Venerdì canaglia

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V.

C'è il fuoco davanti a noi

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C'è il fuoco davanti a noi.
Lo affrontiamo su ogni parola incisa sopra. Plasma la debolezza del dubbio.
Gli dà una forma. È una strada in salita e in discesa. Sempre la stessa.
La percorriamo tortuosa su luci accecanti e nebbie di confine. Giorni rubati e mai restituiti.

Una spina sul fianco, un torto incompreso.
Tu, rosa annerita da un amore bugiardo.
Fingesti emozioni, tradite in una notte dal tuo fare testardo.
Hai spezzato con i denti la mia verità;
catene fulgide su caviglie intrappolate.
Non cammino. Sto ferma.
Mi vieni dietro ma la tua corsa rallenta.

Incompresi e indecisi sul fare e il non fare.
Come poterlo capire?
Forse qualcuno salverà un altro.
Forse qualcuno cadrà con disgrazia su quell'asfalto.

La Luna si è nascosta.
La Luna non si vede.
Si nasconde da giorni.
La cerco, ma non viene.

Voglio restituirti una cosa. Il ricordo di un venerdì capriccioso.
Capriccioso lo sguardo. Bizzarro il coraggio. Un venerdì di baldoria fusi in un incontro.
Gettammo una moneta nel fosso del deserto. Vuoto di mistero. Privo di ogni sospetto.
Ossa fredde e spettri vaganti che girano per il mondo, seppur noi sanguinassimo allo stesso modo.

E c'è il fuoco davanti a noi.
Lo sentiamo nelle vene e tra lenzuola fredde. Crepita vorace. Elemento disturbante.
Tiri fuori le parole da dentro quel fuoco. Tra balli e sballi e musica in sottofondo.
Vuoi condurre il momento. Te lo lascerò fare al prossimo giro. Un giro bastardo, perché io so cosa cercherò, ma trovarlo è difficile.

E c'è il fuoco davanti a noi.
Sbarra il passaggio del "come potevo sapere".
Momenti di svolta, che stringono la morsa su quel "se solo potessi".
Vuoi farmi male, tesoro, ma sarò io a farti a pezzi.

Ascolta il tuono.
Sta dentro il palazzo dei giochi consentiti. Quelli che ti piacciono tanto, che ti feriscono e con cui ferisci, frantumando le cellule in mille detriti.

Voglio rubare il momento di una frequenza cardiaca;
la promessa rubata da un vagabondo che percorre una sola via.
Oscura gli occhi e rimangiati la bugia.
Mi troverai alla prossima fermata e magari non andrò più via.

Mi troverai alla prossima fermata e magari non andrò più via

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Era un venerdì piovoso e speravo che nessuno mi cercasse.
Troppo lontana per tornare indietro.
Troppo stanca per proseguire oltre.

I pensieri giocavano a scivolare nel mio cervello. Guardavo avanti e guardavo indietro, di nuovo.
Cercavo un momento. Volevo rumore. Soffrivo. Il pensiero era una distorsione.

Da tempo avevo scordato quale fosse stato il giorno più bello. Forse la parte migliore di me che tirasti fuori.
Quale? Non lo so!

Vorrei parlare. Vorrei urlare.
Mi hai tenuta vicino per farmi affondare.
Gratto via i ricordi per calpestare i gesti,
mi hai accarezzato la mente e poi mi hai fatto a pezzi.

Quel venerdì ero stanca di fare festa. Come oggi. Il divertimento lo tenevo dentro la mia testa.
Hai fermato la macchina davanti a un muretto. C'ero seduta sopra. Dietro di me lo sfondo di un mare nero. Luci soffuse su lampioni stanchi.
Ero fuggita dal rifiuto di un sentimento.

Mi guardi. Ti guardo.
È bella lei? La sua pelle è migliore, vero?
Non voglio sapere neppure il suo nome.
Gode dei tuoi morsi come la bestia del rancore.

Un venerdì buio. Una cena distratta.
Amici loquaci, che però osservano e tacciono.

Obbligo o verità?
L'obbligo si affronta. La verità fa male.
Ti ponesti l'obbligo davanti a tutti e scegliesti verità. Fu una bella domanda ... e lei stava là.
Fu il momento in cui tagliasti la corda e mi osservasti dall'alto precipitare nel buio. Tu. Sorridente e strafottente.
Belli gli amici, sghignazzanti e contenti.

Pensare, che avevo lasciato scivolare il tuo cuore dentro le mie mani, come se lo stessi attingendo da una fonte. Era un cuore prezioso.
Adesso, c'è il fuoco davanti a me e lo percorro senza parole.
Tu urli e il mio udito è spento.
Non trovo pace. Non trovi consenso.

Ripenso al primo incontro tra i nostri sguardi, mentre lanci frasi al vento senza essere da me ascoltate.
Lo rivedo ancora quel giorno. Era un altro venerdì. Riportarlo in memoria mi fa pensare adesso quanto sia stato beffardo nel baccano. Il chiasso che abbiamo fatto per tutta la durata di questa strana storia.

Lo ricordo ancora. Sembra ieri e lo rivivo adesso perché mi impongo di trasmutare gli attimi per meglio dimenticare.
C'era un fuoco davanti a me. Mi mostrai cieca nel comprendere quanto mi avrebbe fatto male.

E ricordo quel sedile freddo e l'aria gelida in una notte giovane.
La cazzata di un momento. Uno sballo nella baldoria.
Un venerdì farabutto di alcool e corse spezzate.

Spingi sull'acceleratore, egoista e mai gentile.
Il mio ginocchio sotto il tuo palmo;
la mia mano sul collo della bottiglia.
Vino frizzante e saliva sulla pelle.
Morsi a digiuno di demoni scomposti.
E penso, canaglia incompresa soffocato da una rosa:
Nutri l'abitudine e digerisci la passione;
intossica i pensieri e respira la disperazione.
Peccatore di parole.
Bugiardo con persuasione.

Ti sorrido, però, a te sì, perché mi facesti correre con la dolcezza libera del pensare e il ricordo è troppo marchiato perché quel venerdì io lo possa dimenticare.

V.

V

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Dedicato a meDove le storie prendono vita. Scoprilo ora