Momento d'impatto

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La collisione su qualcosa di inaspettato avviene sempre quando la ragione del sentimento esplode dentro la sensorialità della nostra anima. L'onda si propaga sorda dentro le vene della nostra esistenza.

L'attimo di uno scontro tra due essenze la cui luce si espande rossa, infuocata. Il colore dell'impatto. La primordialità dell'urto insonoro in un luogo indistinto. Come tutto ebbe inizio. Come tutto ebbe fine. Come tutto ricomincia come un ciclo continuo di attimi fuggenti, capovolti, ricollocati seguendo l'incastro dei giusti tasselli. Un ritroso di eventi. La bobina di un film che si riavvolge stridula col fruscio sbiadito di fondo.

Ma io parlo solo per me, ovviamente.

Sono notti che scrivo. Notti che non dormo. Non so più quante. Il mio riposo è confuso e alla fine ho ceduto. Anch'io ho spento la luce o si è spenta da sola. Non lo so.

Costruisco palazzi di dispiaceri e silenzi. Castelli di carta stropicciati nel fragore, in assenza continua della pace interiore.

~

Ho aperto un testo. L'ho letto e riletto. Era una poesia. La mia mente si era scontrata con un lamento del passato. Se torno indietro con la memoria mi accorgo che tutto è stato un vagito celato. Un suono confuso di tante parole che ho ricomposto per cogliere un attimo con un animo diverso attraverso la leggibilità di un significato affascinante nel suo alone di sofferenza.

Ho guardato. Ho ascoltato. Ho spezzato l'argine di un introverso intelletto. Continuo e coerente. Temperante nell'appetito naturale per se stesso.

Ho dissociato il pensiero sulla lettura, elaborando la psicologia inversa dei contenuti. Disarticolare le frasi, dandogli un'altra forma, fa vedere un risultato diverso; quello vero; quello nascosto. Quello desiderato e non imposto.

È stato il momento del mio impatto. Ho urtato contro un arcano inesplicabile: quello di valutare la trasparenza di un pensiero fino a scontrarsi con un altro pensiero. Il mio. La caparbietà dei simili e opposti. Entrambi si librano su quello spazio infinito che collassa nel vuoto profondo. Il buio del cosmo interiore.

Due forze che si avvicinano e si allontanano. Una dinamica elastica di attrazione. La verità di uno spazio sconfinato, che si stringe attorno a noi, mentre impattiamo per aver rimandato gli eventi. Spazio. Tempo. Infinito. Silenzio. Sereno.

Soprassedere il fenomeno rende, in seguito, la collisione più fragorosa.

Rincorro un messaggio. Ne ho scritti tanti. Ne hai letti diversi. Stanno lì nel silenzio, colorati di fiducia e interruttori spenti. Il momento d'impatto dell'assenza sta lì dentro, congelato e sospeso. Tanti cocci colorati che fluttuano nel buio. Il tempo si è fermato proprio lì e io non l'ho sprecato, ma vissuto. È il rifugio interiore per quelle notti insonni in cui non ero un'illusione.

È con te che avrei voluto parlare.
È te che avrei voluto ascoltare.
È te che avrei continuato a guardare.

Mi hai resa muta. Mi hai resa cieca. Mi hai legato le mani e mi hai resa indifesa.

Nella mia mente elaboro teorie disarmoniche su cose che non abbiamo fatto sotto la luna, che canta anche d'inverno in quei momenti in cui lascio scivolare le parole sotto la tua porta per riempire i momenti e affrontare i silenzi. Nell'ombra e nella luce assieme. Sotto una montagna. In riva a un lago argentato. Si crea la bellezza composta; la delizia compresa in una visione nascosta.

Ho camminato lentamente sui pianeti del cosmo; ho vissuto lo scontro e annullato il frastuono. Ho sentito l'istante dell'impulso sonoro: quello cupo, isolato, cullato dalle onde di un mare scontroso.

Ci siamo guardati.
Ci siamo ascoltati.
Dentro e fuori.
Fuori e dentro.
Ci siamo frantumati,
crollando annientati.

Uno di fronte all'altro. Davanti a un sipario di vetro. L'effetto scenico della conseguenza. Attorno a noi visioni di sfondo su una folla che non da consensi. Tutto si annulla e tutto si avvera. I nostri pensieri parlano; entrano in collisione nel rimando di scena. È il momento d'impatto di due forze mentali. Sensoriali e dominanti. Ma la mia mente non è forte e non sa dominare, perché io non guardo soltanto. Ascolto. Sempre e sempre. Il dolore di chi si dimena immobile dentro una gabbia lo sento, non lo ignoro. Perché oltre la trasparenza tutti osservano l'apparenza che si mostra agli altri. Non vedono il fondo. Il conflitto interno. Inattivo, violento, che irrompe in un tremulo dissenso. Detto ieri fino a oggi.

Un dolore d'assenza nel tempo che scontenta. Nessuno si scontra con le vere parole. Nessuno fissa i contenuti celati, ma solo saziarsi di parole affini a se stessi. Ne hanno sete. Non ne hanno abbastanza.

Tutti ci aggrappiamo al pozzo per dissetarci dopo un lungo cammino. Ci attingiamo come esuli nel deserto. Un po' alla volta. Ne vogliamo il controllo. Nessuno, però, pensa al pozzo. Nessuno si premura di razionarlo e assicurarsi che sia sempre pieno. Pensiamo solo a prosciugarlo. È bello bere. E poi? Se l'acqua finisce, che cosa succede?

Chi sa giungere a quell'urto tra pensieri esposti, stretti tra denti irritati? Ognuno vuole vedere il fenomeno, ma lui soffre perché non vuole essere visto ma guardato ... dentro. Tutti ridono. I complimenti sono graditi. Qualcuno ha guardato o ha osservato? Che cosa si cela nella luce soffusa? In quell'angolo nascosto dove non si vuole sentire rumore, ma solo il pianto del proprio IO interiore.

~

Ho accarezzato il manto grigio di un lupo; voleva attaccarmi ma l'ho placato col buio. Chiedeva solo pace e un respiro senza pause. Non chiedeva sublimazione, ma essere ascoltato dentro la collisione con uno sguardo mentale. Un esemplare dalla natura speciale. È leale e determinato, ma tutti lo vedono rosso e adirato. Un essere istintivo, sensoriale per forza maggiore; elusivo e percettivo. Non un predatore, ma un simbolo di forza interiore. Avaro di silenzio, perché non sopporta il rumore. Lecca il mantello dell'affetto. Emblema di coraggio e non di dispetto.

Mi piace leggere, lo sai. Vietarlo è un inganno. Recuperare è un affanno. Come quando frugo all'interno di quei pensieri che scivolano sotto la porta. La mia onda d'urto. Una boccata di ossigeno a polmoni rimasti vuoti e battiti di vita a un cuore rimasto spento ... per troppo tempo.

Ho aggiunto emozioni a un cofanetto di parole. Il segreto sta nel non ingombrare uno spazio o le lettere straripano e fuggono. Preferisco far crollare le carte del castello illusorio e diroccato, ma non fare esplodere uno scrigno, che all'interno si illumina per un vivo e luminoso impatto.

V.

(Il Poeta Dannato)

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