⚠️IN REVISIONE ⚠️
Anais Flores è nata nel fuoco e si rifiuta di bruciare in silenzio.
Figlia di una famiglia mafiosa ormai in rovina, si ritrova promessa in sposa a Elijah Reyes, l'erede glaciale di un impero criminale che non conosce pietà.
Ma Anai...
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Stiamo camminando per le vie di New York City, abbiamo ripreso la nostra passeggiata dopo il nostro ballo.
Mentre cammina di fronte a me, incantata dalle luci della città mi chiedo quanta voglia di vivere le abbiano tolto in quella casa.
Conosco Anaïs da quando è piccola, forse lei di me non si ricorda, ma io ho ben in mente quella piccola bambina con le treccine e le lentiggini.
Era sempre sorridente e ricordo che faceva innamorare tutti, quando non era vicino al padre.
Christian Flores, un uomo bello quanto stupido. Non l'ho mai sopportato e nemmeno mio padre l'ha mai tollerato più di tanto.
È sempre stato avido e non ha mai pensato al bene della comunità e della famiglia, ecco perché è caduto in disgrazia.
A riparare i suoi danni però, c'è sempre stata Anaïs, lei l'ha sempre saputo quale fosse il comportamento del padre e molto spesso, mi riferiva il mio, c'era lei dietro molte cose.
Si è sempre fatta carico di tutti e ha lasciato sé stessa in un angolo.
Almeno stasera non dovrà preoccuparsi di nulla.
Tornando ad osservarla cerco di non ridere ai suoi comportamenti, ma è davvero difficile.
Quando vede qualcosa che la rende più felice, si ferma, torna da me per indicarmi quello che ha visto, mi sorride e poi riprende a camminare a passo spedito.
Adesso si ferma e guarda la strada illuminata da luci colorate a forma di orso.
Si avvicina a me «Non sono bellissimi? A me piacciono quelli blu. E a te?» chiede aspettando una mia risposta.
Abbasso la testa guardandola, i suoi occhi sono leggermente lucidi, ma il sorriso le arriva da orecchio a orecchio.
Alzo di nuovo la testa «Principessina, sono tutti uguali,» constato puntando lo sguardo sul suo viso.
«Lo so. Te l'ho chiesto perché vorrei sapere, in realtà, qual è il tuo colore preferito.»
La mia bocca forma una "O" e annuisco silenziosamente inumidendo le labbra.
«A me piace quello...» osservo attentamente gli orsetti «verde.»
Il suo sorriso è devastante.
Mi attanaglia lo stomaco come quando ero ragazzino e vedevo quello stesso sorriso mentre mi porgeva una caramella.
Ho la gola secca e sento un nodo che non mi fa deglutire. Cerco di sembrare rilassato mentre lei riprende a camminare, ma sono teso come una corda di violino.
Sinceramente non capisco del tutto questo suo stupore per delle luci.