un demone, non mi volevi morta Sanemi? Ti sarebbe bastato lasciare uno spiraglio aperto e puff..cenere"
Affermai entrando dentro la grande stanza vuota, lasciando che le porte alle mie spalle si richiudessero, mentre lui seduto a terra con le gambe incrociate mi osservava mentre gli andavo incontro.