22 ottobre.
Pov Alex
Ero con la schiena ricurva sul gabinetto, una mano a reggere i capelli onde ad evitare che mi finissero in faccia o che si sporcassero mentre vomitassi, invece l'altra con le dita strette con forza intorno ai bordi della tazza fredda.
L'alba era l'unica luce che rischiarasse il bagnetto della mia stanza, e tanto mi bastò a non cadere ancora una volta preda della disperazione.
Ormai mi trovassi lì da oltre un quarto d'ora ad aspettare che i conati si placassero, che il mio corpo smettesse di tremare e che il mio cuore si calmasse smettendo di scalpitare come un puledro impazzito. Ansimando e contando ogni respiro, mi tenni forte ai bordi.
Era stato solo un incubo.
Solo, un fottutissimo e dannato incubo.
Uno dei tanti che durante quei giorni chiusa in quel palazzo, che fosse notte o pieno giorno, mi perseguitassero.
Non ce la facevo più, stavo impazzendo.
Da quando mi risvegliai non mi fu stato dato il permesso di metter piede fuori se non che per spostarmi dall'infermeria a quella che sarebbe stata la mia stanza per quei mesi di permanenza.
Non ero sola, lo sapevo, c'era Michael con me, condividevamo la camera e per certi versi riuscisse a distrarmi, ma dopo tre giorni lui stesso faticasse a restar chiuso, figuriamoci a reggere i miei attacchi di panico o i miei incubi.
All'istituto a Catania, avessi Law e i ragazzi che mi tenessero compagnia e mi distraessero da quei ricordi, perchè altro non erano che memorie di quello che dovetti sopportare prigioniera di Antonella.
Ma qui, in questo posto, le videochiamate non bastavano.
Avevo bisogno di aria, di uscire da quelle mura.
Entrambi ne avevamo bisogno.
Sembravamo reclusi, in una prigione fin troppo bella per essere vera.
Era un palazzo nobiliare di cui sapessi a chi appartenesse.
Me ne resi conto non subito, quando ripensando al momento dell'aver attraversato il portale, ai dettagli che in quel momento non avessi notato, alle braccia e alla voce della donna, ai suoi capelli biondi e gli occhi blu, a quel buon profumo di rose e al suo nome.
Dio, ero anche in agitazione ed in ansia per colpa di temere un incontro con lei da un momento all'altro. E se restavo ancora chiusa avrei dato di matto davanti a lei!
Mi concentrai sulla respirazione. Inspirare dal naso, espirare dalla bocca.
Ancora, e ancora, e ancora.
Quando mi sembrò che i conati si fossero calmati, mi staccai dalla tazza e allungai una mano tremante fino allo sciacquone, poi non andai granché lontano solo fino alla parete adiacente, vicino alla finestra socchiusa da cui potei scorgere l'alba sorgere sul giardino, dove la brezza autunnale potette accarezzarmi il viso inumidito dalle lacrime e dal sudore.
Appoggiai la testa al muro. "Perchè devo sopportate tutto questo?"
Due colpi gentili sulla porta.
"Alex..."
Michael non si era mosso.
Fu lui a strapparmi via da quell'incubo, anche se non avessi idea di come fece ad accorgersi del fatto che ne stessi avendo uno proprio in quel momento.
Quando mi resi conto di non riuscire a vedere altro che oscurità intorno a me, udì solo la voce del mio gemello, mi alzai terrorizzata dal letto, poi non appena il sudore freddo che coprisse le membra mi fu sembrato il sangue delle persone che uccisi in quell'incubo mi precipitai in bagno, e Michael mi seguì aprendo la porta che io con un gesto richiusi sbattendola violentemente. Da dietro la porta lui non si fu mosso, aveva ascoltato il mio malessere.
"Sto bene." Brontolai con voce roca, arrancando fino al lavandino per potermi sciacquare il viso e le mani.
"Non si direbbe..." Fece lui da dietro la porta.
Di nuovo, strinsi forte le dita attorno ai bordi di ceramica ed evitai con cura di sollevare lo sguardo sul mio stesso riflesso.
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La strega e il chirurgo
FanfictionCosa succederebbe se sei personaggi del mondo di One Piece si ritrovassero ad essere catapultati improvvisamente nel mondo reale? Ed esso venisse controllato da forze magiche? Trafalgar Law, Monkey D. Rufy, Roronoa Zoro, Vinsmoke Sanji, Usop e Sabo...
