Capitolo 14

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Nicholas

Non sapevo con certezza cosa cazzo mi stava accadendo

Dopo il bacio che diedi a Noah la mattina in piscina, entrai più di prima in confusione.

Ma cosa cazzo ho che non va?

Ho ancora in mente i suoi occhi color miele e quelle lentiggini ribelli, esattamente come lei.

Ha dei capelli che rientrano il più possibile nella tonalità del biondo chiaro e un fisico mozzafiato.

Possiede delle belle curve, un bel seno e non l'avrei mai detto, ma ho da subito notato anche il suo sorriso sbarazzino.

L'ultima non è assolutamente una caratteristica che noto a primo impatto in una ragazza, ma sin dalla prima volta in cui l'ho vista non potei non farlo.

Non riesco a controllarmi con lei, ma non voglio spingermi oltre.
Non è quello che desidero fare in questo momento.

Voglio che non sia la protagonista dei miei sogni, dei miei pensieri, e cerco difatti svago, divertimento, qualcosa che mi faccia letteralmente non pensare a lei.

Qualsiasi cosa.

Ma non riesco, fallisco ogni volta e successe la stessa cosa sul ring.

Dopo essere salito in camera tutto bagnato, cercavo una risposta a quella che era la domanda che le porsi, ma non sapevo chi cazzo fosse stato a dirle una roba simile.

Nessuno sa di questi miei 'impegni', passatemi il termine, tranne le persone che si trovano esattamente nel mio stesso giro e banda.

Scartai l'idea che fosse stata Jenna o persino Lion, i miei migliori amici, loro non mi farebbero mai una cosa simile.

La mia mente stava completamente perdendo il controllo e cercai tuttavia di prendere in mano la situazione.

*

Erano già le 20:00 passate e avrei dovuto essere sul ring esattamente tra mezz'ora.

Mio padre e Rafaela avevano già preso l'aereo che li portasse a New York nel pomeriggio.

Stavo trasgredendo l'impegno che Rafaela mi diede prima di mettere piede su quel cazzo di aereo.

Tenere sotto d'occhio Noah.

Quella sera lei sarebbe uscita con Jenna, ma quello che mi vidi davanti una volta sceso in cucina, mi lasciò perplesso e confuso su quello che dovevo fare.

Indossavo semplicemente una maglietta bianca, un paio di jeans e infine delle nike.

Mi sarei cambiato lì, sul posto, e Ana mi avrebbe dato una mano nel farlo.

Sulle spalle tenevo il peso del mio cambio infilato in uno zaino nero, ma oltre ciò, anche altre cose che mi sarebbero servite.

Entrai in cucina e i miei occhi si focalizzarono su delle gambe, le gambe di Noah.

Erano così lunghe, e si poteva notare che la luce rifletteva nella sua pelle poichè era così morbida, chiara, e priva di imperfezioni.

Desideravo toccarla, toccare ogni centrimetro del suo corpo e fottermene dei problemi che ormai sin da quando è arrivata, offuscavano la mia mente.

"Non sapevo che fossi ancora qua, sorellina."

Le dissi afferrando le chiavi della mia auto che si trovavano sul piano da cucina

È colpa miaLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora