Perchè devi andare?

43 2 0
                                        


16 ottobre

Uscì di soppiatto dalla mia camera e camminai per il lungo corridoio del dormitorio, attenta a non fare rumore sperando di arrivare nell'attico il più in fretta possibile per liberarmi di quei brutti ricordi che ormai tartassassero la mia mente da tre giorni.
Tre giorni passarono dal mio incontro con lo stregone degli inganni.

Tre giorni da quando avessimo trovato il primo pezzo della spada che uccidendomi avrebbe spezzato la mia maledizione.
Del mio incontro, di ciò che mi fece e rivelò Andrew non ne parlai con nessuno, preferì tenemi tutto dentro e di nascondere il mio malessere interiore dietro a sorrisi e sto bene.
Lo ascoltai però, l'indomani quando mi svegliai andai da mia madre, lì vi trovai mio fratello che dormisse al suo cospetto.
Prima di far l'incantesimo dei ricordi decisi di parlarne con lui. Decidemmo di comune accordo che qualunque cosa sarebbe avvenuta da quel momento in poi noi avremmo cercato di rimanere uniti, qualsiasi cosa sarebbe successa con nostra madre, nessuno ci avrebbe più divisi.
A parole eravamo entrambi bravi, a fatti ci stavamo provando.
Poi quando venne il momento ci accordammo con i pirati che se noi avessimo perso alcuni nostri ricordi ed era probabile, loro ci avrebbero dovuto aiutare.
Quello che ci aspettassimo avvenne.
A distanza di due giorni sentivo ancora le parole che mi rivolse Diana: bambina mia, mi dispiace.
Disse quella frase con le lacrime agli occhi.
Occhi che per una vita avessi giurato fossero azzurro ghiaccio ma che in quel momendo li vidi blu, un blu brillante e acceso.
Mi rimasero impressi come quelle parole.
Stessi per arrivare all'ascensore quando sentii dei versi provenire da una delle camere, un po' mi spaventai, dato che l'ultima volta che qualcuno apparve all'improvviso io ci guadagnai dei ricordi che sarebbe stato meglio non riavere e un attacco di panico.
Chiusi gli occhi rilassando ogni nervo e tensione accumulata in quei giorni e mi ripresi, successivamente cercai di capire a chi appartenesse la stanza incriminata, le porte erano tutte uguali, tuttavia data la mia lunga permanenza qui all'istituto, intuì che i versi sembrassero provenire dalla camera del chirurgo.
All'inizio mi meravigliai ed incazzai non poco credendo che Law stesse facendo sesso, fui seriamente in procinto di buttare giù la porta e strozzare con le mie mani quella malcapitata e ridurre il ragazzo in poltiglia ma per fortuna mi fermai in tempo. Ascoltai meglio e mi resi conto che quelli che stessi udendo fossero lamenti.

Aspettai per qualche minuto fuori dalla sua porta, per cercare di capire cosa stesse succedendo, ma i gemiti non accennarono a fermarsi.

Ma sta piangendo?

Si sarà sicuramente fatto male nella missione si questa mattina.

Allora avrà bisogno di aiuto!

Bussai, però nessuno mi rispose.
Attesi diversi attimi prima di decidermi ad entrare, molto cautamente e chiedendo permesso, chiudendo poi la porta alle mie spalle.
Non fossi mai entrata in camera sua da quando ci trasferimmo qua all'istituto, era sempre lui che venisse da me.
Era buio e non riuscì a vedere bene, dalle tapparelle tutte abbassate non entrò neanche il minimo spiragli di luce, ma sentivo.
Sentì chiaramente dei rumori abbastanza inquietanti e sinistri, non avendo il cellulare con me non potei illuminare la stanza, non potei nemmeno accendere la luce perché non avessi idea di dove accidenti fosse l'interruttore.
Ogni stanza era diversa!
Così procedetti a tastoni verso la presunta origine di quei versi, sperando di non urtare né far cadere niente nel mentre onde ad evitare di svegliarlo e di farlo incazzare.
Con la mano sinistra tastai qualcosa di morbido, un letto, era il suo letto.
Finalmente arrivai a destinazione, con la stessa lentezza di prima procedetti ad esplorare finché non toccai qualcosa di duro; ritrassi immediatamente la mano perchè esso si fu mosso.
Toccai un ginocchio, il ginocchio di Law, destro o sinistro che fosse e si era mosso.

La strega e il chirurgoLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora