Capitolo 20

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Andy infila la tuta intera. La temperatura si è abbassata drasticamente con la notte. Da casa sua vede Kate passeggiare in lungo e in largo per la via principale dell'unico quartiere esistente.

Aspetta che se ne vada. Non ha voglia di dare spiegazione o essere visto, specie da quella pazza della cuoca.

Si stupisce che tutti loro le permettano di fare da mangiare. D'ora in avanti avrebbe controllato meglio il contenuto dei piatti.

Se riesco a tornare, ricorda a se stesso.

Scaccia quel pensiero con la mano come se fosse una mosca fastidiosa.

Va bene, è ora di andare.

Carica in spalla lo zaino con i viveri e i ricambi di vestiti. Spera che non gli serva nulla di tutto ciò.

Con un po' di fortuna avrebbe trovato uno stabilimento o un centro di controllo non appena giunto alla fine del pozzo.

Ne dubita. quel posto è architettato troppo bene perché ci sia anche solo una piccola speranza che ne esca vivo.

Devo sapere.

Il pensiero è costante nella sua mente. Ora vorrebbe che Alex fosse venuta con lui.

Si è comportato da stupido. Si rimprovera per aver scelto di fare il cavaliere.

Cristo.

Sa perfettamente che la ragazza lo avrebbe fatto volentieri per lui.

Perché lei si fida di lui.

Fanculo Alex.

Fanculo tutti.

Sarebbe venuto fuori da lì da solo.

Chiude la porta alle sue spalle con un cigolio. Raggiunge la piazzetta con il pozzo al centro e si siede sul bordo lasciando penzolare i piedi nel vuoto.

Inala una lunga boccata d'aria. Punta i piedi ai lati del pozzo mentre con le mani si regge all'arco di metallo

Spinge con i palmi contro le pareti, sposta i piedi sulle sporgenze dei mattoni e tra le crepe del cemento.

Le mani iniziano a sudare, i capelli si appiccicano alla pelle della fronte. Stringe le dita intorno alla pietra fino a che le estremità non assumono un colore giallastro.

Inspira.

Espira.

Inizia a vedere lo specchio d'acqua sotto di lui. E' troppo buio per riuscire a distinguere qualcosa in più della sua ombra che si muove sulla superficie.

Si butta.

L'impatto con l'acqua è violento, come se il suo corpo fosse trafitto da tante lame ghiacciate. Agita le gambe sotto di lui alla ricerca di un punto di appoggio per stabilizzarsi.

Deve sforzarsi di restare a galla muovendo le gambe e le braccia. Davanti a lui un corridoio illuminato prosegue a perdita d'occhio. Usa le barre di metallo sopra la sua testa come appiglio per trascinare il peso del corpo attraverso l'acqua.

Lo zaino imbevuto d'acqua lo rallenta, così lo porta davanti al petto nella speranza di fare meno fatica.

Sposta una mano davanti all'altra.

Si sente lento, troppo lento per sopravvivere.

Il fisico è forte, muscoloso. Non sono muscoli fatti in palestra ma facendo fatica con il lavoro manuale. Non è certo ma la sensazione si fa strada dentro di lui.

Alex non avrebbe retto una simile fatica.

Non le manca. La donna l'avrebbe solo rallentato, anche se avrebbe potuto usarla per uscire di lì.

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