Il richiamo nella conchiglia

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Ascolto il garrito di un gabbiano. Il suo urlo si intreccia con lo sciabordio del mare.
Chiudo gli occhi e mi rilasso ai rumori acquatici, che entrano in risonanza con le mie onde cerebrali. Ascoltare il suo respiro mi dona riposo.

Sai perché i gabbiani urlano di notte?
Perché ridono. Conversano tra loro con allegria, annunciando l'arrivo dell'alba.
Non è divertente?
Sono gli osservatori delle tempeste increspate.

Osservo la marea di brillanti al tramonto. Il riflusso del mare ha fatto riemergere dai fondali le parole delle conchiglie.

È lì che lo vedo;
È lì che lo sento.
Il sospiro del mare, che si infrange tra le onde del tramonto.
Danzano da regine, incantando gli erranti dei mari perduti.

Mi avvicino alla riva. Le onde mi lambiscono le caviglie. Il mio udito si culla al mormorio delle *bianche colombine, che giungono a riva leccando ingorde la costa.

Respiro l'aria. Sa di iodio e sale. Il mio corpo oscilla inebriato al rumore forte e lento delle onde che scivolano sulla sabbia.

Mi chino a raccogliere una conchiglia avvolta a spirale.
Che meraviglia!
La sua apertura si prolunga in un corto canale.
La accosto all'orecchio e ne assorbo il respiro. Le onde sonore rimbalzano facendo vibrare l'aria contenuta nel guscio. La sua intensità dà l'illusione di sentire lo sciabordio delle onde.

Il mio occhio si spinge lontano in attesa di un ritorno sognato.
Era bello vedere quel volto apparire: rosso, come un tramonto di mezza estate.
Mi donava un fiato accorciato sull'aria fresca di una cullata marea. Un calmante dolcificato. Che bellezza!
È nel guscio che ne odo adesso il richiamo.
Ha vagato per mari inesplorati, perdendo poi la rotta ed emergendo tra strani canti.
Qualcuno vuole portarlo via. I suoi lamenti sono come pianti.

Cammino e mi immergo.
Mi lascio avvolgere dalle tiepide carezze dell'acqua.
Nuoto. Nuoto e nuoto.
Cerco di raggiungere il punto d'incontro.
L'atollo degli incontri fugaci, là dove la sabbia si cristallizza con l'acqua.
I miei occhi si perdono nei colori, che si propagano come arcobaleno tra i flutti ondeggianti di quiete sul mare.

Emergo e mi immergo. Il lamento è più vicino. Ci sono quasi. È al mio tramonto che sorrido.
Lo sento ma non lo vedo. Eppure, ne odo il lamento.
Qualcosa guizza nell'acqua. Ne scorgo la coda dalle lucide squame nella sfumatura del verde.

Nuoto ancora e ancora.
Mi immergo e riemergo.
Quella coda è più veloce.
Sta per raggiungere il mio tramonto.
Il respiro turbato mi toglie la voce.
Il mare è calmo.
Il mare è nero.
Non odo più quel lieve lamento.
L'abisso è profondo e lui non c'è più per davvero.

Il sole si abbassa. La notte si alza.
La mia penna è sospesa. Andrebbe tenuta per mano.
Mi manca una parola per comporre il mio brano.
La luna si riempie. Il suo quarto si distende.
La conchiglia assorbe la mia melodia, spingendola oltre l'orizzonte lontano.
È il mio canto che invade il suo guscio con armonia.
Il dono di una carezza che non ho mai dimenticato. Sospesa sul mare, attende ancora il mio richiamo.

La Sirena, però, ha una canto più audace, incantevole, che per sempre ha stregato il mio marinaio.

Virginia

*Colombine bianche: sono le onde di corrente mosse dal vento su un mare increspato, che si schiumano in superficie. Per chi pratica windsurf è l'annuncio che il vento è ottimo, regalando onde da salto.

Dedicato a meDove le storie prendono vita. Scoprilo ora