Nuove scoperte.

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Pov Alex

24 agosto.
Erano passati quattro giorni da quando io e mio fratello scappammo via dalla nostra casa lasciando nostro padre e i sei pirati ad affrontare la strega del ghiaccio.
Da quella sera noi ci rifugiammo nell'ultimo posto, a detta mia, dove papà ci potesse trovare, anche perchè fu l'unico luogo che mi venne in mente e fossimo dall'altro capo dell'italia, in una baita nelle Alpi.

Si avevo abbandonato la mia amata e calda Sicilia per andare a prendere freddo alle Alpi.

Ma chi te lo ha fatto fare?

Mia madre...

Volevo andarmene il più lontano possibile da lei e quale miglior posto se non la vecchia tenuta di famiglia, dove passammo la maggior parte della nostra infanzia? Non andavamo in quel luogo da quando la madre di nostro padre, non chè colei da cui io avessi ereditato il controllo sull'elemento del fuoco, era morta.
Ben tredici anni erano passati e tutto ciò che ci circondava era andato in malora.
Il giardino che una volta avessi visto fiorito e pieno di colori di quei fiori che con tanto amore la nonna avesse coltivato per anni, erano morti lasciando spazio adesso a rovi ed erbacce. Anche le diverse giostre in legno dove da bambini passammo giornate intere erano state distrutte dal tempo.
La casa della nonna fosse nelle stesse condizioni, stava cadendo a pezzi.
Michael quando arrivammo dovette stare per più di dieci minuti a fissarla, non riconoscendola; se la ricordava più grande ma dovette ricredersi appena io gli spiegai dove ci trovassimo.
Una cosa, però, in quel posto non venne toccata dal tempo come se protetta da chissà quale barriera o incantesimo, vicino alla casa sotto ad un grande salice piangente vi fosse una tomba, pulita e lontana dalle intemperie del tempo.
Era la tomba di nostra nonna ed io ero lì da quando fossimo arrivati.
Passai tutto il mio tempo immersa nei pensieri e vegliando su di essa, sperando che come quando ella fosse in vita potesse coccolarmi e sostenermi; volevo ancora una volta provare il calore che quelle braccia riuscissero a donarmi ogni volta che corressi da lei.
Tutto ciò che Diana non facesse nei miei confronti lo fece la nonna: lei mi aveva dato quell'amore che solo una madre poteva donare, mi coccolava, mi raccontava le storie prima di andare a dormire. Mi aveva insegnato a cucinare e a cucire, e soprattutto mi aveva allenata ed insegnato a prendere controllo del fuoco ed era grazie a lei se riuscissi almeno un po' a controllarlo.

-Devi concentrarti piccola. Devi sentire il tuo fuoco ardere.

La nonna era lì davanti a me.

Bella, come sempre. I capelli rossi raccolti in uno chignon ordinato, i soliti occhiali da vista posati sul naso e le labbra costernate da un rossetto color carne.
Un vestito turchese anni 50 con motivi floreali le fasciava il corpo magro e delle ballerine del medesimo colore le coprivano i piedi.

Assunsi una smorfia di dolore. "Nonna mi brucia la mano." Mi lamentai con voce stridula.

"Tranquilla, è tutto ok. Rilassati e vedrai che non ti bDevi concentrarti piccola. Devi sentire il tuo fuoco ardere.

La nonna era lì davanti a me.

Bella, come sempre. I capelli rossi raccolti in uno chignon ordinato, i soliti occhiali da vista posati sul naso e le labbra costernate da un rossetto color carne. rucierà."

Provai a farlo sentendo la voce della mia coscienza che in futuro avrei chiamato Kiby, incoraggiarmi a tranquillizzarmi.
Dopo vari secondi non avvertì più la mia mano bruciare, l'osservai meravigliata.
C'ero riuscita, sulla mia mano c'era una fiamma e non sentivo dolore.

"Brava piccola." Mia nonna si fu avvicinata sorridendomi soddisfatta. "Adesso prova ad inforder la fiamma su tutto il braccio."

Annuì, e ci provai.
All'inizio avvertì come il polso mi iniziò a bruciare ma provai a non farci caso lasciando che il fuoco avvampasse tutto il mio piccolo braccio.

La strega e il chirurgoLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora