La stella dipinta

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Chiudi gli occhi.

Ascolta.
È il soffio dell'onda.

Apri gli occhi.

Senti.
È il silenzio. Rammenti?

I piedi nudi sull'erba, le mani che intrecciano margherite in ghirlande notturne. Richiamano le costellazioni che parlano. Quelle che guardiamo nelle notti di parole.
Le parole dette e i sottintesi galanti. Le dipingiamo dopo aver tracciato le linee tra le stelle per comporre le frasi da porre come cerotti sulle ferite sanguigne. Quelle dei graffi che hanno urtato la sensibilità delle incomprensioni.

Anneghiamo nella persistenza di un pensiero, avanzando nel girone dell'indifferenza senza senso.

Mi mordo la lingua per non parlare. Stringo i denti per non urlare.
Sfasciata nei sensi, rompo i dissensi.
Il dito davanti oscilla, celando il silenzio sul confesso.
Comprendi?

Che significa: disconoscere una visione? Io non lo so. Non l'ho vista e non posso afferrarla. Ci ho parlato, però. Non posso rinnegarla.
C'è una risata che non riscalda, oltre i vetri c'è un vento che inganna.
Le spalle si stringono. Il calore non arriva.

Ti tocco una spalla.
Ti volti.
Indietreggio.
Mi schiaffeggi una guancia.

Con quella canzone che martella insistente. Rompe l'anima. È irriverente.
Scrivi un messaggio e ne risponderò a due, fra zero certezze le mie angosce non saranno tue.
Cento detti non parlano a nessuno;
parole non dette su un riflesso che frantumo.
Solleva un dito e cela l'occhio.
Solleva due dita e canta in ginocchio.
Guarda per terra e vedrai la vergogna.
Nascondi il volto e non dire menzogna.
Ci vuole coraggio e nessuna scusa.
Solo riflessione per una canzone mal diffusa.

Origliamo i litigi dei parolieri distorti.
Stralciamo gli scritti dei mille torti.
Ascoltiamo gli echi notturni dei sogni sospesi.
Sputiamo alla sorte che ci ha fraintesi.
Sollevo gli occhi e vedo una stella. È dipinta di verde su un cielo nero, che si solleva su una montagna costruita dalle emozioni di un velo.

Mi manca qualcosa. Mi manca qualcuno.
Apro la porta, ma non c'è nessuno.
La notte è nera. La rugiada splende.
La stella mi accoglie. Il respiro si sente.

Dì una parola e io ne scrivo due.
Ridiamo delle frasi, che son mie e tue.
Questa non è la danza di una nota,
ma una bella amicizia che col cuore si dona.

Osservo il cielo. Le stelle parlano. Una in particolare mi sussurra una filastrocca, mentre cade veloce come una scintilla verde sul mare:
Le notti sono buie. Le notti sono tristi. Le notti avanzano. I ricordi martellano. È triste il silenzio. Nulla la parola. La mente si sforza. Non riesce a dimenticare. Sorride il giullare. Non gli va di parlare. Il pugno si stringe. Vuole bussare. Ma il cielo resta nero e il cuore scalpita. No. Tocca a te raccontare.
Scegli la parola di un tassello colorato. Chissà che uscirà se giochiamo all'impiccato? Smetti di pensare così io potrò narrare.
Cade giù dipinta su quella montagna silenziosa e vuota. Senza più risate e senza più alcuna parola.

***

C'è una stella che brilla nel cielo;
è luminosa, davvero davvero.
C'è il lamento della Luna che la guarda con mistero.
Passa sul fosso del buco nero. È spaventoso, davvero davvero.
Osserva muto la cometa che di verde si avvicina. Fuori posto è dappertutto, ma lei splende e la si ammira.
È sera e poi mattina.
Stella stellina la notte si avvicina.
Il cuore traballa, salta e corre nella stalla.

C'è una cometa che corre nel cielo.
È verde e radiosa, davvero davvero.
Il cuore la guarda, sospira e si incanta:
"La stella aveva un sorriso sincero. Il suo corpo splendeva. Era bella davvero."

La cometa si allontana, ma un giorno tornerà come luce sul nero.
Quel cuore ci crede ... davvero davvero.

Ti voglio bene, ombra del "nero".

Virginia

Dedicato a meDove le storie prendono vita. Scoprilo ora