Capitolo 30

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Now playing: September, Earth, Wind & Fire


La prima partita della nuova stagione sportiva non stava procedendo in modo proprio positivo, per i New York Giants.

A pochi minuti dalla fine del secondo quarto, infatti, la squadra stava perdendo 7-20 contro i Las Vegas Raiders di fronte al pubblico principalmente di casa del MetLife Stadium, il quale, dopo la lunga pausa tra una stagione e l'altra, sembrava essere più pieno e rumoroso del solito.

Gli atleti avevano, come d'abitudine, fatto riservare alcune delle suites per familiari ed amici che desideravano essere presenti alla partita: tutte le volte che ero stata lì, il clima era sempre stato amichevole e gradevole nonostante, al di fuori di eventi del genere, non si poteva dire che frequentassi la maggior parte dei presenti; quel giorno, trattandosi della prima partita della stagione e, soprattutto, dato il modo in cui stava andando, lì dentro c'era un preponderante silenzio interrotto solo, di tanto in tanto, da parolacce o grida d'incitazione in occasione delle poche buone azioni compiute dai Giants sul campo.

«Non sta andando benissimo» fu il commento di Mia, fatto quasi sottovoce ed accompagnato da una smorfia quando un giocatore della squadra di casa venne placcato in modo piuttosto violento.

«Decisamente no» confermò Harry con un sospiro.

Dal momento che quella era la prima partita di football a cui Harry e Mia assistevano, eravamo arrivati con un po' di anticipo per poter fare un giro nei meandri dello stadio mentre questi si riempiva e, soprattutto, per assicurarci un posto sulle poltrone direttamente davanti alle grosse vetrate che affacciavano sul campo. Rimanemmo allora a guardare da quella posizione privilegiata il gioco che riprendeva, con i Giants momentaneamente in attacco: il centro iniziò l'azione consegnando, tramite uno snap, la palla al quarterback - cioè Nathan - il quale si guardò intorno per pochi secondi prima di effettuare il lancio in direzione di un ricevitore - cioè Zeke; tuttavia, la palla venne intercettata in volo dal cornerback dei Raiders, il quale riuscì ad avanzare di più di dieci yards prima di venire placcato e finire a terra.

«Andiamo, Nate,» dissi frustrata, «è il terzo intercetto e siamo appena al secondo quarto!»

«Non che io abbia guardato chissà quante partite, prima di oggi, ma non credo di aver mai visto Nate giocare così male» commentò Harry con fare sconsolato, sporgendosi in avanti per poggiare i gomiti sulle ginocchia. «Di solito è molto più preciso di così.»

«Mi sono persa qualcosa?» domandò Jamila quando tornò ad occupare la sua poltrona dopo una breve tappa al bar, dal quale tornò con un succo di frutta per Mia e dei drink per noi altri.

«Un'altra terribile azione.» Accettai l'alcolico, mandandone subito giù un piccolo sorso e facendo una smorfia al sapore amarognolo che mi riempì la bocca. «Dio, è per caso alcool puro?»

«Ho pensato che servisse qualcosa di forte, per come sta andando questa partita.»

Non potevo sul serio smentirla, quindi evitai di controbattere e continuai a sorseggiare il mio drink.

Al termine del secondo quarto, con la squadra ancora sotto di più di dieci punti, pensai di dover sfruttare il breve break tra la prima e la seconda metà della partita per trovare Nathan e capire cosa stesse succedendo: non era infatti da lui giocare così male, quasi come se su quel campo non ci fosse davvero perché la sua mente era totalmente altrove, e sapevo che, in quello stato, non avrebbe dato il minimo ascolto alla strigliata che il coach stava sicuramente per dare all'intera squadra. Per questo, non appena l'arbitro segnalò la metà tempo della partita, brontolai qualcosa di probabilmente incomprensibile e corsi fuori dalla suite per poter percorrere velocemente i corridoi di quello stadio.

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